L'intervista

mercoledì 25 Febbraio, 2026

Melinda, a che punto siamo con la funivia delle mele? Jasmine Chini (manager ricerca e sviluppo): «Risparmiamo 5 mila camion all’anno»

di

«Le nuove sfide? Acqua, emissioni ed energia»

Jasmine Chini è R&D sustainability manager di Melinda, uno dei più grandi consorzi presenti sul territorio, che ha reso famose in tutto il mondo le mele trentine.

Per quanto riguarda la sostenibilità, quali pratiche state mettendo in atto?
«Molteplici. Per prima cosa utilizziamo l’energia idroelettrica e autoproduciamo quella fotovoltaica oltre a perseguire il risparmio idrico lungo tutta la catena. Inoltre abbiamo alcuni progetti pilota nell’agricoltura rigenerativa e nell’economia circolare e lavoriamo sulle varietà resistenti per ridurre ulteriormente i trattamenti fitosanitari a beneficio dell’ambiente e della salute. Infine le nostre soluzioni più originali: le celle ipogee, che, all’interno della montagna, garantiscono una frigoconservazione in ambiente protetto con un significativo risparmio energetico rispetto ai magazzini di superficie, e la più recente Funivia delle mele, primo impianto a fune al mondo dedicato al trasporto della frutta. Questa struttura si estende per 1,3 chilometri e ci permette di trasferire le mele dalla sala di lavorazione di Predaia al sito ipogeo. In questo modo possiamo evitare ogni anno oltre 5mila viaggi di camion, riducendo le emissioni e garantendo più sicurezza sulle strade».

Quale impatto vi aspettate di avere sul territorio?
«Innovare in modo sostenibile significa da un lato proteggere e promuovere il territorio stesso, tutelandone l’ambiente, la salute e le risorse naturali a favore delle persone e dell’economia locale. Utilizzare le risorse in modo responsabile significa anche valorizzare la produzione, il lavoro e i giusti profitti dei soci in un mercato fortemente concorrenziale che sa premiare l’eccellenza agricola».

Quanto state investendo in termini di risorse?
«Negli anni abbiamo intensificato gli investimenti nell’aggiornamento della tecnologia e nella sostenibilità, grazie anche a un uso efficace delle risorse pubbliche. Più di recente alcuni nostri progetti hanno saputo intercettare, con il supporto di Invitalia, i finanziamenti del Pnrr che hanno dato ulteriore sostegno ai programmi di innovazione e miglioramento delle capacità produttive generando vantaggi economici e ambientali».

Quali fattori sono più impattanti nello sviluppo sostenibile?
«L’uso efficiente delle risorse che implica in primo luogo il risparmio energetico e quello idrico. Quest’ultimo aspetto, in particolare, diventa sempre più importante in relazione all’impatto del cambiamento climatico e impone lo sviluppo di soluzioni per contrastare ogni possibile spreco. Per questo motivo, ad esempio, ricorriamo all’irrigazione a goccia nei meleti risparmiando un terzo dell’acqua nel confronto con il tradizionale metodo a pioggia. Analogamente utilizziamo negli impianti sistemi di filtraggio e riutilizzo nelle vasche di selezione con la possibilità di abbattere fino al 90% dei consumi idrici».

Quali sono le maggiori difficoltà nell’innovare in maniera sostenibile?
«Le difficoltà non mancano. Il cambiamento climatico procede a una velocità spesso superiore alla capacità di tradurre in tempi brevi progettualità e investimenti complessi in un settore come il nostro che è fortemente legato ai cicli naturali. A questo si aggiunge un quadro normativo in continua evoluzione e talvolta incerto che richiede un costante adeguamento e una continua messa in discussione dei criteri di rendicontazione, anche in un bilancio di sostenibilità. È una sfida impegnativa, certo, ma è anche uno stimolo a rafforzare competenze, metodo e visione di lungo periodo».

Oltre al clima, quali sono le sfide che stanno influenzando maggiormente il mercato?
«L’instabilità globale è certamente un aspetto significativo, poiché contribuisce ad amplificare gli effetti di altre variabili, come i crescenti costi di produzione, la generale contrazione dei consumi nel medio periodo, legata anche al fattore demografico, e l’incertezza regolamentare sui prodotti fitosanitari. L’espansione sul mercato internazionale, in questo scenario, resta un obiettivo importante da perseguire rinnovando il marchio e diversificando l’offerta, ma anche investendo in quella produzione sostenibile che i consumatori dimostrano di prendere in sempre maggiore considerazione nelle loro scelte d’acquisto. È anche grazie a questa visione che, in questi anni, Melinda ha saputo incrementare in modo significativo il volume delle sue esportazioni».

Quali sono i vostri progetti per lo sviluppo sostenibile?
«Nei prossimi anni le nostre principali sfide riguarderanno la gestione dell’acqua, una risorsa sempre più delicata, il rafforzamento della resilienza climatica e lo sviluppo dell’economia circolare. Parallelamente, continueremo a investire nella misurazione capillare dell’impronta di carbonio, un passo necessario per accelerarne la riduzione, e, in generale, nell’attuazione di pratiche efficaci a beneficio del territorio, del reddito agricolo e della filiera».