Il caso
sabato 4 Aprile, 2026
Mario e la trappola del gioco d’azzardo: «Scommesse per sanare i debiti, un circolo vizioso»
di Serena Torboli
A 22 anni si è rivolto a specialisti, che l'hanno salvato. La psicologa Giulia Tomasi: «I fuffaguru online spingono all'azzardo molti giovani»
«Mario ha 22 anni e arriva al centro di Auto mutuo aiuto accompagnato, anzi trascinato, da mamma e papà. Mario ha un lavoro, però da mesi le richieste di denaro sono costanti e la mamma si è un po’ insospettita: ha chiesto di controllare l’home banking, ma lui si è rifiutato. Hanno litigato a lungo finché a un certo punto lui è crollato e piangendo ha raccontato che sta giocando con le scommesse sportive online e che tutti i suoi soldi sono finiti lì, e anzi deve dei soldi a degli amici ed ha bisogno di un prestito. Loro per un senso iniziale di protezione inizialmente gli pagano i debiti e si fanno promettere che non giocherà mai più. Passano le settimane e la situazione sembra rientrata, ma qualche settimana dopo le richieste di denaro tornano. A questo punto il papà pretende di vedere il conto corrente e scopre che Mario continua a giocare e dopo ulteriori discussioni e promesse sono i genitori a decidere di rivolgersi a noi».
A raccontare la storia di Mario è Giulia Tomasi, psicoterapeuta presso l’associazione Ama (Auto mutuo aiuto) di Trento, referente della linea gioco d’azzardo. Il tema del gioco d’azzardo è tornato al centro del dibattito nei giorni scorsi dopo la proposta del consigliere comunale del Pd Kristofor Ceko di portare da 300 a 500 metri la distanza minima delle NewSlot da scuole, chiese e altri luoghi sensibili. In questo caso, la storia di Mario riguarda le scommesse online. «Il ragazzo partecipa al primo colloquio — prosegue Tomasi — ma continua a sostenere che tanto non ricomincerà a scommettere. Attraverso il dialogo cerchiamo di far emergere tutte le situazioni debitorie, poi passiamo a fare un piano di rientro, accertandoci che non siano i genitori a pagare i debiti per il figlio, ma che lui con il suo lavoro inizi piano piano a saldare i suoi debiti anche nei confronti di mamma e papà. In parallelo si attiva anche la componente di gruppo: anche se Mario ritiene che non serva a niente, va e incontra altre persone.
I loro racconti gli fanno da specchio perché sente dire cose che credeva di pensare solo lui: “io non ho un problema”, “smetto quando voglio”, ma anche aspetti più nucleari come “io sto giocando solo per rientrare dei debiti, e una volta che avrò vinto e non avrò più debiti, smetterò”. Questo è un aspetto clinico e si chiama rincorsa delle perdite, che è uno dei campanelli d’allarme per eccellenza del gioco d’azzardo. È a questo punto che la persona si sente anche legittimata a capire di non avere tutto sotto controllo, che la situazione è sfuggita di mano».
Quella di Mario, sottolinea Giulia Tomasi, è una delle tante storie andate a buon fine, ma ci sono anche persone che a questo punto nemmeno arrivano, che si rifiutano di andare in gruppo, o scelgono anche di uscire di casa pur di continuare a giocare.
Il suo caso è uno dei tanti che arrivano a una delle sedi del centro di Ama: negli ultimi anni l’azzardo ha cambiato veste e attira target di popolazione sempre più giovani. «Oggi c’è una marea dei cosiddetti fuffaguru che tramite le pubblicità online, su YouTube e nei social cercano di agganciare giovani e giovanissimi da avvicinare a questi mondi». Non è nemmeno semplice stimare le reali perdite, perché sono spesso ragazzi ancora a casa con mamma e papà: «Quando solitamente arrivano da noi le situazioni economiche sono molto difficili. È difficile iniziare una vita autonoma a 20-30 anni con 6, 10 o 30mila euro di debiti. C’è anche chi riesce a non indebitarsi mai, ma che gioca sempre tutto quello che guadagna e quindi rimane in una condizione di dipendenza economica dei genitori».
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