Fauna selvatica
sabato 1 Agosto, 2026
Lupi in Lessinia, in tribunale vince la Provincia: respinto il ricorso delle associazioni animaliste per l’abbattimento
di Simone Casciano
I fatti risalgono al 2025. Il decreto provinciale prevedeva la rimozione di due esemplari del branco responsabile di predazioni
In punta di diritto, il decreto con cui la Provincia di Trento aveva autorizzato l’abbattimento di un massimo di due lupi ritenuti responsabili delle ripetute predazioni a Malga Boldera era legittimo. A mettere la parola fine sul piano giudiziario alla vicenda è il Consiglio di Stato che, con la sentenza depositata ieri, ha respinto nel merito il ricorso presentato dalle associazioni animaliste, confermando quanto già stabilito in primo grado dal Tar di Trento. Una decisione destinata a fare giurisprudenza perché riconosce la correttezza dell’iter amministrativo seguito dalla Provincia e ribadisce che, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa europea e nazionale, è possibile derogare alla rigorosa tutela del lupo quando ricorrono determinate circostanze.
Per il presidente della Provincia Maurizio Fugatti si tratta di una pronuncia che «riconosce la correttezza del percorso amministrativo e tecnico che abbiamo seguito con rigore e nel pieno rispetto delle norme». Il governatore sottolinea inoltre come il Consiglio di Stato confermi «che le istituzioni possono intervenire per garantire la salvaguardia delle attività economiche e della presenza dell’uomo nelle nostre montagne», richiamando l’intervento eseguito dal Corpo forestale il 20 settembre 2025, quando fu abbattuto un esemplare del branco.
Le motivazioni della sentenza
Nelle motivazioni, il Consiglio di Stato ritiene che il decreto provinciale sia stato adottato nel rispetto della Direttiva Habitat e della normativa italiana che disciplina le deroghe alla protezione del lupo. I giudici amministrativi evidenziano che la misura autorizzata era «idonea e necessaria» per prevenire il ripetersi dei gravi danni agli allevamenti, oltre a essere proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito. Un passaggio particolarmente significativo riguarda la scelta di intervenire sul branco responsabile delle predazioni e non di individuare preventivamente il singolo animale autore degli attacchi. Secondo il Consiglio di Stato questa impostazione è coerente con la normativa europea perché rappresenta la soluzione più mirata possibile: l’intervento, infatti, coincide con il gruppo di animali responsabile del problema senza estendersi oltre quanto necessario. La sentenza chiarisce inoltre che l’obiettivo principale dell’abbattimento selettivo è prevenire il ripetersi dei danni agli allevamenti, mentre l’eventuale effetto di dissuasione sul comportamento del branco costituisce soltanto una conseguenza accessoria.
La vicenda
Il caso nasce nell’estate dello scorso anno nella Lessinia trentina, dove il branco che frequenta l’area di Malga Boldera, nel comune di Ala, era stato ritenuto responsabile di una serie di ripetute predazioni ai danni del bestiame. In particolare, gli episodi dell’11 e del 13 agosto avevano colpito anche animali custoditi all’interno di recinti elettrificati giudicati idonei, circostanza che aveva portato Ispra a esprimere parere favorevole alla rimozione fino a due esemplari del branco. Sulla base di quel parere, il 4 settembre 2025 il presidente Fugatti firmò il decreto di abbattimento previsto dalla legge provinciale sui grandi carnivori.
La decisione provocò l’immediata reazione delle associazioni Enpa, Lav, Lndc Animal Protection e Wwf, che presentarono ricorso sostenendo l’illegittimità del provvedimento e contestando, tra l’altro, l’insufficienza delle misure di prevenzione adottate nella malga. Il Tar di Trento respinse però la richiesta di sospendere il decreto, ritenendo che l’istruttoria tecnica fosse adeguatamente motivata e che Malga Boldera rappresentasse un caso nel quale erano già state adottate significative misure di protezione. Pochi giorni dopo anche il Consiglio di Stato dichiarò inammissibile il ricorso cautelare delle associazioni, lasciando così pienamente efficace il provvedimento provinciale.
Nella notte tra il 19 e il 20 settembre il Corpo forestale del Trentino diede quindi esecuzione al decreto, abbattendo un lupo maschio adulto del branco della Lessinia mentre stava tentando di predare un bovino in un pascolo adiacente a Malga Boldera. L’operazione fu la prima rimozione di un lupo effettuata in Trentino sulla base della legge provinciale del 2018, dopo il via libera di Ispra e il superamento dei ricorsi cautelari. Il decreto autorizzava la rimozione di un massimo di due esemplari, ma ne venne abbattuto uno solo. Con la sentenza depositata ora, il contenzioso si chiude anche nel merito. L’efficacia della misura di abbattimento è ancora da valutare.
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