Scuola

martedì 31 Marzo, 2026

Lo studio del Tambosi: «Gli adolescenti trascorrono fino a quattro ore al giorno davanti allo smartphone»

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Solo il 42% delle famiglie disposto a mandare i figli a scuola senza telefono. Il professore Cainelli: «Poca consapevolezza sui rischi legati al digitale»

L’utilizzo medio del cellulare tra i giovani si attesta tra le 3 e le 4 ore al giorno, con un impatto significativo su sonno, attenzione e benessere emotivo. Questi alcuni dei dati emersi da un sondaggio somministrato ai genitori degli studenti dell’Istituto tecnico economico Tambosi di Trento. Ma l’analisi non si ferma qui: «Solo il 42% delle famiglie si dichiara disposto a mandare i figli a scuola senza telefono, mentre il 93% è favorevole a una normativa nazionale che ne limiti l’uso in classe». I risultati di questo sondaggio sono stati presentati dalla psicologa dell’istituto Maria Di Paolo nei giorni scorsi, durante un evento serale organizzato dalla scuola intitolato «Adolescenti e smartphone: rischi, opportunità e responsabilità educative». La psicologa ha evidenziato anche come, tra gli 11 e i 18 anni, i ragazzi non siano ancora pienamente in grado di autoregolarsi.

Questi dati si inseriscono in un quadro più ampio, già oggetto d’interesse da parte dell’Unione europea. Stando infatti alle statistiche europee dello scorso novembre, circa il 97% dei giovani usa internet quotidianamente e il 78% dei minori di età compresa tra i 13 e i 17 anni controlla il proprio dispositivo almeno una volta all’ora. Inoltre, un minore su quattro utilizza lo smartphone in maniera disfunzionale, presentando dinamiche comportamentali simili ad una vera e propria dipendenza. A fronte di questi dati significativi, aumentano i Paesi che stanno introducendo o pensando di introdurre limitazioni all’uso dei social tra i giovani: dall’Australia, apripista, al Regno Unito, Francia e Spagna.

Allo stesso tempo l’educazione digitale appare sempre più necessaria per educare gli adolescenti ad un utilizzo responsabile, ma anche per sensibilizzare gli adulti sui potenziali rischi. Ed è proprio questo lo spirito che ha guidato il professore Denis Cainelli nell’organizzare l’incontro al Tambosi, che lui stesso definisce uno «spin-off» del progetto più ampio portato avanti con i ragazzi negli ultimi mesi. «Proprio per far toccare con mano ai ragazzi la questione abbiamo creato il Parlamento degli Studenti – spiega – un gruppo che si è impegnato ad analizzare la normativa vigente e le circolari ministeriali per elaborare una proposta di regolamento per l’uso del cellulare a scuola, che sarà poi preso in esame dal Consiglio di istituzione. Al momento, come in tutte le scuole, c’è il divieto di utilizzare il cellulare durante le ore di lezione. Gli studenti devono tenerlo spento nello zaino, ma spesso ciò non accade».

L’obiettivo dell’incontro era coinvolgere i genitori degli studenti, anche se la partecipazione non è stata altissima: «C’è stata una bassa adesione purtroppo sia al sondaggio somministrato dalla psicologa Di Paolo sia alla serata. Ci aspettavamo un interesse maggiore da parte degli adulti. È giusto che la scuola faccia capire le problematiche legate ad un utilizzo improprio dei dispositivi, ma dobbiamo ricordarci che la scuola rappresenta solo una frazione della vita dei ragazzi. Ci sono tanti altri momenti della giornata in cui i ragazzi sono da soli e perciò è fondamentale anche il ruolo genitoriale». Una proposta interessante quella del Tambosi che può essere potenziata e allargata ad un’utenza più ampia: «Sicuramente l’anno prossimo partiremo con nuovi progetti sempre sulla stessa linea. Quest’anno abbiamo lavorato con i componenti del “parlamentino”, ma l’idea sarebbe quella di includere più ragazzi. Originariamente il gruppo di quest’anno era di 40 studenti, ma poi in diversi hanno lasciato l’attività e alla fine sono rimasti solo in 10. Nonostante tutto, questi ragazzi hanno continuato ad impegnarsi nel progetto, a volte beccandosi anche qualche insulto dai coetanei».

L’aspetto che però lascia perplesso il professore Cainelli «è la poca consapevolezza degli adulti e dei ragazzi sull’utilizzo improprio dei dispositivi elettronici. Noi, in quanto esseri umani, abbiamo bisogno anche di disconnetterci, proprio come quando andiamo a dormire. I continui impulsi a cui siamo sottoposti non giovano al nostro benessere», conclude.