Il raid Usa
domenica 4 Gennaio, 2026
Lisbeth, da Ossana al dramma dei parenti in Venezuela: «Controllano i telefoni, basta un messaggio per finire in carcere»
di Ubaldo Cordellini
Gimenez da 15 anni vive in Trentino dove insegna lingue. «Ho una nonna di 104 anni e molti familiari. Temono un’ondata di violenza e che il regime possa reagire. Hanno già chiamato alle armi la gente»
«Io ho quasi tutta la mia famiglia in Venezuela, anche una nonna di 104 anni e hanno tutti paura. Paura per quello che è successo e per quello che potrà ancora succedere». Lisbeth Gimenez vive ad Ossana, dove insegna spagnolo e inglese da più di quindici anni. Dalle sue parole emerge un forte timore per quello che sarà adesso, dopo il blitz americano con la cattura e il pronto trasferimento in nave verso New York dell’ormai ex presidente venezuelano Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flores.
«Io ho molti parenti che vivono ancora lì. E sono tutti molto prudenti perché ora temono che ci possa essere un’ondata di violenza e che il regime possa reagire per difendersi. Hanno già chiamato alle armi la gente per difendere quella che loro chiamano la rivoluzione, ma non ormai non li segue più nessuno. In Venezuela sono rimasti sono solo gli adulti ne gli anziani. Sette milioni di persone sono scappate in questi anni e gli altri sono in galera perché contestavano Maduro. Gli oppositori come Guaidò e Juan Lopez hanno preferito fuggire per salvarsi la vita e proteggere la famiglia. Solo Maria Corinna Machado è rimasta e tutti gli altri hanno paura. Hanno paura di quello che può succedere nel paese. Che il regime possa ricorrere alla violenza per restare al potere».
Lisbeth Gimenez spiega che ormai non può nemmeno spedire messaggi espliciti ad amici e parenti: «Mi hanno pregato di non condividere nelle chat con loro messaggi su quello che accade nel paese e nemmeno commenti sul regime. Già così rischiano molto perché in Venezuela la polizia politica ti ferma e controlla il contenuto del tuo telefono. Se trovano messaggi contro il regime ti possono portarti in carcere. Si preoccupano di questo e non delle condizioni in cui vive il popolo».
Gimenez ha anche un’associazione di volontariato che nel corso degli anni ha raccolto fondi e medicinali per il suo paese ferito e martoriato: «Con la Ali onlus abbiamo cercato di aiutare. Dapprima insieme al Comune di Ossana e poi abbiamo allargato il giro dei donatori per procurare fondi e medicine, soprattutto nel periodo più nero con la popolazione che era allo stremo e non poteva avere neanche i medicinali per curarsi perché costavano troppo. Ora ci dedichiamo anche ad altre realtà come l’Ucraina, ma il nostro cuore e i nostri pensieri sono sempre lì, in Venezuela. I miei timori per i miei cari e per il futuro del mio paese sono sempre più forti».
Gimenez spiega che le hanno appena girato via Whattsapp un un messaggio che viene girato alle persone in Venezuela con cui si chiede alla popolazione di scendere in piazza e non di schierarsi con gli oppositori del regime: «Il messaggio mira a mettere paura e minaccia. Dice: “Chiunque stia celebrando la gravissima aggressione contro la nostra patria da parte degli Stati Uniti sarà processato per tradimento alla patria, quindi datevi una mossa. Così come chiunque sia un oppositore retrivo e apolide, perché si rispetta il fatto che siano oppositori e che non vogliano il Presidente, ma aggredire la patria e il nostro Presidente è imperdonabile. È tempo di lealtà». L’insegnante spiega poi qual è lo scopo: «Questo messaggio rientra chiaramente a una strategia di intimidazione. Il suo obiettivo è instillare paura, scoraggiare qualsiasi forma di dissenso e imporre una lealtà forzata allo Stato e al potere politico. Il testo utilizza minacce esplicite formulate in modo generico e indeterminato, così che chiunque possa sentirsi potenzialmente colpito. Viene inoltre equiparata l’espressione di opinioni, emozioni o reazioni a eventi gravi a un atto di tradimento, creando un clima di autocensura. Il linguaggio è assoluto e polarizzante: divide la società tra “leali” e “nemici”, delegittima l’opposizione e criminalizza il dissenso, pur ammettendo formalmente il diritto di essere oppositori, che però viene immediatamente svuotato di significato. Il fatto che il messaggio arrivi direttamente sui telefoni cellulari delle persone ne amplifica l’impatto psicologico».
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