«Non potevamo fare altrimenti». I sindaci di Mori, Isera, Calliano e Pomarolo, quelli che hanno aumentato le rette dei nidi «violando» il patto tra Consiglio delle Autonomie locali (Cal) e Provincia sul loro congelamento, ora si giustificano così, e spiegano come «altrimenti» non avrebbero potuto chiudere il bilancio. Gli altri sindaci, nel resto del Trentino, hanno però più o meno gli stessi problemi contabili, ma le rette le hanno lasciate ferme. «Queste sono scelte politiche», spiegano gli amministratori lagarini. Ma precisano, per evitare gli strali della giunta Fugatti: «Abbiamo deciso di aumentare le tariffe prima dell’accordo con il Cal». Ieri infatti, su questo giornale, l’assessore provinciale Achille Spinelli ha espresso tutto il suo disappunto per questa fuga in avanti di pochi: «Non erano questi i patti».
«Questioni di bilancio»
Il Comune di Mori è il più grande che ritocca le tariffe: il minimo passa da 80 a 235 euro, il massimo da 400 a 450 euro. «Abbiamo dovuto mettere mano alle rette per ragioni di bilancio — spiega il sindaco Nicola Mazzucchi — ma anche per questioni organizzative perché ora aumenteranno i posti al nido a 180 con il nuovo nido, e abbiamo inserito anche la prima ora di anticipo e due ore di posticipo». E fa i conti: «La nostra è una tariffa bassissima, che poi viene coperta dall’assegno Inps», anche nei mesi non coperti dal rimborso provinciale, che parte da settembre prossimo. «Non c’entra nulla l’assegno provinciale», precisa il sindaco. E infatti non risponde al monito di Spinelli, perché spiega che «a Mori è stato deciso l’aumento delle rette ben prima della firma del protocollo». Sul quale Mazzucchi — componente del Cal — ha però votato a favore, e conteneva l’impegno a non alzare le tariffe.
«Zanotelli sapeva»
Anche il sindaco di Isera Emanuele Valduga tira in ballo le esigenze di bilancio. Che in effetti non gode di ottima salute: «Le nuove gare per la gestione del nido sono più alte, e per noi insostenibili. Appena sono stato eletto ho posto la questione a livello provinciale, con interlocuzioni continue con l’assessora agli Enti locali Giulia Zanotelli, che è sempre stata disponibile a ragionare sul punto in questione. E le scelte erano due per l’amministrazione: o non riuscire a chiudere il bilancio comunale o aumentare le tariffe a carico delle famiglie». Sull’impegno disatteso, il sindaco si appella alla deroga prevista per motivi di bilancio. E conclude: «Se avessi potuto scegliere non avrei mai aumentato le tariffe, ma ho dovuto. Ho parlato anche con le famiglie, che potranno in ogni caso beneficiare degli assegni Inps». A Isera il minimo passerà da 190 euro a 310 euro e il massimo da 450 euro a 570 euro.
«Erano tra le più basse»
Il sindaco di Calliano Lorenzo Conci si appella invece ai numeri: «Le nostre tariffe erano le più basse della valle»: minimo 160 euro, massimo 290 euro. Ora il minimo passa a 192 euro e il massimo a 348 euro. «Ci siamo adeguati alle tariffe dei Comuni limitrofi. Ma c’è da dire che i costi del servizio incidono pesantemente sul bilancio ed era necessaria la compartecipazione delle famiglie, che poi se rientrano nelle fasce agevolate possono beneficiare dell’assegno Inps». Alla Provincia che chiedeva di rispettare i patti non risponde direttamente: «Abbiamo deciso di aumentare le rette prima delle decisioni provinciali. E per anni non le abbiamo toccate, ma ora era indispensabile». E aggiunge: «Le nostre rette non sono state alzate in modo spropositato, e soprattutto — conclude — il rialzo non è stato fatto per approfittarne».
«Polemiche strumentali»
«Non mi appassiona la polemica di Francesca Parolari», dice subito il sindaco di Pomarolo. Si riferisce alla consigliera provinciale del Partito Democratico che ha sollevato per prima la questione su queste pagine. «Ha sollevato una polemica inutile, per tornaconto politico. Dice che sono tutti Comuni di centrodestra quelli che hanno aumentato le rette, ma noi l’aumento lo abbiamo condiviso anche con Nomi, che è di centrosinistra». Poi anche Fasanelli sottolinea «la questione di bilancio». E spiega: «Siamo passati da una spesa per i servizi nido di 800mila euro a 1,2 milioni di euro. E il disavanzo sulle spalle del bilancio comunale è di 70mila euro». Il ragionamento continua: «Ora, si tratta di qualche centinaio di euro in più, e c’è chi non paga nulla perché ci sono i bonus statali. Quindi è già tanto avere un posto al nido, perché altrimenti una babysitter costerebbe ben di più». Il sindaco non crede che debbano per forza aumentare i trasferimenti della Provincia ai Comuni, così da coprire tutte le spese del servizio a livello comunale. «Se alla fine gli utenti saranno rimborsati dalla Provincia, cosa cambia? Nulla».