Dal tribunale

martedì 17 Marzo, 2026

Lavis, la 39enne arrestata per essersi finta carabiniera confessa al giudice: «Sono nonna, l’ho fatto perché avevo bisogno di soldi»

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Si era presentata come comandante dei carabinieri: ma il 70enne che aveva preso di mira era già stato vittima della stessa truffa

«L’ho fatto per necessità, avevo bisogno di soldi. C’è stato un momento in cui volevo desistere ma allora chi mi aveva mandato fino a Trento mi ha messo alle strette: se rinunciavo dovevo versare loro la somma che avrebbero incassato con i gioielli del pensionato di Lavis». Questo, in sintesi, quanto ieri mattina avrebbe spiegato al giudice per le indagini preliminari, Enrico Borrelli, la donna di 39 anni in trasferta da Napoli, arrestata giovedì scorso a Lavis. Si era presentata a casa di un 70enne spacciandosi per l’«incaricata del tribunale», pronta a ritirare tutti i suoi gioielli. «Dobbiamo analizzarli per capire se siano rubati» aveva detto, al telefono, al pensionato, una voce maschile, che qualche ora prima si era spacciata per «comandante dei carabinieri». E lo aveva avvisato: «In un’auto usata per una rapina, avvenuta nei giorni scorsi, sono stati rinvenuti dei suoi documenti e questo fa sospettare un suo coinvolgimento». Ma il 70enne, che era già stato vittima di una truffa simile, sempre del falso carabiniere, a inizio anno non si è fatto gabbare una seconda volta. Il merito è della moglie che, insospettita dalla telefonata, ha avvisato subito i carabinieri, quelli veri, che sono convogliati in poco tempo a casa loro e all’arrivo della donna hanno provveduto ad arrestarla. Per il reato di tentata truffa aggravata.

E ci rimarrà in carcere, la 39enne napoletana, mamma e già nonna, incensurata fino a giovedì scorso. Il giudice, al termine dell’udienza di convalida, ha infatti disposto che continui a rimanere reclusa nel carcere di Spini di Gardolo.
Nell’interrogatorio, assistita da un avvocato d’ufficio, l’indagata ha spiegato di sapere che era stata orchestrata una truffa a un pensionato ma ha scoperto la destinazione solo una volta arrivata a Roma. «Allora mi hanno detto che sarei dovuta arrivare fino a Trento. Io me lo sentivo che non dovevo accettare, se l’ho fatto è stato solo per soldi» ancora, in breve, quanto avrebbe dichiarato la donna, che quando è stata fermata aveva con sé 160 euro.
Ora i carabinieri stanno dando la caccia ai suoi complici: accertamenti sono in corso per risalire a chi ha orchestrato il raggiro ai danni del pensionato, probabilmente non l’unica potenziale vittima individuata. Quasi sicuramente un sistema collaudato, viene da supporre già messo in atto in diverse parti d’Italia, approfittando dell’ingenuità e dello stato di debolezza di persone di una certa età e sole. Gli investigatori dell’Arma si stanno focalizzando in particolare sugli ultimi contatti telefonici dell’arrestata, per tentare di dare un nome e un volto agli altri anelli di questo spietato sistema truffaldino.