Il dolore di un padre

venerdì 3 Aprile, 2026

Latte crudo, la battaglia di Maestri: «Mio figlio prende 47 farmaci al giorno. Non accetto accordi: colpirò i responsabili sul fronte economico»

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«Stiamo lavorando a una legge nazionale per avvisare dei rischi». E la procura di Trento ha chiuso le indagini per diffamazione

A nove anni dalla tragedia, la battaglia di Giovanni Battista Maestri non si ferma. Suo figlio Mattia, bambino trentino, è in stato vegetativo dal 2017 dopo aver ingerito un formaggio contaminato dal batterio Escherichia coli. Oggi, racconta il padre, «prende 47 farmaci al giorno».

Una storia che si è trasformata in una battaglia pubblica, tra aule di tribunale e iniziative politiche, con un obiettivo preciso: evitare che casi simili possano ripetersi.

“Ora si deve sapere”

«Ho deciso di avviare la causa civile: il penale non basta, li colpisci solo sul piano economico», spiega Maestri in un’intervista raccolta da Corriere.it. Parallelamente, a Roma si stanno muovendo i primi passi legislativi: «Siamo arrivati a tre disegni di legge. Uno l’ho seguito direttamente con il Movimento 5 Stelle per introdurre l’etichettatura obbligatoria sui rischi del latte crudo».

Per il padre di Mattia, il punto centrale è proprio l’informazione: «Oggi non si può più dire “non lo sapevo”. Se un genitore vuole correre il rischio, deve poterlo fare consapevolmente. Serve una comunicazione chiara, come quella sui pacchetti di sigarette».

Il libro-denuncia

Maestri ha raccolto documenti, sentenze e prove in un volume dal titolo “La verità sui pericoli dei formaggi a latte non pastorizzato”, presentato anche al Senato. «L’ho scritto in venti giorni, ma è il risultato di anni di battaglie. Dentro ci sono elementi che la politica non può più ignorare».

Nel mirino anche le istituzioni locali: «In Trentino si difendono i marchi e l’immagine, ma per i bambini non si fa abbastanza», accusa, chiamando in causa il presidente della Provincia Maurizio Fugatti.

Il rifiuto dei risarcimenti

Uno dei passaggi più delicati riguarda la scelta di non accettare accordi economici. «Capisco chi è stremato e valuta una transazione, ma non lo approvo», dice Maestri, rivolgendosi anche ad altri genitori coinvolti in casi simili, tra Trentino e Belluno.

«Io ho rifiutato qualsiasi proposta dal 2022, senza nemmeno conoscere la cifra. Se accetti, perdi la possibilità di ottenere una verità giudiziaria definitiva sul nesso causale».

“Serve una verità scritta”

Per Maestri, infatti, il riconoscimento formale è fondamentale: «Oggi posso dire che il formaggio ha causato ciò che è successo a mio figlio. Senza una sentenza, sarei costretto a tacere».

Il suo appello agli altri genitori è chiaro: «Andate fino in fondo. Solo così si può ottenere una verità nero su bianco e proteggere davvero gli altri bambini».

Le indagini per diffamazione

Proprio in questi giorni, la Procura ha chiuso le indagini preliminari nei confronti di Maestri, querelato per diffamazione aggravata, per aver offeso a più riprese, da luglio 2025, su social e WhatsApp, con post e storie a carattere denigratorio, l’albergatore Nicola Sicher, consigliere dell’Apt Val di Non, azienda per il turismo che aveva concesso il proprio marchio a un formaggio prodotto dal caseificio di Coredo, «quello che ha ucciso mio figlio» sostiene Maestri, che aveva offeso anche la reputazione dell’attività alberghiera di Sicher, attribuendo determinati fatti. L’imprenditore lo aveva denunciato anche per insulti e offese dirette alla sua famiglia e azienda, e per minacce di gravi danni alla sua attività.