Il reportage
sabato 21 Marzo, 2026
La vita nelle Torri Itea tra affitti e rincari che pesano: «Dopo il 20 del mese finiscono i soldi e si stringe la cinghia»
di Ubaldo Cordellini
Viaggio nel quartiere di Madonna Bianca a Trento: tra pensioni minime e spese condominiali esplose dopo il Superbonus, la lotta quotidiana degli inquilini anziani che rinunciano al cibo per non diventare morosi
«Come si vive in una casa Itea? Si vive mangiando tre volte al giorno fino al 20 del mese, poi si stringe la cinghia». Ljubo Tatic ha 74 anni e vive nella torre 6 a Madonna Bianca, una di quelle ristrutturate con il Superbonus 110%, dove è inquilino Itea e la sua è la storia tipica di chi fa fatica. Tanta. Non è moroso perché piuttosto di non pagare l’affitto o le spese di condominio non mangia, ma gli ultimi dieci giorni del mese sono sempre una sofferenza. Sua mamma era di Aldeno e suo papà bosniaco: «Sono nato in Bosnia e sono scappato nel ‘92 con la guerra. Quattro vestiti nelle valigie, ho preso moglie, figli e mamma e siamo corsi qui. Ho fatto il camionista e poi il muratore mi sono sempre spaccato la schiena. Prendo 955 euro di pensione e tra spese di condominio e affitto pago 500 euro al mese per un appartamento di tre stanze. Lo avevamo così quando avevamo i figli con noi, ma poi siamo andati via e abbiamo deciso di restare qui perché non sapevamo dove saremmo finiti. Siamo io e mia moglie che viviamo solo con la mia pensione e i conti si fanno in fretta. Niente vacanze, niente spese extra, mai mangiare fuori. Viviamo decentemente fino al 20 del mese e poi mangiamo meno. Sento tante ciacere dai politici, ma nessuno fa nulla. Credevo che i poveri fossero tutelati, ma alla fine pago più della metà della mia pensione per affitto e spese di condominio e con il resto ci devo pagare gas, luce, acqua, mangiare e vestire. Certe volte penso che è una vita triste. A 74 anni dopo aver lavorato sempre mi ritrovo in queste condizioni. Ora aspettiamo che mia moglie prenda la pensione tra un paio d’anni e intanto viviamo stringendo la cinghia e risparmiando su tutto. Però l’affitto e le spese sono le prime cose che pago. Il resto viene dopo. Non posso permettermi di perdere questa casa e pago sempre puntuale».
La storia della mamma di Maria Rosa Dalla Torre è molto simile: «Mia madre vive da 40 anni nella torre 14, una di quelle ristrutturate da poco. Ora paga tantissimo: 520 euro di condominio e 130 di affitto ogni mese. E prende 820 euro di pensione. Però tiene a pagare sempre tutto. Piuttosto non mangio, mi dice. Ha già pagato in anticipo i primi tre mesi di quest’anno. Lei ci tiene a essere in regola ed è sempre ligia al dovere. Ha 85 anni, è vedova da tanti anni e vive in un appartamento di tre stanze, ma non vuole cambiare. Eppure qui va malissimo. Si lamentano in tanti. Le spese sono esplose e la gente non ce la fa più. Poi molti sono anziani, ma non c’è più la Famiglia cooperativa e non c’è neanche un pane e latte».
Passeggiando sotto le torri si vedono tante mamme che portano i bambini a casa dopo l’uscita dall’asilo. Molti sono stranieri e ci sono anche molti anziani con il girello. Elena Slompo sta passeggiando con sua figlia Sara Mangano: «Io sono fortunata. Prendo mille euro al mese, ma solo perché mio marito è morto un paio d’anni di prima che la reversibilità della pensione passasse dall’80 al 65%. Altrimenti avrei preso 700 euro al mese e, visto che pago 150 euro di spese condominiali e 300 di affitto, sarebbe stato un bel problema».
La figlia Sara spiega che molti degli anziani qui alle torri vanno avanti anche grazie all’aiuto dei figli. Poco più avanti, Susanna sta portando i bambini dai nonni alla torre vicina, anche questa ristrutturata e racconta che è stata dura: «Mio padre prende sui mille euro di pensione, faceva il muratore, e mia madre non ha la pensione. Faceva le pulizie e ha dovuto smettere di lavorare per ragioni di salute. Dopo i lavori, le spese sono esplose. Ai miei genitori è arrivato un conto di 3 mila euro di spese. Hanno chiesto di pagare a rate, ma il totale non scendeva mai quanto avrebbe dovuto. Noi figli li abbiamo dovuti aiutare altrimenti non ce l’avrebbero mai fatta. Senza i figli vivrebbero in maniera precaria. E non è giusto, dopo la vita di lavoro che hanno fatto». Aurora, è vedova e vive con il figlio nella torre 13, non ristrutturata: «Io non mi lamento. Sono vedova, quando mio figlio ha iniziato a lavorare l’affitto è aumentato, ma lo sapevo. Le spese poi le tengo sotto controllo. Chiudo sempre il riscaldamento e uso poca acqua calda».
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