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venerdì 3 Aprile, 2026

La lunga attesa per i nidi: il 32% dei trentini deve aspettare. La maglia nera alla val di Sole

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I posti, però, sono in aumento: 4.115, +4,2% rispetto all'anno precedente

È poco più del 35% la quota di posti nel servizio di infanzia pubblico rispetto al numero di bambini residenti in Trentino, nonostante l’aumento di posti e il calo demografico. La distribuzione delle rette mensili dell’orario intero che resta a carico delle famiglie, inoltre, evidenzia che la maggioranza relativa dei bambini iscritti al 31 gennaio 2025 si colloca nella fascia 266-304 euro (20,8%). Sono questi solo alcuni dei dati del servizi socio-educativi rivolti alla prima infanzia (bambini fino ai tre anni) raccolti e pubblicati in questi giorni dall’Istituto di statistica della provincia di Trento (Ispat), relativi all’anno educativo 2024/2025.

I servizi
Nel 2024/2025, l’offerta pubblica del nido d’infanzia ha potuto contare su 108 servizi presenti sul territorio provinciale, con una capacità ricettiva di 4.115 posti (di cui il 71,8% gestito in convenzione con organizzazioni private, segnando un aumento del 4,2% sull’anno precedente. La distribuzione sul resto del territorio, vede una concentrazione della metà del totale nelle aree delle due città maggiori (30 servizi per 1.267 posti in Val d’Adige e 18 servizi con 857 posti in Vallagarina). La gestione di queste realtà, in otto casi su dieci, è stata affidata dal pubblico a organizzazioni private, soprattutto cooperative sociali.

Iscritti
In media, i bambini iscritti a questi servizi sono 3.960, con valori che superano la media nel periodo da gennaio a giugno. Il 90,9% di questi viene inserito con orario intero, mentre gli altri si concentrano per il 7,9% nella fascia mattutina e il restante in quella pomeridiana. La quota di bambini con cittadinanza straniera è pari al 7,2% degli iscritti. In calo rispetto all’anno precedente dello 0,6%. Di questi, quasi tutti sono nati in Italia (94,8%), mentre uno su cinque ha cittadinanza romena (19,6%) e uno su sette albanese (15%).
Rette
I titolari della funzione di nido sono 56 enti pubblici, di cui 40 con una o più convenzioni con altri enti locali, ai quali hanno offerto posti nelle strutture presenti nei propri territori. Nella quasi totalità dei casi (37) tra l’Ente sede di nido e i Comuni convenzionati sono state applicate le stesse tariffe per le rette di frequenza. Nell’analisi proposta si considerano gli Enti sede di nido, con riferimento alla modalità prevalente dell’orario intero. L’importo della quota mensile minima è concentrato nella fascia 150-199 euro (42,9%), quello della retta massima tra 300 e 349 euro (30,4%). I valori medi degli importi minimo e massimo sono rispettivamente di 147 e 357 euro. La distribuzione delle rette mensili dell’orario intero, a carico delle famiglie, evidenzia che la maggioranza relativa dei bambini iscritti al 31 gennaio 2025 si colloca nella fascia 266-304 euro (20,8%).

Posti e liste d’attesa
Delle complessive 3.776 domande presentate dalle famiglie per usufruire del servizio di nido nell’anno educativo rilevato, il 9,2% è decaduto per decisione delle stesse famiglie e l’1,5% è stato annullato d’ufficio. Delle restanti 3.370 richieste, il 67,9% ha ottenuto una risposta positiva e il 32,1% (pari a 1.081 bambini) è rimasto in lista d’attesa. Sul territorio provinciale la domanda effettiva del servizio di nido viene completamente soddisfatta solo nella Comunità di Primiero. Diverse comunità coprono almeno l’80% delle richieste: il territorio Val d’Adige (96,3%), gli Altipiani Cimbri (93,9%), la Val di Fiemme (89,5%), la Vallagarina (87,4%), le Giudicarie (86,9%) e la Val di Cembra (84,4%). Invece, al di sotto del 50% si trovano l’area della Valsugana e Tesino (45,8%) e della Valle di Sole (37,9%), che è maglia nera. Il gap fra bimbi e posti nei nidi, come sottolinea Ispat, si è ridotto con il calo demografico. I bambini di età inferiore ai tre anni sono passati da 12.083 nel 2023 a 11.642 nel 2024 (-3,8%). A livello provinciale, la percentuale di copertura della domanda espressa è del 79,2%. Rispetto alla domanda potenziale (bambini residenti sotto i tre anni), sull’intero territorio provinciale i posti di nido offerti dal servizio pubblico passano dal 32,7% dello scorso anno educativo al 35,3%, con valori sopra la media in Val d’Adige (47,5%), negli Altipiani Cimbri (44,7%), in Vallagarina (42,1%), in val di Sole (38,4%), in Val di Cembra (38,2%) e nell’Alta Valsugana (36,7%), mentre l’incidenza più bassa viene registrata in Val di Fassa (14,5%).