La rubrica
giovedì 19 Marzo, 2026
La commedia delicata di Fabio De Luigi, l’intenso dramma nordico «Sentimental Value», il restauro de «I pugni in tasca»: cosa vedere al cinema
di Michele Bellio
Il trionfo internazionale di Joachim Trier e il restauro in 4K del cult di Bellocchio. E in streaming, la magia visiva di Zemeckis con Tom Hanks
UN BEL GIORNO
(Italia 2026, 93 min.)
Regia di Fabio De Luigi, con Fabio De Luigi, Virginia Raffaele
Tommaso è il titolare di una piccola azienda di infissi e finestre. È un uomo pacato, forse pure troppo, e anche decisamente noioso. Da quando è rimasto vedovo ha cresciuto da solo le quattro figlie ed ha fatto proprio il motto della sua azienda, «chiudi il mondo fuori», applicandolo però alle relazioni umane. Le figlie premono perché si rifaccia una vita, ma lui non sembra esserne in grado, finché non incontra Lara, dirigente della sua banca. È colpo di fulmine, ma Tommaso ha paura a rivelare la sua vera situazione famigliare e inizia ad inventare bugie per non turbare la neonata relazione. Quello che non si aspetta è che anche Lara nasconde un segreto, non dissimile dal suo. Alla quarta regia, De Luigi si affida ai consolidati duetti con la sempre brava Virginia Raffaele e costruisce una piccola commedia che ha il pregio di non cadere in volgarità (fatta simpatica eccezione per l’amico/dipendente di Tommaso) e di sfiorare temi attuali come il bullismo, l’elaborazione della perdita, la difficoltà di ritrovare uno spazio per sé quando ci si trova ad essere genitori single.
Purtroppo il tutto non solo non riesce ad esprimere un’effettiva verve comica (sono pochini i momenti in cui si ride davvero), ma tende anche a svilupparsi in maniera un po’ troppo facile ed irrealistica per essere efficace nel porsi come riflessione sui temi evocati. E purtroppo il personaggio di Tommaso, sulla carta potenzialmente interessante, è eccessivamente appoggiato sulla consueta mimica di De Luigi per ambire ad avere una profondità che vada oltre la macchietta. Peccato, perché i giovani interpreti, ad esempio, sono diretti bene e in generale il film cerca di essere molto più delicato della media dei prodotti analoghi. A tratti ci riesce anche, giocando ad emozionare con una certa facilità, specie nel rapporto col giovane Andrea, ma senza mai rimanere impresso.
SENTIMENTAL VALUE
(Norvegia/Germania/Danimarca/Francia/Svezia 2025, 132 min.)
Regia di Joachim Trier, con Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Elle Fanning, Inga Ibsdotter Lilleaas
Dopo la vittoria dell’Oscar come miglior film internazionale (in una cinquina di candidati di altissimo livello), che segue ad una serie di riconoscimenti importanti, tra i quali il Gran Premio della Giuria al Festival de Cannes, vale la pena dire due parole sull’ultimo lavoro di Joachim Trier, regista danese attivo in Norvegia, giunto alla notorietà anche da noi nel 2021 con «La persona peggiore del mondo». Oslo, oggi. Nora e Agnes sono due sorelle. La prima è un’apprezzata attrice teatrale, ma soffre di continui attacchi di panico prima di entrare in scena, ha una relazione con un collega sposato e non ha figli. La seconda è sposata ed ha un bambino e la sua vita si svolge lontano dalle luci della ribalta, negli archivi presso cui lavora. Il giorno del funerale della madre, psicanalista che seguiva i suoi pazienti nella grande casa di famiglia, inaspettatamente si presenta anche Gustav, il padre, andatosene di casa molti anni prima per perseguire la propria carriera artistica come regista cinematografico, ora in una fase di stallo. Gustav è di fatto il proprietario della casa, ma il suo ritorno ha un duplice scopo: da un lato cercare di ricostruire un legame con le figlie, dall’altro proporre a Nora di interpretare il nuovo film che ha scritto, sperando di tornare ai fasti di un tempo. Al rifiuto ostinato della figlia, Gustav propone la parte ad una celebre attrice americana in ascesa e decide di girare nella casa di famiglia.
I preparativi del film accompagneranno una complessa evoluzione delle relazioni tra i personaggi. Situato in uno spazio che si ispira a Bergman («Persona» è anche citato esplicitamente) e a certo Woody Allen (ad esempio «Interiors» per l’uso di alcuni arredi e per il ruolo dell’abitazione), un racconto dalle vaghe reminiscenze cecoviane che ha nella recitazione di un impressionante quartetto d’attori (tutti candidati all’Oscar, un miracolo per un film non statunitense) il suo punto di forza. Trier si muove con eleganza tra dialoghi di sorprendente intensità, giocando sul ritmo spezzato dai neri per restituire una complessità di relazioni che è permeata di rispettosa e indulgente umanità. Il risultato non è certo nuovo, ma possiede un suo peculiare equilibrio e una gradevole eleganza, dimostrando la capacità di traghettare nella contemporaneità temi cari a molto cinema nordico.
EVENTO SPECIALE
I PUGNI IN TASCA – VERSIONE INTEGRALE RESTAURATA IN 4K
(Italia 1965, 110 min.) Regia di Marco Bellocchio, con Lou Castel, Paola Pitagora
In occasione dei sessant’anni dal suo sconvolgente arrivo nei cinema italiani, torna in sala in un’edizione restaurata uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, firmato da un regista che ancora oggi, a 86 anni, si conferma come uno dei massimi cineasti di tutti i tempi. Siamo in una villa nella campagna emiliana, dove un’anziana madre non vedente vive con i quattro figli. Mentre il maggiore, Augusto, sembra avere una coscienza del mondo che lo circonda, Leone soffre di una forma di ritardo mentale e Giulia dimostra evidenti segni di instabilità ed ha una relazione malsana con l’altro fratello, Sandro. Quest’ultimo, dal canto suo, soffre di epilessia e manifesta preoccupanti segnali di paranoico squilibrio, fino a quando progetta di sterminare la famiglia, ad esclusione di Augusto… Premiato a Locarno per la miglior regia, dopo che Venezia si rifiutò di selezionarlo, e girato nelle case di famiglia dello stesso Bellocchio, con alcune reminiscenze personali, è un film crudele, beffardo e potentissimo, uno degli esordi più folgoranti di sempre, capace di intercettare e addirittura anticipare il sentore di certi aspetti sociali ed economici che permeavano l’aria del periodo (siamo poco prima del ’68 ma anche subito dopo la congiuntura economica). Girato in un bianco e nero luminoso e montato (da Silvano Agosti sotto pseudonimo) in modo tale da sottolineare gli aspetti grotteschi della vicenda, è ancora oggi un film coraggioso e fuori dagli schemi, abitato dalla prodigiosa performance di Lou Castel, al contempo rabbioso ed indifeso, folle e infantile, nel ruolo che lo ha lanciato trasformandolo in un’icona indimenticabile del nostro cinema.
STREAMING – PERLE DA RECUPERARE
HERE
DISPONIBILE SU TIMVISION (USA 2024, 104 min.)
Regia di Robert Zemeckis, con Tom Hanks, Robin Wright, Paul Bettany Robert Zemeckis, instancabile sperimentatore tecnico e regista cardine del cinema statunitense degli ultimi quarant’anni, ricompone la storica coppia di interpreti che aveva già diretto in «Forrest Gump» per una meravigliosa riflessione poetica sulla vita e sul trascorrere del tempo. Il titolo dice già tutto: il film si svolge letteralmente tutto qui. L’inquadratura, infatti, è unica, fissa, e mostra lo stesso squarcio di mondo attraverso varie epoche, sfruttando le possibilità offerte dal montaggio e dalla scomposizione del quadro, che in più di un momento fonde due momenti storici estremamente distanti fra loro. Nella casa che sorgerà sui luoghi un tempo incontaminati si susseguiranno differenti generazioni di persone, le cui esistenze hanno nonostante tutto una serie di elementi in comune. È la vita stessa che scorre davanti ai nostri occhi e il cinema si inventa un nuovo modo di guardarla, di raccontarla, di condividerla. Un’esperienza visuale unica, che ha il fascino e la magia di un supporto pensato per affascinare, ma all’interno della quale si muove una narrazione emotivamente intensa e coinvolgente, con più di un momento di sincera e meravigliosa commozione. Cinema firmato da chi crede in quello che fa, coraggioso e originale, come dovrebbe sempre essere. Da recuperare.
Opera
L’archivio dei ricordi: Fabio Cherstich racconta il debutto europeo di «Note to a friend» di David Lang: «L'opera mette ordine nel caos»
di Annely Zeni
Il regista ha firmato per la fondazione Haydn la regia del monodramma. Un viaggio sensoriale tra musica contemporanea e video design, dove la scena diventa un archivio emotivo per indagare la fragilità dei legami umani