Trento

martedì 5 Maggio, 2026

La circoscrizione Bondone, tra funivia e Gardesana. Il presidente Daprà: «L’opera un bene ma deve rispettare l’ambiente. A Vigolo e Cadine chiediamo sicurezza»

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«Bene se fermerà a Candriai. Ma resta centrale il tema trasporto pubblico»

Dalla funivia Trento–Bondone al futuro del bacino di Mezzavia, fino ai possibili conferimenti di materiali di scavo della circonvallazione ferroviaria a Cadine: sono diversi i fronti su cui è impegnata la circoscrizione Bondone, peraltro quasi tutti affrontati nell’ultima seduta di consiglio circoscrizionale. Ne abbiamo parlato con il presidente Dennis Daprà.

Sulla funivia Trento–Bondone, dopo l’apertura da parte della provincia alla fermata di Candriai, come si sta muovendo il consiglio circoscrizionale?
«Dopo l’assemblea, in commissione sono state ribadite alcune condizioni: tutela di ambiente, fauna e flora, una valutazione completa della sostenibilità economica e la riduzione al minimo dell’impatto ambientale. Il lavoro ha prodotto un documento votato lunedì in consiglio: non c’è unanimità sull’opera, ma il documento è stato approvato anche da una parte della minoranza. Ribadita l’importanza di queste tutele, in generale il territorio è favorevole all’ipotesi di una fermata di Candriai: alleggerirebbe Sardagna, includerebbe un abitato finora escluso e risponderebbe anche ad alcune criticità tecniche segnalate dalla Provincia. Serviranno però parcheggi adeguati e un’integrazione con il trasporto urbano. L’obiettivo è anche ridurre il divario tra alta e bassa montagna, rendendo la cima accessibile da realtà come Sopramonte o Cadine senza passare da Trento. I tecnici segnalano anche costi più alti e tempi di percorrenza più lunghi. Per noi resta centrale l’aspetto del trasporto pubblico, e quindi le tariffe dovranno essere su misura per i residenti».

Sul Bondone più in generale, qual è la visione di sviluppo? E quale ruolo può giocare l’allargamento del bacino di Mezzavia?
«Serve valorizzare la montagna tutto l’anno, non solo puntando sugli sport invernali. Questo significa investire anche su attività primaverili ed estive e recuperare le strutture esistenti, pubbliche e private, comprese quelle alberghiere, oggi in disuso. È stato confermato l’ampliamento del bacino esistente e accantonata definitivamente l’ipotesi delle Viotte, che era molto divisiva. L’intervento su Mezzavia mette invece d’accordo tutti: il bacino attuale sarà demolito e ricostruito con criteri più moderni. Certo, nel documento che è stato votato lunedì abbiamo chiesto di puntare su una struttura polifunzionale e meglio integrata nel paesaggio. Queste sono richieste che mettono d’accordo tutti e infatti il documento è passato all’unanimità».

Per seguire questo e altri temi legati agli usi civici avete creato un gruppo di lavoro. Perché questa scelta?
«Da noi non esiste un’Asuc, quindi abbiamo optato per un gruppo di lavoro, più flessibile rispetto a una commissione: in questo modo abbiamo potuto ottenere che sia composto da soli residenti di Cadine, perché lì ricadono i diritti di uso civico. Non si occuperà solo del bacino di Mezzavia, ma anche di altre richieste di permuta: in pratica svolgerà una funzione simile a quella di un’Asuc».

Una soluzione che tiene conto della particolare frammentazione territoriale della vostra circoscrizione.
«Esatto. Quella del Bondone è una circoscrizione fatta di più paesi, ex comuni con identità proprie. Creare gruppi mirati permette di coinvolgere chi ha un legame diretto con i temi trattati».

A Cadine c’è stato fermento per i possibili conferimenti di materiali di scavo del bypass ferroviario: è stata avviata una raccolta firme e Fratelli d’Italia ha chiesto un’assemblea informativa. A che punto siamo?
«Il punto è che per la definizione dei siti siamo in una fase molto preliminare. Due di questi siti, quello del “Bivio Lillà” e l’area agricola “Ai Comuni”, sono inseriti nel Piano terre ma in questo momento non hanno autorizzazioni operative. Per “Ai Comuni”, inoltre, non è arrivata alcuna manifestazione di interesse. Capisco i dubbi emersi con la raccolta firme: la richiesta è di trasparenza, ed è anche la nostra linea. Se i siti dovessero essere autorizzati, il Comune definirà prescrizioni precise, anche sui flussi dei camion e sulle fasce orarie, per limitare l’impatto sul traffico. Ma ora è troppo presto».

Sulla viabilità, i lavori alla curva del Palloncino sono in conclusione. Ma Vigolo Baselga resta in forte sofferenza.
«Sono un passo avanti, ma non risolvono il problema della sicurezza. I residenti chiedono da tempo un collegamento urbano con autobus: la nuova strada potrebbe renderlo fattibile. Resta però un senso di isolamento da parte dell’abitato. Le loro richieste includono da anni la forte esigenza di interventi più strutturali, come la realizzazione di un sottopasso o un tunnel, ma parliamo di opere molto costose, da decine di milioni di euro, che richiedono tempi lunghi».