Sanità
domenica 14 Luglio, 2024
Ispettori in arrivo per la verifica sulle liste di attesa. I governatori infuriati: «Sgarbo alle Regioni»
di Donatello Baldo
Il decreto-legge viene criticato anche in Trentino. L'intervista a Mario Tonina, assessore provinciale alla Salute
Il governo nazionale ha varato il 7 giungo scorso un decreto-legge per porre rimedio all’annoso problema delle liste di attesa, accentrando la regia degli interventi organizzativi, dando mandato addirittura a degli ispettori la verifica sulle Regioni del raggiungimento degli obiettivi. I sessanta giorni per la conversione del decreto scadono il 7 agosto, e nel frattempo è montata la protesta, capeggiata dai governatori leghisti: «Li capisco — dice subito l’assessore provinciale alla Salute Mario Tonina — se tutto rimane così com’è si tratta di uno sgarbo all’autonomia dei territori. Ma oltre alla questione di principio c’è un altro problema».
Quale?
«In questo decreto non ci sono soldi. Non vengono date risorse. Senza soldi non si raggiungono obiettivi, non si smaltiscono liste di attesa».
I governatori sono arrabbiati, soprattutto quelli leghisti.
«Li capisco, davvero. Posso dire che in questi mesi il Trentino ha cercato nel confronto tra Stato e Regioni di portare il suo contributo. Ora vedremo».
Cosa può succedere al Trentino? Si parla di ispettori, di obiettivi da rispettare, in qualche modo imposti ai territori.
«Vengano, non c’è alcun problema. Gli obiettivi che propone Roma qui sono già tutti rispettati. Ma qui abbiamo avuto la possibilità di usare la nostra autonomia, di usare i nostri soldi. Per le altre realtà è diverso, per questo dicevo che fin quando non saranno stanziati fondi le altre Regioni si troveranno in difficoltà. E poi non è questo il modo, perché si deve pensare a interventi strutturali».
Cosa intende?
«Per abbassare la pressione sulle tante e troppe richieste di prestazioni che allungano le liste di attesa va fatto un lavoro sui medici di medicina generale, affinché sappiano fare filtro, e non si scarichi tutto sullo specialista o sul pronto soccorso».
Come stanno le cose in Trentino?
«C’è ancora tanto da fare, ma in questa direzione. Anche se devo dire che rispetto ad altre realtà siamo messi meglio. Anche in prospettiva, perché l’intuizione della Scuola di Medicina è stata fondamentale e ora che siamo al quarto anno accademico avremo a breve nuovi medici a disposizione. Bisogna infatti puntare sulle risorse umane, questo è il punto».
Cioè?
«Sono e saranno sempre di più le persone a fare la differenza nella sanità. Abbiamo bisogno di medici preparati, che hanno voglia di mettersi in gioco. I borsisti non risolvono il problema, lo possono solo tamponare».
Parlava prima del Pronto soccorso. Oltre anche questo è un problema.
«Qui torno a dire che la differenza la fanno i medici di medicina generale. Si è fatto molto, ma dobbiamo migliorare ancora di più. Aspettiamo anche qui nuovi medici, perché anche in questo caso non sono i borsisti a risolvere il problema».
Tornando al decreto che aspetta la riconversione…
«La mia totale solidarietà ai governatori delle altre Regioni che dovranno lavorare su obiettivi dettati da Roma ma senza che Roma metta un euro. La speranza è che nella conversione in legge il decreto sia modificato».
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