Il caso
giovedì 26 Marzo, 2026
Insulti ad Andrea Papi, nel processo contro gli hater le parti civili non si presentano. Prosciolta un’imputata
di Benedetta Centin
Sono 17 in totale le persone chiamate a rispondere delle offese nei confronti della famiglia del 26enne ucciso dall'orsa JJ4. Che rinuncia a comparire in udienza: «Non vivono serenamente il fatto che il processo non sia più radicato a Trento»
Gli insulti, le offese pesanti, i messaggi spregiudicati, scriteriati, spesso anche senza senso e cognizione — ben oltre il diritto di critica — erano comparsi sui social già poco dopo che il 5 aprile 2023 si era diffusa la notizia della morte di Andrea Papi, il 26enne aggredito dall’orsa Jj4 nei boschi vicino casa, a Caldes. La famiglia Papi, presa di mira da questi «leoni da tastiera» scatenati, aveva cercato fin da subito di tutelarsi rivolgendosi alla polizia postale e formalizzando poi una serie di denunce querele, chiedendo, anzi pretendendo, «rispetto e giustizia per sé e per Andrea». Ma nel caso della trentina finita a processo — i procedimenti dei restanti 17 hater sono stati assegnati ai tribunali delle rispettive province di residenza di ogni singolo imputato — i familiari costituiti parte civile non sono comparsi nelle ultime udienze, per quanto avvisati. Tantomeno il loro avvocato. Che non ha risposto nemmeno all’offerta di risarcimento formulata dal difensore dell’imputata, avvocato Mario Murgo.
Il giudice Rocco Valeggia, preso atto di questo, l’altro giorno ha sentenziato il proscioglimento della trentina per remissione tacita di querela. L’imputata era finita a processo per l’accusa di diffamazione in concorso aggravata, messa in atto attraverso Facebook, e nei confronti di Andrea Papi, di sua sorella Laura e dell’allora fidanzata Alessia Gregori (le due donne si erano appunto costituite parte civile).
«Sia chiaro che i familiari di Andrea Papi allora avevano denunciato non per soldi, bensì per avere giustizia, per tutelare la memoria del loro caro Andrea» aveva precisato, alla presenza dei familiari di Papi, tra cui la mamma, l’avvocato trevigiano Paolo Pastre, all’udienza di settembre 2025. Allora il tribunale aveva stabilito che il procedimento andava frazionato, disponendo la trasmissione degli atti al tribunale del luogo di residenza di ogni imputato. «Ora sono amareggiati e dispiaciuti per questa decisione, per loro un fulmine a ciel sereno — aveva detto ancora il difensore — non vivono serenamente il fatto che il processo non sia più radicato a Trento, che il procedimento venga smembrato in singole posizioni. Il loro timore è che, estrapolando ciascun messaggio dal contesto diffamatorio totale, se ne perda il peso e la gravità». Evidentemente nel frattempo hanno deciso di rinunciare a comparire in udienza, al processo, e questo ha portato al proscioglimento dell’imputata.