Il lutto
lunedì 28 Aprile, 2025
In mille in Duomo per l’ultimo saluto a don Mauro Leonardelli. Il vescovo Lauro: «Una vita al servizio di chi era ai margini»
di Alberto Folgheraiter
Il sacerdote, responsabile dell'area sociale della diocesi è morto sabato. Nel pomeriggio ricordo anche a Coredo
Un sacerdote defunto (un uomo «eccezionale»), due funerali, tre vescovi (Tisi, Bressan e Manzana), 45 preti, 800 persone. Oggi (lunedì 29 aprile) alle 11 di un giorno lavorativo è stato reso l’ultimo abbraccio a Mauro Leonardelli, 54 anni, «presbitero della Chiesa di Trento molto amato». A salutare il «prete degli ultimi», nella Cattedrale di San Vigilio sono arrivati dalla val di Non, dalla Rotaliana, dalla val di Cembra, da tutti i luoghi dove don Mauro ha operato, coi fatti più che con le parole, nei suoi 29 anni di messa: oltre mille i fedeli, conoscenti e colleghi sacerdoti presenti.
Con voce rotta, l’arcivescovo Lauro pronuncia l’orazione funebre: «Ha amato la terra fino in fondo, con instancabile, concreto, silenzioso servizio. Al servizio, soprattutto di chi, nella vita, è ai margini ed è affaticato. Si adattano a lui le parole di San Francesco: “Se serve, annuncia anche con le parole”». Poche erano le parole di don Mauro, tanta era la vita e la concretezza del servizio».
Accanto al feretro, la mamma, Maria, che ha 89 anni; le sorelle Lidia, Ida, Ivana, il fratello Guido e il piccolo Mattia rimasto gravemente intossicato (2017) dopo aver mangiato un pezzetto di formaggio.
Riprende l’arcivescovo: «Nella notte, in punta di piedi come era nel suo stile, a poche ore dal funerale di papa Francesco, don Mauro lasciava con il sorriso la vita che tanto ha amato, per consegnarsi sereno nelle braccia del Padre».
«Non posso tacere la lezione di fede e di vita offerta da don Mauro fin dai primi momenti della malattia. A chi lo incontrava, ripeteva di non provare alcuna rabbia né nei confronti di Dio, né nei confronti della vita. Più volte, in queste settimane, mi ha confidato di sentir risuonare dentro di sé le parole di Simeone: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua Parola”. Aggiungeva: di questa Parola mi fido, a questa Parola mi affido. La serenità che mi abita non viene da me: è dono di Dio».
L’arcivescovo Lauro racconta alla folla: «Don Mauro è andato incontro alla morte con piena lucidità. Con la certezza, diceva, che il mio Redentore è vivo e che alla fine si alzerà sulla polvere. Don Mauro è andato incontro alla morte, ripetendo a me e alla mamma Maria: sono contento di essere prete. E questa malattia, rapida quanto letale, l’ha offerta per far germogliare nuove vocazioni per la nostra Chiesa».
E ancora, con voce rotta dal pianto, l’arcivescovo Lauro: «Grazie don Mauro per aver amato il sacerdozio. Grazie per la lezione di vita che in questo mese mi hai consegnato. Perché nella malattia ci hai insegnato che ciò che conta veramente per vivere è l’amore».
Lo scorso fine gennaio, presentando la nuova sede della mensa dei poveri, gestita dalla Caritas diocesana (a Trento e Rovereto), don Mauro Leonardelli aveva dichiarato al nostro giornale: «Chi viene da noi sono persone che vivono una tensione sempre alta. Ma sanno anche che possono venire qui senza essere giudicati e che possono trovare da mangiare. Abbiamo avuto qualche episodio di intolleranza tra persone alterate magari dall’alcool o da altre dipendenze. A volte qualcuno insulta le volontarie ma c’è anche chi ringrazia».
Ieri, tra la folla del Duomo, oltre ai volontari della mensa, c’erano anche alcuni dei “suoi”: “Fratelli tutti” per dirla con papa Francesco.
Nel tardo pomeriggio, nella chiesa del cimitero a Coredo (la parrocchiale è chiusa per restauro), un secondo funerale per «consegnare alla terra» quello che il parroco di Coredo, Sfruz, Smarano e Tavon, Raimond Mercieca (1966) ha definito «un grande prete, un sacerdote che ha fatto tanto del bene». «Son stanco, in questi giorni di festa per noi credenti – ha aggiunto – di veder gente che piange per morti premature».
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