La rubrica

mercoledì 11 Marzo, 2026

Il sovraccarico «Cime tempestose», l’originale «Jumpers» firmato Pixar e il potente «Agente segreto»: cosa vedere al cinema

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Tre recensioni e una perla da recuperare in streaming: «A spasso con Daisy»

«CIME TEMPESTOSE»
(“Wuthering Heights”, USA/Gran Bretagna 2026, 136 min.)
Regia di Emerald Fennell, con Margot Robbie, Jacob Elordi

Partendo dal presupposto che l’adattamento cinematografico dei classici della letteratura ed il loro “tradimento” per esigenze artistiche è pratica legittima e ampiamente diffusa nella storia del cinema, non si può nascondere più di una perplessità nel porsi di fronte al nuovo film di Emerald Fennell. La regista britannica, Oscar per la sceneggiatura di «Una donna promettente» e reduce dal successo di scandalo di «Saltburn», prosegue il suo percorso in un cinema sovraccarico e urlato al quale non mancano di certo gli elementi di fascino e talento visuale, ma che dà la sensazione dell’essere fine a se stesso, se non francamente superficiale. La storia è, almeno inizialmente, abbastanza rispettata nei suoi elementi strutturali e adatta la prima metà del romanzo: nell’Inghilterra del XVIII secolo la giovane Cathy, il cui padre, alcolizzato e giocatore d’azzardo, sta mandando la sua elegante tenuta in rovina, cresce insieme a Heathcliff, bambino salvato dalla miseria dal padre di Cathy durante un viaggio di lavoro. I due diventano inseparabili, ma una volta adulti Heatchliff è un semplice un servitore, mentre Cathy intravvede nel matrimonio con il ricco vicino Edgar un’opportunità per il proprio futuro. Anni dopo la passione tra Cathy e Heathcliff scoppierà inarrestabile e porterà la vicenda verso la tragedia. Costruita visivamente su una tavolozza di colori sgargianti ed irreali, a tratti di innegabile piacevolezza, la messinscena spinge pesantemente sul pedale della rivisitazione kitsch, finendo spesso e volentieri per scivolare nel trash, con particolari insistiti di cui non sempre si avvertiva la necessità e una gestione dei rapporti tra i personaggi superficiale ed estetizzante.

Eppure il film è oggi il maggior incasso mondiale del 2026 (escluso il mercato cinese), segno della capacità di creare una qualche forma di relazione con il pubblico contemporaneo, particolarmente entusiasta tra i più giovani, meno convinto tra chi non è avvezzo agli strepiti di certi contenuti social e ha ancora negli occhi le versioni cinematografiche precedenti del classico della Brontë. Il legame tra film e pubblico è sicuramente da ricondurre alla geniale scelta dei due protagonisti, affascinanti e adeguati al contesto quanto basta da creare interesse per il tipo di erotismo che li vede coinvolti, molto amplificato rispetto al libro. Anche sotto questo aspetto, però, il film, che si vorrebbe carnale, provocatorio e appassionato, sembra promettere più che mantenere e la lunga sequela di incontri sessuali tra i protagonisti, pur visivamente gradevoli, rischia addirittura la noia. E non basta una colonna sonora ruffiana a creare atmosfera in un’opera che dimentica tutta la forza delle riflessioni sociali del romanzo e del ritratto della protagonista, connesse alla sua epoca ma già moderne e in grado di essere rielaborate anche oggi, per offrire un intrattenimento sostanzialmente sterile. Così come non bastano le virgolette al titolo per dare dignità di innovazione ai cambiamenti fatti nei confronti del testo originario. Avrà i suoi estimatori, ma difficilmente rimarrà a lungo nella memoria.

JUMPERS – UN SALTO FRA GLI ANIMALI
(Hoppers, USA 2026, 105 min.) Regia di Daniel Chong

Mabel ha sempre amato gli animali. Fin da piccola il suo scopo era proteggerli e liberarli dalle inadeguate attenzioni degli umani. Insieme alla nonna, Mabel condivideva un luogo speciale: un laghetto immerso nella natura e frequentato da una fauna variegata e felice, inclusi numerosi castori. Una volta cresciuta e rimasta sola, Mabel ha giurato di proteggere quel luogo magico, ora finito nel mirino del sindaco, che intende passare da lì con una nuova superstrada, utilizzando ogni metodo, lecito o meno, per riuscirci. Mabel deve dimostrare che il luogo è ancora frequentato dagli animali, misteriosamente scomparsi nell’ultimo periodo. Per riuscirci approfitta della geniale invenzione di una sua professoressa, che ha creato un macchinario capace di trasferire la mente di un individuo all’interno di un animale sintetico, ma in grado di comunicare con i suoi simili in carne ed ossa. La ragazza si trova così nel corpo di un castoro e cerca in tutti i modi di convincere gli animali a tornare al laghetto. Scoprirà un mondo animale complesso e strutturato e si troverà di fronte a problemi che non aveva considerato. Il trentesimo lungometraggio animato prodotto dalla Pixar in quarant’anni di attività si allontana dalla poco convincente serie di seguiti, spin/off e simili che ha caratterizzato gli ultimi anni e riesce a creare una storia originale convincente, molto più di quanto non lo fossero «Onward» e «Elio», i due più plateali insuccessi commerciali della rinomata casa di produzione (escludendo i titoli usciti direttamente in piattaforma). Alla base c’è una convinta riflessione ambientalista, addirittura coraggiosa nel ritrarre una protagonista che fa del suo credo una battaglia, con molti atteggiamenti poco rispettosi dell’autorità e dell’ordine costituito. Mabel agisce in nome di una giustizia che considera oggettiva e spesso questo la trascina in scelte magari nobili, ma che non considerano il quadro generale. L’amicizia con il re dei castori, George, le apre gli occhi sulla necessità di non lasciarsi guidare dalla rabbia mentre si è alla ricerca di soluzioni per il bene comune.

E inaspettatamente il nemico di un tempo si trasforma in qualcos’altro. Estremamente complesso nella scrittura, raffinata nell’evoluzione della protagonista come solo i migliori titoli Pixar sanno essere, «Jumpers» offre allo spettatore più piccolo un intrattenimento spettacolare (magistrale la scena dello squalo, ma anche tutta la parte finale) e un’ambientazione dove è chiara la distinzione tra chi vuole tutelare la natura, gli animali e la bellezza e chi la vuole distruggere. Più sfumato e rivolto ad un pubblico più adulto il discorso sul compromesso e la necessità del dialogo (anche politico) per il conseguimento di soluzioni che portino la società a migliorare. In tal senso il film è originale, ma lascia anche qualche dubbio ai più grandi, pur ritenendo la riflessione che pone forse più che mai in linea con le necessità educative della contemporaneità. Applausi convinti del pubblico a fine proiezione, segno che l’idea ha comunque colpito nel segno. E comunque lo si legga, il film emoziona.

L’AGENTE SEGRETO
(O agente secreto, Brasile/Francia/Paesi Bassi/Germania 2025, 160 min.)
Regia di Kleber Mendonça Filho, con Wagner Moura, Maria Fernanda Cândido

Brasile, 1977. Siamo in piena dittatura militare e Marcelo (nome falso di Armando, ex professore universitario) torna nella natia Recife durante il carnevale. Vuole nascondersi, lasciarsi alle spalle un passato misterioso e ricongiungersi con il figlio piccolo, cresciuto con i nonni materni. Ma qualcuno è sulle sue tracce. Difficile e sbagliato raccontare di più senza fare un torto alla sceneggiatura scritta dal regista, un tempo critico cinematografico, oggi voce autorevole del cinema brasiliano, con uno spirito militante vicino al partito dei lavoratori. «L’agente segreto» è un viaggio nel tempo, supportato da una messinscena straordinaria nella quale colori, atmosfere, ritmo e durata trascinano lo spettatore in un contesto magistralmente bilanciato tra realtà e assurdo. Il grottesco esplode inaspettato (sublime l’incipit dal benzinaio, ma indimenticabile la gamba mozzata che prende vita), trasformandosi nella lente privilegiata per descrivere una società malata e contribuendo ad un grande film sulla paranoia, sul senso di insicurezza e sull’illegalità che permea la società. Inevitabile il raffronto con la contemporaneità, ma anche senza questo elemento il film è potente, elegante, ricco e denso e racchiude in sé un grande amore per il cinema che si respira in ogni inquadratura, dove sono moltissimi gli omaggi alla settima arte (da Spielberg a Richard Donner). Premio per la regia e per l’attore protagonista al Festival de Cannes e quattro sorprendenti (considerato il tipo di film) candidature agli Oscar. Non per tutti, ma da vedere assolutamente in sala.

STREAMING – PERLE DA RECUPERARE
A SPASSO CON DAISY
DISPONIBILE SU RAIPLAY
(Driving Miss Daisy, USA 1989, 99 min.)
Regia di Bruce Beresford, con Jessica Tandy, Morgan Freeman

In attesa della notte degli Oscar, vale la pena rispolverare uno dei film trionfatori all’edizione del 1990, quando si portò a casa 4 statuette come miglior film, attrice protagonista, sceneggiatura non originale e trucco. Tratto da un’opera teatrale di Alfred Uhry (premiata col Pulitzer), «A spasso con Daisy» è ambientato negli USA, più precisamente nella Georgia del 1948. Un’anziana vedova, elegante maestra in pensione dal carattere scorbutico, è costretta dal figlio ad assumere un autista di colore. Il loro rapporto, inizialmente complicato, si evolverà negli anni lasciando spazio ad una sincera e affettuosa amicizia. Ma nell’America in uscita dalla segregazione razziale molte cose sono lente a cambiare. Un film semplice, sorretto dalla straordinaria performance dei due protagonisti e volutamente debitore dell’impostazione teatrale del testo originario, la cui forza principale sta nell’affrontare un tema potente come quello del razzismo attraverso piccoli episodi significativi (il dialogo sui bagni pubblici, il discorso di Martin Luther King…), senza alzare la voce, ma scavando con sobrietà dentro una società formata da ricchi bianchi che si proclamano felici del cambiamento e poi non sono in grado di accettarlo. Accanto a tutto questo, il delicato racconto di un’amicizia che prende pian piano forma, trovando nel reciproco sostegno la chiave per superare le distanze e le incomprensioni. Senza cercare sensazionalismi, un film ancora oggi assai gradevole.