Cronaca
mercoledì 14 Gennaio, 2026
Il soprannome Bombetta, il passato nell’azienda dell’energia elettrica. Chi era Mauro Sbetta, trovato morto a Strigno
di Patrizia Rapposelli
Aveva 68 anni ed era un volto noto nei comuni della Bassa Valsugana
Lo chiamavano «Bombetta». Così, con quel soprannome affettuoso e un po’ ironico, il paese era abituato a vederlo comparire lungo la strada principale che attraversa il borgo.
La bombetta ben calata sulla testa, il completo elegante, il soprabito nero, il bastone che portava più per vezzo che per necessità, il sigaro stretto tra le labbra. E ancora il baffo ordinato e quel neo sulla guancia, cifra distintiva, al collo la stola di seta rossa. Una figura d’altri tempi, aristocratica, stonata, eppure perfettamente inserita nella vita quotidiana del paesino. Si definiva «cavaliere», tanto che in diversi profili social compare con un mantello al collo. Mauro Sbetta, 68 anni, si presentava così ogni giorno. Una presenza inconfondibile, quasi fuori dal tempo, che Strigno aveva imparato a considerare parte del proprio paesaggio umano.
Originario di Borgo Valsugana, viveva a Strigno, nella casa di famiglia in via Marconi, nell’ultimo caseggiato in fondo al paese, sulla provinciale che porta in Tesino. Figlio unico, aveva perso entrambi i genitori — la madre e il padre Mario, storico dirigente dell’Enel a Trento — qualche tempo fa. Mauro aveva seguito le orme del padre; infatti, ha lavorato per una vita nel settore energetico, alla Set Distribuzione del gruppo Dolomiti Energia come magazziniere, prima di andare in pensione. Un traguardo che si stava godendo a modo suo, con una routine semplice e precisa: le passeggiate quotidiane, «il caffè o l’aperitivo al Centrale» nella piazzetta di Strigno, dove c’è la chiesa parrocchiale e si concentra il fulcro della comunità, «la spesa alla cooperativa prima di mezzogiorno» e qualche breve scambio di parole con gli amici del bar prima di rientrare a casa.
«Riservato, taciturno, fedele a un’eleganza londinese degli anni Settanta», dicono in paese, Mauro era un uomo gentile. Non dava mai troppa confidenza, «non mancava però di cordialità con un buongiorno, un sorriso dal poggiolo di casa» che guardava verso la strada, «un cenno del capo». La sua gentilezza è descritta da chi lo conosceva come «asciutta, essenziale, ma sincera». Una forma di rispetto verso gli altri che colpiva chiunque lo incontrasse. Mauro non aveva passioni particolari, non si dedicava alla pesca o alla caccia come altri coetanei di Strigno, ma amava camminare. «Faceva tutto a piedi», raccontano in paese. Le strade di Strigno erano il suo percorso quotidiano, una sorta di rituale personale che seguiva con costanza, sempre «in abiti impeccabili, il cappello perfettamente allineato, la giacca tirata a lucido, il sigaro che lo accompagnava come una firma». Insomma, Mauro non faceva parte di alcuna associazione e non partecipava alle sagre, ma la sua figura era diventata un riferimento visivo, uno di quei volti che non serve conoscere davvero per sentirli familiari.
Proprio per questo, quando da qualche giorno nessuno lo aveva più visto passare, qualcosa aveva iniziato a non tornare. Fino alla scoperta del corpo, nella sua abitazione, dove Mauro è stato trovato senza vita nella notte tra martedì e ieri. Una morte che ha scosso la comunità, lasciandole un dolore composto e una sensazione di vuoto. Rimane il ricordo silenzioso di un uomo buono, educato, un po’ eccentrico nella sua eleganza londinese, ma profondamente autentico. Un signore vecchio stampo che aveva fatto della propria discrezione uno stile di vita. La bombetta, il bastone, il sigaro, i dettagli che resteranno impressi nella memoria collettiva come un ritratto affettuoso. E che continuano a raccontare, anche ora, chi era Mauro Sbetta, «camminatore silenzioso» fedele alle abitudini, lungo le strade di ogni giorno della sua Strigno.