L'intervista
domenica 4 Gennaio, 2026
Il regista Veronesi: «Quando ero ragazzino c’era l’austerity. Un dramma ma erano domeniche felici»
di Lorenzo Fabiano
L’anno che è stato, l’anno che verrà, traccia il racconto il grande maestro del cinema italiano
L’anno che è stato, l’anno che verrà. Tra il serio e il faceto, il racconto lo traccia un maestro del nostro cinema come Giovanni Veronesi, con quell’arguzia e quell’ironia tipicamente toscana che ha nelle corde. Alle prese, però, con un ospite scomodo e assai sgradito, il mal di schiena che non gli dà pace in questo ultimo scorcio di 2025: «Sono gli acciacchi – dice -, mi sembra di essere un mobile dell’Ikea. Lo puoi smontare e rimontare, però quando lo rimonti ci manca sempre una vite. Alla fine, sta sullo stesso, non si sa come. Stanno sempre sullo stesso i mobili dell’Ikea, anche senza due viti. Ecco, ti avanzano sempre due viti, e io sto così».
Veronesi, che anno è stato per lei il 2025?
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