L'intervento
venerdì 6 Novembre, 2026
Il pollo fritto di Kfc in alta quota. Parla la Sat: «L’indignazione facile rischia di oscurare il vero problema: il consumo di risorse naturali in alta quota»
di Redazione
Cristian Ferrari: «Ci sono progetti di centri benessere e piscine a duemila metri all'interno di strutture nate per accogliere gli escursionist»
L’arrivo di un sulle piste da sci di Madonna di Campiglio di una multinazionale del fast food come Kfc riaccende il dibattito sul modello di turismo da promuovere in montagna. Per la SAT – Società degli Alpinisti Tridentini, però, la questione non riguarda soltanto l’omologazione dell’offerta gastronomica. A preoccupare maggiormente è il consumo di risorse naturali legato alla realizzazione di nuove infrastrutture e servizi in alta quota.
A esprimere la posizione dell’associazione è il presidente Cristian Ferrari, che invita a guardare oltre la presenza dei marchi del fast food. «L’arrivo delle multinazionali sulle piste può certamente rappresentare un ulteriore passo verso un appiattimento culturale dell’offerta turistica. Nulla contro il pollo fritto, naturalmente, ma siamo sicuri che sia questo il problema di cui dovremmo maggiormente preoccuparci?», osserva.
Centri benessere a duemila metri di quota
Nel mirino della SAT ci sono soprattutto le ipotesi di realizzare centri benessere e piscine a duemila metri di quota, all’interno di strutture nate per accogliere gli escursionisti. Una prospettiva che, secondo Ferrari, solleva interrogativi sull’utilizzo delle risorse, in particolare dell’acqua. «Dopo un’estate in cui abbiamo discusso ripetutamente delle difficoltà di approvvigionamento idrico dei rifugi, ci sembra quantomeno contraddittorio immaginare nuovi servizi che richiedono un ulteriore consumo di acqua, energia e altre risorse», afferma.
La critica, precisa il presidente, non riguarda l’attività turistica né la libertà d’impresa, ma il modello di sviluppo che si intende sostenere. Le nuove proposte, sottolinea, rispondono a una domanda turistica e a un’offerta imprenditoriale, ma sono anche rese possibili da precise scelte amministrative. Un processo che rischia, nella sua lettura, di riproporre in montagna modelli di consumo già disponibili altrove.
«Siamo ancora capaci di proporre un’esperienza diversa della montagna? È davvero necessario portare piscine e centri benessere a duemila metri per rendere attrattivo un territorio che possiede già un patrimonio naturale straordinario? E soprattutto, siamo convinti che questo modello sia sostenibile nel tempo?», conclude Ferrari.
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