cronaca
venerdì 25 Settembre, 2026
Ieri l’ultimo saluto a Andrea Tramarini: «Mancherai come l’aria. Il tuo sorriso contagioso portava allegria ovunque»
di Patrizia Rapposelli
Il 56enne, allenatore dell’Athesis Calcio, è morto domenica nell’incidente in moto a Dorsino. Gli atleti: «Amava la vita»
«Ovunque tu sia, continua a sorridere come hai sempre fatto. Ci mancherai come l’aria». Tra le lacrime in tanti ieri pomeriggio hanno ricordato Andrea Tramarini, il 56enne morto domenica nell’incidente in moto a Dorsino.
La chiesa del cimitero di Trento era gremita per l’ultimo saluto al dipendete provinciale e allenatore dell’Athesis Calcio. In tanti si sono stretti attorno al dolore della compagna Roberta, del fratello Luciano e mamma Alessandra. Tra i colleghi di lavoro, oltre all’assessore Mario Tonina, gli amici, spiccavano i giovani. Tutti atleti del mondo del calcio locale. Al centro della chiesa, la bara in legno chiaro. Sopra, la maglia dell’Athesis Calcio, firmata dai ragazzi che allenava. Poco più in là, i suoi atleti, gli esordienti, schierati in tuta sociale, quasi fosse l’ultimo ingresso in campo del loro mister. Don Rinaldo Bombardelli ha affidato l’omelia a parole che hanno attraversato il dolore senza cercare scorciatoie. «La morte ci porta via persone care. Porterà via tutti noi, uno dopo l’altro, senza dimenticare nessuno — ha detto — Siamo tutti mortali, la vita ha una scadenza. Andrea è stato portato via senza tenere conto dell’età e di quello che aveva ancora da realizzare. Questo ci angoscia e ci addolora, ma affidiamo alla fede la sua anima». Il ritratto più vivo di Andrea è arrivato da una sua vecchia atleta dell’Unterland Damen. «Caro Trama, eri una persona che amava la vita e tutte quelle cose semplici che la rendono speciale: le moto, il calcio, la Roma, il buon vino e la compagnia delle persone — ha raccontato — Nel calcio non eri soltanto un allenatore. Sapevi trasmettere passione, entusiasmo e valori.
Quando sei arrivato all’Unterland, in sella alla tua moto per la prima volta, per venire a conoscere la tua nuova squadra, ricordo che una delle prime cose che hai sottolineato è stato il fatto che eri abituato ad allenare maschietti e che noi donne siamo complicate. Ma, come facevi in tutto, ti sei messo in gioco». Lei è stata la sua co-allenatrice: «Sorrido pensando a quando mi ha soprannominata Gattuso, per i miei polpacci e la mia grinta. Ricorderemo il sorriso contagioso, sincero che riusciva a portare allegria anche nei momenti più semplici. Grazie di aver reso la vita più allegra». All’uscita, quando il feretro ha lasciato la chiesa, nessuno è riuscito a trattenere le lacrime. E spontaneamente è esploso un grande e lungo per accompagnare Andrea nel suo ultimo viaggio.
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