Il caso

giovedì 22 Ottobre, 2026

«Gruppi in giro per picchiare e stuprare». Anche le scuole di Trento e Rovereto colpite dalle chat allarmiste

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Alcune ragazze chiedono ai docenti di scortarle fuori da scuola. Controlli della Polizia nelle stazioni

Anche Trento e Rovereto sono finite nel vortice delle chat fasulle che nelle ultime ore hanno alimentato paura e preoccupazione tra studentesse, studenti e famiglie di diverse città italiane. Messaggi allarmistici, diffusi attraverso gruppi privati e social network, annunciavano presunte aggressioni imminenti ai danni di giovani e istituti scolastici, arrivando a evocare stupri di massa e altre violenze.

Le comunicazioni avrebbero preso spunto dalle recenti manifestazioni studentesche e dai disordini registrati in alcune città, costruendo scenari di presunti assalti da parte di gruppi di adolescenti. Racconti accompagnati da immagini e video presentati come prove di aggressioni già avvenute, ma ritenuti falsi.

Il caso a Rovereto

Tra gli istituti citati nei messaggi figura anche il centro di formazione professionale Barelli di Rovereto. Le chat avrebbero diffuso minacce di violenze sessuali e aggressioni, sostenendo falsamente che episodi analoghi si fossero già verificati in altre città, tra cui Verona, e che le studentesse roveretane sarebbero state le prossime a essere prese di mira.

A rendere ancora più inquietanti i contenuti, immagini e filmati non verificati che ritraevano giovanissime insanguinate e presunte armi utilizzate nelle aggressioni.

Il clima di allarme avrebbe avuto ripercussioni anche sulla vita scolastica: un gruppo di ragazze, preoccupate per quanto stava circolando, sarebbe stato accompagnato all’uscita da un docente.

A Trento

La vicenda ha coinvolto anche il capoluogo. Una delle comunicazioni è stata condivisa da un genitore nel gruppo Facebook «Famiglie in Trentino». Nel testo si leggeva un avviso rivolto alle ragazze, secondo cui presunti gruppi di adolescenti, vestiti di nero e con il volto coperto, sarebbero stati in circolazione a Milano, Trento e Bolzano con l’intenzione di uccidere, stuprare e picchiare giovani donne.

Si tratta di contenuti che rientrano in una serie di messaggi circolati in diverse città del Nord Italia, spesso modificati per citare località e scuole differenti. Proprio questa personalizzazione avrebbe contribuito a rendere le minacce apparentemente credibili agli occhi di chi le riceveva.

Forze dell’ordine schierate

Le chat sono state trasmesse alla Polizia, che ha predisposto pattugliamenti e controlli preventivi nei pressi del centro Barelli e degli altri istituti scolastici di Rovereto. Anche la Polizia ferroviaria ha monitorato gli arrivi alla stazione, mantenendo alta l’attenzione per eventuali situazioni sospette.

L’attività delle forze dell’ordine punta a rassicurare studenti e famiglie e a prevenire possibili criticità, nonostante le informazioni diffuse siano considerate false e prive di riscontri.

Resta da chiarire chi abbia creato e diffuso i messaggi e con quali intenzioni. Saranno gli eventuali approfondimenti investigativi a dover ricostruire l’origine della catena di comunicazioni che ha seminato paura tra ragazze e ragazzi, sfruttando il tema della violenza per alimentare un allarme ingiustificato.

La vicenda richiama ancora una volta l’importanza di verificare le informazioni prima di condividerle, soprattutto quando riguardano presunte minacce alla sicurezza di minori e studenti. La diffusione incontrollata di contenuti falsi può infatti amplificare il panico e avere conseguenze concrete sulla vita delle comunità scolastiche.

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