L'intervista

domenica 12 Aprile, 2026

Goio dopo gli spari in tabaccheria: «Lavoriamo insieme per la sicurezza, il sindaco apra un tavolo»

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La capogruppo di Fratelli d’Italia: «Ianeselli che scrive al ministro Piantedosi: mi delude, è uno scarico di responsabilità. Preveda un presidio stabile della polizia locale, in coordinamento con le altre forze dell’ordine»

Concentrarsi su quello che il Comune può fare e non sulle (eventuali) responsabilità altrui. È questo quello che il centrodestra di Trento chiede al sindaco Ianeselli per voce di Ilaria Goio, capogruppo di Fratelli d’Italia e candidata della coalizione alle ultime elezioni comunali.
Goio che cosa pensa dei fatti di venerdì 10 aprile?
«Fatti gravi, ovviamente, a cui però non vogliamo abituarci. Se ne sono verificati due in pochi giorni e credo che, di fronte a questo ripetersi, la reazione del sindaco debba essere diversa. Mi delude vedere che dice che non è responsabile lui, che scriverà al ministro: è uno scarico di responsabilità. Ci dica cosa vuole fare lui, come intende utilizzare gli strumenti che ha a disposizione. Invece sentiamo una lezione sulle responsabilità degli altri; noi vogliamo vedere una sua presa di posizione, una sua assunzione di responsabilità. In tutti questi anni di governo di centrosinistra il problema è stato sottovalutato: ci davano degli allarmisti, ma non è un tema di percezione».
Cosa avrebbe fatto lei di diverso, cosa avrebbe fatto da sindaca?
«Il sindaco governa la città, il contesto in cui accadono questi fatti. Serve presenza sul territorio, rendere gli spazi vivi. Bisogna contrastare degrado, spaccio, disturbo della quiete pubblica. Si possono mettere in campo azioni, penso alle ordinanze. Alcune il sindaco dice di averle fatte, ma evidentemente non abbastanza. La responsabilità è di chi in questi anni non ha governato la città, non ha contrastato lo spaccio, non ha fatto controlli fissi e presidi visibili. Per esempio, una presenza più stabile e visibile della polizia locale, certamente in coordinamento con le altre forze dell’ordine. Le scelte locali partono dal sindaco: al tavolo per l’ordine pubblico e sicurezza con prefetta e questore deve portare richieste concrete. Più forze, più presenza. Diamo la priorità al controllo del territorio da parte della polizia locale, prima che a traffico e sinistri stradali».
Ma i fatti di venerdì sono capitati davanti al tribunale, poi sono continuati a 100 metri dalla festa della polizia con oltre cento agenti presenti. Davvero la presenza di un paio di agenti polizia locale avrebbe fatto la differenza?
«È chiaro che in questo caso stiamo parlando di persone, diciamo, sopra le righe per essere cortesi, delinquenti per essere diretti. Però il punto è che si è lasciato correre per troppo tempo e poi si arriva al limite. Oggi ci siamo arrivati: se non contrasti le piccole cose, poi ti trovi con quelle più gravi e complesse da governare. Al sindaco chiediamo che martedì venga in aula e ponga il tema della sicurezza urbana come punto urgente all’ordine del giorno, per lavorare insieme a una strategia chiara e condivisa. Una strategia che preveda un presidio stabile della polizia locale, in coordinamento con le altre forze dell’ordine, e che, se ci sono soggetti meritevoli di Daspo urbano, lo applichi con maggiore determinazione».
Le critiche a Piantedosi quindi non le trovate giuste?
«Assolutamente no. Oggi criticano il governo dicendo che non fa abbastanza, ma quando ha introdotto norme come il decreto sicurezza non andava bene. È un governo che ha aumentato le risorse per le forze dell’ordine, dai salari alle nuove tecnologie, e che sta lavorando per riformare la polizia locale affinché sia meglio inserita nel sistema di sicurezza. Il governo sta facendo la sua parte. Se queste persone delinquono vanno arrestate e, qualora fossero senza permesso di soggiorno, rimpatriate».
Dal centrosinistra dicono che i tagli all’accoglienza hanno generato centinaia di persone in difficoltà che poi possono scivolare nella devianza, aumentando i problemi. Che ne pensa?
«Certo, quello è un altro tema importante e va governato al meglio. Il governo Meloni ha cercato di limitare gli arrivi, perché è evidente che chi ha bisogno va aiutato, ma chi viene qui con altre intenzioni non può restare sul territorio. È chiaro che avere centinaia di persone per strada in città è un problema e va gestito a livello di sistema. Questa amministrazione comunale ha messo risorse sulla questione sociale, anche sull’accoglienza, ma senza grandi risultati. Io, da consigliere comunale, non mi metto a dire cosa debba fare la Provincia: sono dinamiche che non mi competono».
La Provincia però, da quando c’è Fugatti, è uscita da qualunque critica del centrodestra cittadino, che prima invece investiva Ugo Rossi; stessa cosa passando da Lamorgese a Piantedosi al Ministero dell’Interno. Come mai?
«La Provincia investe nella formazione degli agenti della polizia locale, qualcosa sta facendo. Io penso che, a livello comunale, dobbiamo concentrarci su quello che possiamo fare a Trento. Poi, certo, è giusto chiedere un confronto anche con la Provincia su cosa si possa fare e su quali sinergie si possano attivare per Trento».