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mercoledì 18 Febbraio, 2026

Gli equilibristi del trampolino: chi sono i 90 volontari che «scalano» la pista da salto per prepararla al meglio

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Tra pendenze del 35% e quattro generazioni di sciatori: ecco i segreti dei battitori, dai maestri di sci ai ragazzi di 18 anni, che preparano a mano l'atterraggio perfetto per i campioni olimpici

Chi ha seguito una gara di salto con gli sci in queste giornate olimpiche non ha potuto fare a meno di notarli: un nutrito gruppo di sciatori che risale faticosamente la pista d’atterraggio tra una manche e l’altra, per poi ridiscendere verso valle dopo circa venti minuti. Non sono semplici spettatori, ma i protagonisti di una delle attività più affascinanti e meno conosciute dei Giochi: i battitori.

Un lavoro da equilibristi tra le nuvole

Il loro compito è fondamentale per la sicurezza dei saltatori e mette i brividi solo a parlarne. Una novantina di volontari si dispone trasversalmente lungo tutta la pista d’atterraggio del trampolino, dal dente di stacco fino al parterre d’arrivo. In una danza fatta di passi laterali su pendenze che sfiorano i 35 gradi, questi esperti della neve devono preparare il terreno per l’impatto degli atleti.

«Noi entriamo in gioco immediatamente dopo il gatto delle nevi – spiegano i responsabili Alberto Dellantonio e Cristian Zanier –. Dobbiamo «rompere» la neve con gli sci in maniera che non sia troppo compatta e renderla idonea per l’atterraggio degli atleti. Non è una cosa da tutti, infatti diversi hanno rinunciato dopo aver provato un paio di volte. Per riuscire nel nostro lavoro, infatti, servono capacità particolari per mantenere un ottimo equilibrio sugli sci e non farsi spaventare dalle pendenze. Proprio per questo il nostro gruppo è composto in gran parte da sciatori esperti, mentre circa il 30% è fatto da maestri di sci. Una caratteristica importante è quella di essere leggeri, altrimenti si rischia di danneggiare la neve e compromettere gli sforzi fatti».

La sfida contro il ghiaccio

L’intervento dei battitori dura mediamente tra i 45 e i 60 minuti, ma durante le competizioni i tempi si contraggono drasticamente a soli 20 minuti tra le due manche. Il lavoro si trasforma in una vera missione di emergenza quando la neve si fa dura: «Quando la neve è molto ghiacciata il nostro operato diventa particolarmente impegnativo. Atterrare sul ghiaccio per gli atleti sarebbe molto pericoloso a causa delle sollecitazioni eccessive che dovrebbero sopportare i loro sci. In quel caso dobbiamo letteralmente rompere lo strato di ghiaccio e rendere la superficie il più possibile sicura utilizzando anche il rastrello. Inoltre bisogna avere una discreta esperienza perché le condizioni della neve possono cambiare scendendo verso il parterre».

Dalle origini alle Olimpiadi: quattro generazioni in pista

La storia del gruppo affonda le radici nel passato sportivo del territorio: il primo nucleo nacque in occasione dei Mondiali di sci nordico del 2003. Da allora il gruppo si è cementato attorno a 50 unità, fino all’esplosione di entusiasmo per l’evento a cinque cerchi che ha portato l’organico a quota 90 volontari.

Si tratta di una vera famiglia allargata che vede impegnati addetti dai 18 ai 70 anni, unendo quattro generazioni diverse. «Il ricambio è continuo: ogni anno registriamo nuovi arrivi perché chi fa parte dei battitori coinvolge parenti e amici in questa particolare attività» concludono Dellantonio e Zanier. Una curiosità che segna questa edizione olimpica? Per la prima volta, tra i ranghi dei battitori, sono entrate ufficialmente a far parte anche alcune ragazze, portando nuova energia a un team che garantisce la magia del volo ogni giorno.