Scuola

domenica 1 Febbraio, 2026

Giovani e tecnologia, il primo smartphone alla fine delle elementari. A Trento l’incontro con gli esperti

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L’obiettivo è arrivare a un patto digitale tra scuola e famiglie. Lo psicologo: «I cellulari non vanno tolti ma spesso sono un rifugio dalla noia»

La maggior parte dei bambini riceve il primo smartphone tra la quinta elementare e la prima media, ma già a partire da età molto inferiori i bambini entrano in contatto con queste tecnologie.
Sono questi i dati riportati da Francesco Aveta — psicologo dell’associazione Unidea — nel corso di una mattinata dedicata a bambini, genitori e insegnanti sul tema dell’uso consapevole della tecnologia. Ieri l’appuntamento «Insieme. Famiglia-Scuola-Comunità, verso un patto digitale», si è tenuto alla scuola primaria di Clarina, rivolto alle bambine e ai bambini che frequentano le classi quarta e quinta della scuola primaria, ma anche a genitori, insegnanti e educatori interessati a un confronto sui rischi e le potenzialità del digitale.
I dati riportati nel corso dell’evento sono ricavati da un sondaggio somministrato da Aveta a tutti i bambini, i ragazzi (fino ai 13 anni) e i genitori dell’istituto comprensivo Trento 4, con l’obiettivo di «comprendere esigenze e perplessità relative alla tematica della tecnologia, così da creare dei percorsi, all’interno delle scuole e delle famiglie, che siano coerenti con i bisogni espressi tanto dai genitori quanto dai ragazzi». Dai sondaggi è emerso che molti bambini e ragazzi non considerano il loro rapporto con la tecnologia problematico, e non lo cambierebbero. Circa il 20%, però, ha riportato un bisogno di regolazione dell’uso del cellulare. «I ragazzi non chiedono —spiega Aveta — di togliere la tecnologia, ma di imparare a usarla meglio».
Dal sondaggio è anche emerso che i bambini e i ragazzi utilizzano il cellulare soprattutto per comunicare con amici e parenti. Spesso, però, la tecnologia è usata anche come risposta emotiva, «come rifugio dalla noia e da altre emozioni spiacevoli: questo ci mostra un bisogno di ascolto e dialogo».
L’evento è parte di un percorso condiviso per costruire una comunità più consapevole sul tema dell’uso degli strumenti digitali — non soltanto nei bambini — ed è stato organizzato, nell’ambito delle «Giornate dell’educare», dal servizio Welfare e coesione sociale del Comune di Trento, in collaborazione con l’Istituto Trento 4, la cooperativa La Bussola e la Circoscrizione Oltrefersina, con il supporto del Distretto famiglia dell’educazione. Quello di ieri è stato, infatti, il primo di una serie di incontri, che si articoleranno nei mesi di febbraio, marzo e aprile e che hanno come obiettivo quello di portare alla stesura di un «patto digitale».
I patti digitali sono un’iniziativa nata a Milano, presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, volta a promuovere un uso condiviso e consapevole dei media digitali. Si tratta di un accordo informale tra famiglie che, per aiutarsi, decidono di seguire nella quotidianità le stesse prassi riguardo all’utilizzo della tecnologia. La creazione di un patto digitale è già in fase di realizzazione da parte di un gruppo di genitori dell’Istituto comprensivo Trento 2. Andrea, uno dei rappresentanti dei genitori di Trento 2, ha raccontato la sua esperienza e ha spiegato l’iter di realizzazione di un patto: «Bisogna costruire un gruppo di lavoro, redigere un patto seguendo i pilastri che il sito dei patti digitali mette a disposizione di tutti, poi sottoporlo alla commissione dei patti digitali. Il patto viene poi pubblicato sulla loro pagina e i genitori lo possono firmare».
La firma del patto rappresenta l’inizio di un percorso, che coinvolge genitori, ragazzi e insegnanti. «I patti digitali uniscono diverse professioni, i genitori, e soprattutto i ragazzi: stabilire un dialogo con i ragazzi è essenziale», ha spiegato Aveta.