Alto Garda
martedì 10 Marzo, 2026
Folla ad Arco per il funerale di Don Augusto, il «prete della gente»
di Veronica Antoniazzi
Il ricordo: «È stato facilitatore di rapporti, un costruttore di ponti e un riconciliatore nelle comunità in cui andava»
Arco si è stretta nel pomeriggio di oggi, martedì 10 marzo, attorno a don Augusto Tamburini per l’ultimo saluto. Alla Collegiata si è riunita una nutrita schiera di confratelli sacerdoti, fedeli, amici e parenti, visibilmente commossi e ancora scossi dalla scomparsa – a novantun anni, dopo una lunga malattia – di una figura che negli anni è diventata un autentico punto di riferimento per la comunità cattolica altogardesana. Nonostante la chiesa fosse gremita, la celebrazione si è svolta in un clima intenso di raccoglimento e riflessione collettiva.
Don Augusto non era soltanto un sacerdote: come è stato ricordato durante l’omelia, «è stato un prete della gente» e, soprattutto, un «facilitatore di rapporti, un costruttore di ponti e un riconciliatore nelle comunità in cui andava». Comunità che sono state davvero numerose nel corso del suo ministero, ufficialmente iniziato nel 1960: dalla Val di Non all’Alto Garda, passando per la Val di Gresta, la Rendena e la Valle dei Laghi. Negli anni trascorsi ad Arco aveva saputo farsi voler bene da molti: con le frequenti visite agli ammalati e i gesti di solidarietà nei confronti delle famiglie in difficoltà era diventando una presenza discreta ma rilevante, quasi familiare, nella vita cittadina.
Questo suo modo d’essere e di comunicare nasceva da una maniera peculiare di vivere la fede. Don Augusto concepiva Dio come «misericordia, amore e tenerezza. E lo ha messo in evidenza in tutti i modi: con le parole e con i gesti». «Il Dio frequentato dal Don – è stato ricordato – rende veramente umani. In questo momento storico, segnato da atrocità e guerre, c’è tanto bisogno di tornare a frequentare Cristo, avendo non se stessi ma gli altri come punto di riferimento», prodigandosi per loro. Chi lo ha conosciuto ricorda infatti soprattutto la sua rara capacità di ascolto e la semplicità con cui sapeva avvicinare e prendere per mano le persone, guidandole passo per passo nel loro cammino umano e spirituale.
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