Sanità

mercoledì 18 Febbraio, 2026

Fine vita, la Consulta della Salute promuove il disegno di legge sul suicidio assistito: «Più tutele per malati e famiglie»

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Le associazioni di pazienti sostengono la norma provinciale sul suicidio medicalmente assistito: «Non è un nuovo diritto, ma l'attuazione delle sentenze della Corte Costituzionale». Chiesto parallelamente il potenziamento delle cure palliative con nuove assunzioni

La Consulta provinciale per la Salute si schiera a favore del disegno di legge n. 67/XVII, ovvero la norma che punta a regolamentare procedure e tempi per l’accesso al suicidio medicalmente assistito in Trentino. Una posizione netta, che nasce dall’esperienza quotidiana delle associazioni accanto ai malati terminali e che vede nel testo un passo necessario per trasformare principi teorici in diritti accessibili.

Secondo la Consulta, il provvedimento non introduce una novità assoluta, ma mette ordine in un quadro già tracciato dalla giurisprudenza. «Riteniamo che il disegno di legge non introduca un “nuovo diritto a morire”, ma dia finalmente attuazione ordinata alle indicazioni della Corte Costituzionale sul fine vita» spiega la nota firmata dalla presidente Elisa Viliotti. Per le persone malate, questo significa poter esercitare l’autodeterminazione in un contesto sicuro, mentre per le famiglie rappresenta la fine dell’isolamento: «Significa non essere lasciate sole di fronte alle decisioni più difficili, ma accompagnate da procedure trasparenti, tracciate e verificabili».

Uno dei punti cardine del sostegno è la difesa del carattere pubblico del percorso. Radicare l’assistenza nel Servizio sanitario provinciale garantisce infatti che l’erogazione sia gratuita e uguale per tutti, evitando «il rischio di una privatizzazione di fatto che finirebbe per creare differenze di accesso basate sulle risorse economiche o sulla capacità di orientarsi tra opportunità all’estero».

La Consulta è però chiara: il suicidio assistito deve restare una «possibilità residuale» all’interno di una presa in carico completa. Per questo, il sostegno al Ddl va di pari passo con la richiesta di un forte potenziamento della rete delle cure palliative, che ad oggi in Trentino presenta ancora delle zone d’ombra.

«Ne chiediamo il completamento della rete provinciale – che ad oggi non copre le 12 ore notturne e le 48 ore del sabato e della domenica – attraverso l’assunzione di altri 3 medici palliativisti e 6 infermieri territoriali dedicati» sottolinea la Consulta, richiamando l’obbligo di garantire una copertura h24 come previsto dalla legge nazionale. Solo attraverso un dialogo autentico tra curanti e pazienti, infatti, si possono costruire percorsi assistenziali davvero adeguati.

Infine, il comunicato mette a confronto la proposta trentina con le bozze in discussione in Parlamento, giudicando il modello locale più equilibrato e meno burocratico. Mentre a livello statale si tenderebbe a delegare le decisioni a organismi nazionali distanti dal letto del malato, il progetto provinciale «fissa il baricentro negli organismi multidisciplinari e nei comitati etici territoriali, attribuendo valore e centralità al lavoro delle équipe che già seguono il paziente».

Da qui l’appello finale al Consiglio provinciale: portare a compimento l’iter legislativo per dotare il Trentino di uno strumento che sappia tenere insieme autodeterminazione e tutela della fragilità, diventando un punto di riferimento anche nel dibattito nazionale.