Archeologia

lunedì 14 Settembre, 2026

Fierozzo, scoperto un antico centro del rame: 11 forni a 1.600 metri, è il più grande delle Alpi

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Gli scavi in Valcava riportano alla luce un complesso attivo tra XIII e XI secolo a.C. Gli impianti potevano lavorare il minerale a ciclo continuo e il rame prodotto in Trentino raggiungeva forse regioni lontane d’Europa

A 1.600 metri di quota, in località Valcava a Fierozzo, gli archeologi stanno riportando alla luce una pagina ancora poco conosciuta della storia antica della Valle dei Mocheni. Le ricerche condotte dall’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia hanno infatti permesso di individuare un antico centro per la lavorazione del rame, attivo tra la fine del XIII e il terzo quarto dell’XI secolo avanti Cristo.

Il dato più significativo emerso dagli scavi è la presenza di almeno 11 forni fusori, individuati finora solo parzialmente. Accanto alle strutture sono stati trovati anche letti di arrostimento e tracce che potrebbero riferirsi a tettoie o altre strutture di copertura. È il numero più alto di forni finora portato alla luce sul versante sud delle Alpi centro-orientali.

Gli scavi sono diretti da Paolo Bellintani e condotti dai tecnici di Acronos. La campagna di ricerca, avviata nel maggio 2026, dovrebbe proseguire fino alla fine di settembre, con una nuova fase prevista per il 2027.

Il centro per la lavorazione del rame

Le ricerche hanno permesso di delimitare un’area archeologica di circa 3.000 metri quadrati, organizzata in due settori. Nella parte a monte si trova un piccolo pianoro dove erano concentrati gli impianti di lavorazione, mentre più a valle, lungo il pendio, si trovava la discarica delle scorie.

Il processo metallurgico dell’epoca è ricostruibile: una volta estratta dal giacimento, la calcopirite, minerale composto da rame, ferro e zolfo, veniva macinata e sottoposta al fuoco sui cosiddetti letti di arrostimento, piazzole strette e allungate. Successivamente il materiale veniva portato nei forni, dove venivano raggiunte temperature fino a 1.200 gradi.

Attraverso diversi passaggi si arrivava alla produzione del rame metallico. Il processo generava però anche grandi quantità di scorie, che venivano progressivamente scaricate lungo il pendio.

La disposizione degli impianti lascia inoltre ipotizzare un’organizzazione del lavoro particolarmente strutturata. I forni sono infatti orientati secondo un asse nord-ovest/sud-est e presentano il lato privo di muratura rivolto verso nord-est, cioè verso valle. Una caratteristica che fa pensare alla possibile presenza di batterie di forni, organizzate per consentire una lavorazione a ciclo continuo.

Le strutture, però, non sono tutte uguali: differiscono anche nelle dimensioni. Saranno quindi ulteriori analisi di laboratorio a dover chiarire se le differenze siano legate alla specifica funzione dei forni o alle diverse fasi di utilizzo del complesso.

Una storia che parte da lontano

La presenza di antiche attività minerarie nella zona era già stata segnalata da Ernst Preuschen, pioniere della ricerca archeo-mineraria alpina. Il primo intervento archeologico a Valcava risale invece al 2012 e i risultati delle prime indagini erano stati presentati nel volume Fare Rame, pubblicato dall’Ufficio beni archeologici della Provincia.

Le campagne del 2023 e soprattutto quella del 2026 hanno però ampliato considerevolmente le conoscenze sull’area.

A fornire elementi preziosi per la datazione del complesso sono stati uno spillone in bronzo del tipo Wollmesheim e alcuni frammenti ceramici attribuibili alla facies Luco A, riferibile al Bronzo recente-finale. Anche le datazioni radiometriche collocano l’attività metallurgica tra la fine del XIII e il terzo quarto dell’XI secolo avanti Cristo.

Oltre 200 siti nel Trentino orientale

Valcava non è un caso isolato. Nel Trentino orientale sono stati individuati più di 200 siti destinati alla lavorazione del minerale di rame, distribuiti tra Valsugana, Tesino, Primiero e gli altopiani di Lavarone e Luserna. Nella maggior parte dei casi, le attività sono datate tra il 1300 e il 1000 a.C.

Solo una decina di questi siti è stata finora oggetto di scavi, rendendo particolarmente rilevante la scoperta di Fierozzo per la quantità di strutture fusorie conservate.

Resta ora da capire dove finisse il rame prodotto in queste aree alpine. Una parte doveva certamente essere destinata alla produzione metallurgica locale, ma le analisi fisico-chimiche condotte negli ultimi due decenni su centinaia di manufatti dell’età del Bronzo europea suggeriscono una rete di scambi molto più ampia.

Il rame prodotto nell’area alpina potrebbe infatti essere arrivato in regioni lontane, dalla Scandinavia alla Puglia. Una rete di produzione e commercio che restituisce l’immagine di un Trentino già profondamente inserito nei circuiti metallurgici europei, più di tremila anni fa.

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