domenica 22 Marzo, 2026

Ex poliziotto perseguita la moglie e la fa spiare: la Procura chiede tre anni di carcere

di

Chiesta la prescrizione per due investigatori privati che spiavano la donna insieme al coniuge

Tre anni di reclusione per aver molestato, perseguitato e fatto spiare la moglie dalla quale si stava separando con l’intento di spingerla sull’orlo di uno stato di esasperazione con la speranza che si potesse suicidare. Con queste accuse la Procura di Trento, al termine di un processo lunghissimo, 11 udienze, ha chiesto la condanna a tre anni di reclusione per un ex poliziotto trentino ora in pensione, difeso da Luca Talmon. L’avvocato della ex moglie, Marco Vernillo ha chiesto anche la condanna dell’uomo al pagamento di un risarcimento in via provvisionale di 100 mila euro. La Procura ha chiesto che venga riconosciuta l’intervenuta prescrizione per gli altre tre imputati, presunti complici dell’ex marito della donna. Infatti la richiesta di rinvio a giudizio da parte della pm Maria Colpani era del 2018 e nel frattempo sono trascorsi i termini della prescrizione per alcuni dei reati contestati. Il pubblico ministero Maria Colpani aveva chiesto il rinvio a giudizio anche di un investigatore privato e di un suo collaboratore, difesi da Federico Fava e di un vicino di casa dell’ex moglie in Sardegna. Da questa inchiesta, partita dalla denuncia dell’ex moglie del poliziotto ora in pensione era scaturita un’indagine sui rapporti tra l’investigatore e alcuni esponenti delle forze dell’ordine. In particolare l’accusa contesta all’ex poliziotto trentino i reati di maltrattamenti, atti persecutori, violenza privata e interferenze illecite nella vita privata.
Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe maltrattato e perseguitato la moglie. E in particolare avrebbe detto a due amiche della donna che era sua intenzione di raccogliere così tanto materiale da indurla a un gesto estremo. Per questo motivo avrebbe installato, in concorso con i due investigatori privati, una «cimice» in grado di registrare le voci all’interno della casa dell’ex moglie in Sardegna. In questo modo avrebbe registrato una lunga conversazione tra la donna e una sua amica. Ciurca cinque ore di conversazione che poi sono state ritrovate come file audio nella memoria di un computer in uso a uno dei due investigatori privati finiti a processo. L’ex poliziotto è accusato anche di essersi procurato immagini della vita privata della moglie in Sardegna e anche foto dei suoi effetti personali e dell’interno della sua casa. Quando la donna ha trovato queste immagini nel cellulare del marito, questi l’avrebbe anche spinta sul divano cagionandole un grosso livido.
Ma l’ex poliziotto è accusato di aver predisposto analoghi strumenti anche nell’abitazione della donna a Predazzo. Tanto che la donna trovò un registratore in casa sua e lo fece sparire, tanto che i due investigatori privati si infuriarono con l’ex agente chiedendo il rimborso per l’apparecchiatura perduta. L’ex poliziotto è anche accusato di aver insultato più volte la moglie e di monitorare a distanza tramite una telecamera tutti gli ingressi della moglie in casa sua in Sardegna. Non solo, avrebbe tolto alla donna anche il potere di firma sul conto corrente sul quale confluivano gli affitti delle case in Sardegna, in modo tale da togliere l’indipendenza economica alla donna. In un’occasione l’avrebbe insultata e percossa davanti ad amici comuni. Secondo l’accusa era un vero stillicidio di comportamenti che miravano a togliere indipendenza economica e fiducia in se stessa alla donna. E il tutto anche grazie a telecamere e cimici che, come in una sorta di grande fratello spiavano la donna nella sua vita intima. Per non parlare dei continui maltrattamenti cui la donna sarebbe stata sottoposta. I due investigatori privati erano accusati di aver installato presso la casa in Sardegna la cimice per registrare le conversazioni della donna. Mentre il vicino di casa della donna in Sardegna era accusato di interferenza illecita nella vita privata perché in concorso con l’ex poliziotto si sarebeb procurato immagini riguardanti la vita privata della donna. Si trattava soprattutto di fotografie dei suoi effetti personali e dell’interno della sua casa sarda. Immagini che la donna aveva poi trovato nel cellulare del marito durante una sua visita in Sardegna, nel 2016.