La relazione

martedì 3 Marzo, 2026

Emergenza carcere a Trento: l’allarme del Garante Pavarin. Crescono sovraffollamento e fragilità psichiche

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La Relazione 2025 scatta un’istantanea della casa circondariale di Spini: 410 detenuti a fronte di una capienza regolamentare superata, con una popolazione sempre più straniera e giovane. Pesano le carenze della Polizia Penitenziaria e l’impennata dei casi psichiatrici

Una città nella città, dove le fragilità crescenti affaticano il percorso di rieducazione. I dati emersi dalla Relazione delle attività 2025 presentata il 3 marzo 2026 dal Garante dei diritti dei detenuti di Trento, Giovanni Maria Pavarin, delineano un quadro di profonda sofferenza per la Casa Circondariale di Spini di Gardolo. L’istituto si conferma un ecosistema complesso dove i problemi strutturali si intrecciano con fragilità umane crescenti, mettendo a dura prova sia la popolazione detenuta che il personale in servizio.

La popolazione detenuta
Al primo marzo 2026, il carcere di Trento ospitava 410 persone (365 uomini e 45 donne), con una netta prevalenza di condannati definitivi (322) rispetto agli imputati (88). Il dato più rilevante riguarda la composizione per nazionalità: il 67% dei detenuti è di origine straniera (275 persone nate all’estero), a fronte di soli 45 detenuti nati nella provincia di Trento. Questa popolazione straniera presenta caratteristiche demografiche specifiche: è sensibilmente più giovane di quella italiana, con 6 soggetti su 10 che hanno meno di 40 anni. Un ricambio generazionale che richiede strategie trattamentali diverse, spesso ostacolate da barriere linguistiche che l’istituto tenta di arginare con corsi di alfabetizzazione che coinvolgono quasi 200 persone.

Salute e disagio psichico: un’emergenza nell’emergenza
Il fronte della salute rappresenta una delle criticità più acute. Il 24% dei detenuti è attualmente in carico all’area sanitaria per disagio psichico. Per queste persone è attivo un piano di trattamento farmacologico e colloqui di sostegno costanti, inseriti nel Piano locale di prevenzione delle condotte suicidarie. Non meno allarmante è la situazione relativa alle dipendenze: nel 2025 sono state 212 le persone in carico al SerD interno. La relazione segnala inoltre casi preoccupanti di misuso di farmaci oppioidi assunti senza prescrizione medica, un fenomeno sintomatico di un malessere profondo che attraversa le sezioni.

Il lavoro e il trattamento: luci e ombre
Nonostante le difficoltà, il lavoro rimane il principale strumento di rieducazione. A Spini di Gardolo il lavoro intramurario coinvolge 320 uomini e 40 donne, impiegati prevalentemente alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria (cucina, pulizie, magazzino) o di cooperative esterne (lavanderia e assemblaggio). Tuttavia, il lavoro esterno (ex art. 21) resta limitato a soli 20 provvedimenti approvati dal Magistrato di Sorveglianza, una cifra ancora troppo bassa per garantire un reale ponte con la società civile.

Polizia Penitenziaria: organico ridotto al lumicino
A gestire questa complessa macchina è un corpo di Polizia Penitenziaria in forte sofferenza organica. A fronte di una previsione di 211 unità, sono presenti solo 168 agenti, con una carenza del 20%. Il Garante sottolinea come manchino soprattutto le figure intermedie (sovrintendenti e ispettori) e come la maggior parte del personale sia neoassunta, dunque inesperta nel gestire le dinamiche di un contesto carcerario così teso.

Le Rems e la giustizia di sorveglianza
Infine, la relazione tocca la situazione della REMS di Pergine Valsugana, dove si registra un inquietante tasso del 56% di ingressi in misura provvisoria, un dato che rischia di snaturare la funzione terapeutica della struttura a favore di esigenze puramente custodiali. Sul fronte della Magistratura di Sorveglianza, a fronte di un’alta produttività documentale, si segnala un distacco fisico dall’istituto: nel 2025 sono stati effettuati solo 5 colloqui con i detenuti. Il carcere di Trento, nelle parole di Pavarin, resta un luogo dove le richieste dei detenuti attendono risposte concrete per riportare il «carcere reale» più vicino al «carcere legale».