Economia

lunedì 23 Marzo, 2026

Ecco chi paga di più il caro carburanti in Trentino: colpite 2.300 ditte tra trasporto, taxi, bus, agenti di commercio

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Ma l'impatto, secondo la Cgia di Mestre, sarà sarà sarà anche sulle auto elettriche: ricariche più salate

Nonostante le misure varate dal governo di taglio delle accise sui carburanti – ieri a Trento il diesel era ulteriormente sceso a 1,969 euro al litro – per alcune categorie la situazione resta ancora molto critica. Lo sostiene la Cgia di Mestre nella sua nota settimanale. Pur tenendo conto della riduzione delle accise di 20 centesimi al litro e della possibilità, solo per alcuni mezzi pesanti, di un credito di imposta commisurato alla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto a febbraio 2026, gli artigiani mestrini ricordano che, dall’inizio dell’anno, il prezzo del diesel è comunque aumentato del 20,9%, pari a 34 centesimi in più al litro. Se il confronto viene effettuato sempre con il 31 dicembre scorso, oggi fare il pieno a un autocarro con massa inferiore alle 7,5 tonnellate costa circa 172 euro in più: un incremento che, su base annua, si traduce in un aggravio di circa 12.350 euro per ciascun mezzo. Ma a pagare il conto non sono solo gli autotrasportatori ma anche taxisti, bus operator, noleggio con conducente (Ncc) e anche gli agenti di commercio. Cioè, in provincia di Trento, 2.341 imprese e ditte individuali, di cui 728 sono autotrasportatori e servizi di trasloco, 224 tassisti e Ncc, 61 bus operator e 1.328 agenti di commercio.

A livello nazionale, ricorda l’Ufficio studi della Cgia, fanno parte dei «professionisti della strada», che per legge devono avere un’abilitazione professionale per guidare i propri mezzi di lavoro, 68.482 autotrasportatori, 31.590 tassisti e Ncc e 2.993 bus operator. Una platea di soggetti che ogni anno macina centinaia di migliaia di chilometri, di giorno, di notte e con qualsiasi condizione meteo. A questi operatori economici, la Cgia ha aggiunto anche i 203.742 agenti di commercio; un’altra categoria di partite Iva che trascorre gran parte della propria giornata lavorativa al volante. Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente sono queste le attività di lavoro autonomo che più delle altre devono fare i conti con il caro carburante: nonostante i tagli introdotti dall’esecutivo nei giorni scorsi, dall’inizio del 2026 il prezzo alla pompa del diesel è salito del 20,9%, quello della benzina del 3%. È chiaro, affermano gli artigiani di Mestre, che le misure nazionali da sole non bastano: servono anche interventi a livello europeo, per permettere ai singoli Paesi di ridurre in modo stabile le tasse sui prodotti energetici, senza mettere a rischio i conti pubblici.

I settori citati non possono limitare l’uso dell’automezzo. E in un contesto già appesantito dall’aumento dei costi – personale, assicurazioni, pedaggi, manutenzione – il carburante è tornato, da alcune settimane, a rappresentare un fattore di instabilità del bilancio aziendale. Per queste attività, infatti, il gasolio per autotrazione incide mediamente del 30% sui costi operativi. Inoltre, gli aumenti dei prezzi non hanno riguardato solo i carburanti tradizionali, ma anche le ricariche elettriche. Le flotte impiegate per l’ultimo miglio, ad esempio, sono ormai quasi tutte green. Negli ultimi 20 giorni, il costo per ricaricare un mezzo full electric è passato da 70 a circa 100 euro, con un aumento del 43%: un vero e proprio salasso. Va inoltre ricordato che, mentre trasportatori e aziende di bus turistici possono, almeno in linea teorica, confrontarsi con i committenti per ottenere un adeguamento dei contratti e compensare i maggiori costi, taxisti e Ncc hanno margini di manovra quasi nulli, poiché le tariffe applicate alla clientela sono regolamentate.