L'intervista

domenica 3 Maggio, 2026

Dolomiti Energia in Borsa, cosa cambia? L’analisi di Postal: «La quotazione garantisce liquidità per gli investimenti, ma richiede costi elevati»

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Tra nuovi capitali per crescere e il rischio di subire le pressioni del mercato tutti i pro e i contro dell'operazione

Più risorse per investimenti più grandi, ma anche più rischi di indebitamento e nuovi costi da sostenere. Gianfranco Postal, ex dirigente generale della Provincia, spiega quali sono le possibili implicazioni di un ingresso di Dolomiti Energia in borsa, analizzando i pro e i contro del passaggio.
Postal, Dolomiti Energia valuta l’ingresso in borsa in autunno. Cosa vuol dire entrare nel mercato azionario?
«Significa che si ricorre alla vendita di azioni già possedute o nuove al pubblico, dalle famiglie agli addetti ai lavori passando per le imprese e le banche, chiunque ritenga che la loro acquisizione possa tradursi in vantaggi al proprio patrimonio. Questa vendita è vincolata alle regole della Borsa, cioè ai listini di Milano, Londra, New York e via dicendo».
Perché una società prende una decisione simile?
«È una decisione che prendono le società di certe dimensioni che intendono acquisire dei finanziamenti dal pubblico per avere nuove liquidità da investire, un sostegno alla crescita».
All’atto pratico cosa cambierebbe per Dolomiti Energia?
«Aprirsi al pubblico significa aprire i propri bilanci, rendere tutto trasparente e analizzabile ai potenziali acquirenti».
Dal punto di vista della società quali sono i possibili pro e contro di questo ingresso?
«I pro sono quelli citati, cioè la possibilità di avere nuovi capitali da investire. Fra i contro in primis, per essere quotati e garantire la trasparenza serve sostenere tutta una serie di costi, munendosi di advisor, società di revisione, legali, insomma c’è tutto un apparato di cui dotarsi perché si parla di fornire rendicontazioni puntuali anche trimestrali. Poi per una struttura societaria come quella di Dolomiti Energia c’è il rischio di una “scalata”, cioè se la parte di controllo pubblico scende sotto una soglia critica questa diventa contendibile sul mercato, come successo ad esempio ad Enel. Infine, nel breve periodo il rischio forse più grande è quello di subire la pressione del mercato».
Cioè?
«Chi compra le azioni lo fa puntando soprattutto ai dividendi che vengono liquidati, in altre parole si aspetta dei guadagni economici. Ma come detto si accede in Borsa per realizzare investimenti, che quindi difficilmente si traducono in una liquidità immediata; va mantenuto equilibrio fra i progetti da realizzare e le richieste degli azionisti. Da un certo punto di vista, l’accesso in Borsa è una forma di indebitamento».
Per il territorio invece cosa cambia visto che una parte importante degli azionisti del gruppo sono soci pubblici?
«Questo dipende molto da chi saranno i futuri acquirenti e quali saranno le loro intenzioni. Sono tante le società operanti nel settore energia con forma simili a Dolomiti Energia che sono già quotate in Borsa. Quelle che saranno le conseguenze per il territorio si potranno prevedere una volta che sarà chiaro il progetto con cui ci si presenterà al mercato, e solo sul lungo termine quando sarà noto come i nuovi fondi verranno investiti. Non si accede alla Borsa semplicemente dicendo di voler ottenere la miglior quotazione possibile, bisogna saper vendere le proprie azioni e dimostrarsi solidi e affidabili, far capire perché si chiedono risorse e fiducia»
All’interno degli stessi soci pubblici infatti c’è chi è contrario a questo passaggio di Dolomiti Energia, e cita come alternativa il modello dell’altoatesina Alperia (presente sul mercato obbligazionario). È un percorso effettivamente più conveniente per il territorio?
«Parliamo di modelli diversi e di scelta di economia politica, che andranno prese dai soci pubblici. Non credo esista un modello “giusto” o “sbagliato”, si tratta di scegliere quali relazioni si vogliono conservare con il territorio e il tessuto imprenditoriale locale. Se si vuole un legame forte si privilegia una scelta stile Alperia, altrimenti per ottenere risorse maggiori si va in borsa. Sono scelte che andranno quindi prese anche alla luce di quelle che saranno le decisioni sotto il profilo delle concessioni, e che come detto avranno conseguenze sul lungo periodo».