Cronaca

sabato 23 Maggio, 2026

Disastro Air France Rio-Parigi, sensori ghiacciati ed errore umano: cosa è accaduto nei 4 minuti prima dello schianto

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Nell’incidente morirono 228 persone, tra cui i trentini Giovanni Battista Lenzi, Luigi Zortea e Rino Zandonai

Diciassette anni dopo il disastro del volo Air France AF447, la giustizia francese ha ribaltato il verdetto di primo grado. Il 21 maggio 2026 la Corte d’Appello di Parigi ha riconosciuto Air France e Airbus colpevoli di omicidio colposo aziendale per la tragedia avvenuta nella notte tra il 31 maggio e il primo giugno 2009, quando un Airbus A330 partito da Rio de Janeiro e diretto a Parigi precipitò nell’oceano Atlantico causando la morte di tutte le 228 persone a bordo. Per entrambe le società è stata disposta una multa da 225mila euro.

Tra le vittime c’erano anche tre trentini: il consigliere provinciale Giovanni Battista Lenzi, il sindaco di Canal San Bovo Luigi Zortea e il direttore della Trentini nel Mondo Rino Zandonai, impegnati in Brasile in un viaggio legato alle comunità trentine all’estero.

Fin qui la cronaca. Ma cosa è realmente accaduto? Secondo quanto emerso dalle indagini e dall’analisi delle scatole nere, recuperate soltanto due anni dopo a oltre 4mila metri di profondità, il disastro iniziò durante il sorvolo di una vasta area temporalesca vicino all’equatore. I tubi di Pitot, i sensori esterni che rilevano la velocità dell’aereo, si ghiacciarono improvvisamente fornendo dati incoerenti ai sistemi di bordo. L’autopilota si disinserì e il controllo passò ai piloti.

In cabina, però, la situazione degenerò rapidamente. Uno dei copiloti, disorientato dagli allarmi e dalla perdita dei riferimenti automatici, reagì tirando il muso dell’aereo verso l’alto invece di stabilizzarlo. L’Airbus entrò così in stallo aerodinamico ad alta quota. Nei successivi quattro minuti e 23 secondi i tre piloti tentarono senza successo di recuperare il controllo del velivolo, che continuò a perdere quota fino all’impatto con l’oceano Atlantico.

Le indagini tecniche del Bureau d’Enquêtes et d’Analyses francese individuarono una concatenazione di errori umani e problemi tecnici. Airbus venne accusata di avere sottovalutato i problemi già noti ai sensori Pitot, mentre Air France di non avere preparato adeguatamente i piloti a gestire quel tipo di emergenza in quota. Elementi che la Corte d’Appello ha ritenuto determinanti per la condanna pronunciata nel 2026.