L'intervista

lunedì 17 Agosto, 2026

Differenze di genere tra gli amministratori, il professor Brunazzo: «Donne poco rappresentate? Sì ma la situazione sta migliorando»

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Il direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’università di Trento: «Report è analisi interessante, ma bisogna essere cauti con i dati»

«Le istituzioni non devono necessariamente essere lo specchio esplicito della società». Lo ha detto Marco Brunazzo, direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’università di Trento, riflettendo sui dati degli amministratori locali presentati da Più Democrazia (lo studio si basa sui dati dell’anagrafe Regionale).

Brunazzo, dall’analisi di Più Democrazia emerge uno spaccato in cui le caratteristiche demografiche e socioeconomiche degli amministratori locali si discostano parzialmente da quelle della società trentina. Ritiene questo possa essere un problema?
«Che ci siano degli scostamenti tra il profilo degli amministratori locali e la popolazione trentina non mi preoccupa di per sé. Anzi. Tutti vorremmo essere governati da chi è in grado di rappresentare interessi collettivi o da chi è più preparato sui temi in questione. Le istituzioni non devono necessariamente essere lo specchio esplicito della società. Non è quindi un problema se siamo governati da persone con titoli di studio più elevati o se hanno posizioni occupazionali più importanti. Credo che questa sia una ricchezza invece».

L’analisi prende in considerazione i dati dell’anagrafe della regione per cercare di dare uno spaccato di chi governa il Trentino. Riesce nel suo intento?
«È un’analisi descrittiva molto interessante, però credo che bisogni essere cauti nel trattare questi dati. La mia non vuole essere una critica ma in questi casi l’interpretazione richiederebbe un lavoro un po’ più approfondito per poggiare i piedi su un terreno più solido».

Cosa intende?
«Ci sono alcune questioni su cui andrebbero fatte ulteriori analisi per avere dei risultati più oggettivi. Si tratta di questioni metodologiche insomma».

Ci potrebbe fare qualche esempio?
«Non mi è chiaro, ad esempio, se i dati relativi alla popolazione trentina includano anche i minorenni. È chiaro che questo è un dato cruciale perché se fossero inclusi anche i minorenni i titoli di studio sarebbero meno per motivi evidenti».

E per quanto riguarda la questione del possibile conflitto di interessi, considerando che più del 15% degli amministratori è nel settore urbanistico-edilizio?
«Si, ci può essere questo problema però gli indizi che noi abbiamo sono veramente molto labili».

Ci può spiegare?
«Questi dati ci dicono che una fetta abbastanza importante opera nell’ambito dell’edilizia, ma è un dato che non ha contestualizzazione. Non sapendo quanti sono i geometri in Trentino, oppure quanti sono i laureati o i diplomati in ambito edilizio, non possiamo sapere se c’è davvero un’auto selezione. Magari ad un certo numero di laureati o diplomati in un determinato ambito corrisponde un certo numero di amministratori, ma per saperlo bisognerebbe considerare i dati nel loro insieme. Poi c’è da considerare che normalmente nei piccoli comuni viene richiesta una competenza tecnica elevata. E questa può essere ragione di un’auto selezione positiva. Se l’amministratore conosce il settore sa di cosa sta parlando».

Per quanto riguarda la sotto rappresentazione delle donne invece?
«Che il trentino abbia un problema di rappresentanza femminile è indubbio, ma è anche vero che questa è sempre meno presente. L’analisi inoltre non tiene conto delle dimensioni dei comuni. La sindaca di Rovereto gestisce un’amministrazione completamente diversa da quella di Vallelaghi, ad esempio. Questo per dire che anche questa questione andrebbe contestualizzata per avere una analisi più completa».

In generale lo studio non sembra tenere conto delle dimensioni dei comuni.
«Si, sono dati che comparano grandi e piccoli comuni ma è evidente che l’amministratore comunale di un grande comune viene scelto secondo logiche diverse. Restano comunque dati interessanti e lo sforzo di trasparenza è importante. Detto questo, prima di dare una interpretazione di quei dati bisognerebbe fare un lavoro più rigoroso».

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