Mondo

giovedì 9 Aprile, 2026

Decine di morti per i bombardamenti israeliani in Libano, l’Iran chiude di nuovo lo stretto di Hormuz. Trump: «Una scaramuccia»

di

Colpito anche un mezzo Unifil italiano, Crosetto: «È inaccettabile». Urso convoca le compagnie petrolifere per abbassare i prezzi

Dopo aver minacciato di cancellare un’intera civiltà, l’altra notte Donald Trump ha accettato di estendere di due settimane la scadenza dell’ultimatum per l’Iran. Lo stop ai bombardamenti è «a condizione che la Repubblica islamica acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz», scrive il tycoon. Alcune navi hanno già effettuato i primi attraversamenti, ma poi lo Stretto è stato nuovamente chiuso dopo gli attacchi a raffica di Israele contro il Libano. Teheran ha detto sì alla proposta americana, sottolineando che per gli Usa è una «ritirata umiliante». Intanto sabato Steve Witkoff, Jared Kushner, guidati dal vicepresidente JD Vance saranno a Islamabad per colloqui di pace con l’Iran. Ma ora l’attenzione si è spostata su Israele che ieri ha bombardato a raffica il Libano: in dieci minuti sono esplose circa 160 bombe. Un mezzo Unifil italiano è stato colpito dagli attacchi dell’Idf. Non è tardata ad arrivare la condanna del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha detto: «È inaccettabile che i peacekeeper italiani siano esposti a rischi, intervengano le Nazioni Unite». Secondo la Croce Rossa libanese gli attacchi israeliani hanno causato oltre 300 morti e feriti a Beirut e nella sua periferia meridionale Dahiyeh, roccaforte di Hezbollah.

Molte persone sono rimaste intrappolate sotto le macerie, mentre gli ospedali della zona sono sotto forte pressione. In un’intervista esclusiva a Pbs, Trump ha confermato che il Libano «non era incluso nell’accordo per la tregua stabilita con l’Iran a causa di Hezbollah». Interrogato sulla sua posizione in merito agli attacchi israeliani su Beirut, Trump ha detto che «fanno parte dell’accordo, lo sanno tutti», definendoli «una scaramuccia a parte di cui ci occuperemo. Va tutto bene» ha concluso.

Non parla di scaramucce invece il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Ho appena dato indicazioni di convocare al Ministero degli Esteri l’ambasciatore di Israele in Italia, per chiarire quanto accaduto oggi in Libano. I militari italiani non si toccano» ha scritto sui social.

«Sono state segnalate violazioni del cessate il fuoco in diverse località della zona di conflitto, che minano lo spirito del processo di pace – ha invece detto il premier pakistano Shehbaz Sharif in quello che sembra essere un riferimento all’operazione militare effettuata nel pomeriggio da Israele in Libano -. Esorto vivamente e sinceramente tutte le parti a esercitare moderazione e a rispettare il cessate il fuoco per due settimane, come concordato, affinché la diplomazia possa svolgere un ruolo guida verso una soluzione pacifica del conflitto». L’oleodotto saudita Est-Ovest sarebbe invece stato colpito con droni. Lo riporta Bloomberg. Si tratta della struttura fondamentale per consentire al petrolio, circa 7 milioni di barili ogni giorno, di aggirare lo stretto di Hormuz e viaggiare verso il Mar Rosso, e da lì verso il resto del mondo. Secondo Reuters, l’attacco avrà un impatto – ancora non definito se importante o limitato – sul flusso di greggio.

Proprio su questo tema, oggi pomeriggio sono state convocate al ministero a Roma «le quattro grandi aziende di distribuzione dei carburanti perché ci sia la consapevolezza che l’adeguamento dei prezzi debba essere immediato». Lo ha detto ieri pomeriggio il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, in conferenza stampa al Mimit, rispondendo a una domanda sulle conseguenze della tregua in Medio Oriente sui prezzi di diesel e benzina. Se l’intesa in merito al conflitto ha provocato una riduzione «significativa e immediata» del costo del gas internazionale, questa riduzione dei prezzi deve subito vedersi anche nella rete di distribuzione nazionale, ha specificato Urso.