Industria
domenica 16 Febbraio, 2025
Dana, allarme tra gli addetti ai servizi: tra pulizie, mensa e portierato a rischio 100 posti
di Francesco Terreri
Licenziamenti che si aggiungono agli altri 900 posti a rischio. Bozzato (Cgil): portiamo ai tavoli di trattativa anche lavoratori e lavoratrici degli appalti
C’è chi fa le pulizie, chi cucina nella mensa aziendale, chi gestisce il portierato, chi fa i servizi di trasporto e logistica. Ai 900 e passa dipendenti degli stabilimenti Dana di Arco e Rovereto – 3.800 in tutta Italia – allarmati per la decisione della multinazionale statunitense di vendere l’intero ramo d’azienda off-highway, quello delle macchine agricole e movimento terra nel quale sono specializzate le sedi trentine, e di delocalizzare in Messico parte della produzione, va aggiunto il centinaio di lavoratori e lavoratrici dei servizi esternalizzati in appalto. Con i quali si superano i 1.000 addetti interessati alla sorte dell’azienda. Lo ricorda il segretario della Filcams Cgil del Trentino Luigi Bozzato. In provincia si stimano almeno diecimila lavoratrici e lavoratori in appalto: cinquemila nel pubblico e cinquemila nel privato (Il T del 6 gennaio 2024). Nell’industria potrebbero essere più di mille.
«Le sorti di Dana che negli ultimi mesi stanno mettendo a soqquadro il Trentino e il relativo tessuto produttivo per le ricadute economiche e sociali che la nefasta opzione di trasferimento della produzione, oltre che del cambio di proprietà, comporterebbe – afferma Bozzato – interessano oltre che i lavoratori diretti e la relativa filiera anche gli appalti che all’interno dell’universo Dana, filiera compresa, operano. Ne consegue che i numeri delle lavoratrici e dei lavoratori interessati vanno drammaticamente aumentati di qualche altra decina di unità; poco meno di un centinaio sono infatti le lavoratrici e i lavoratori in appalto che gravitano attorno al colosso dell’automotive in Trentino, senza contare quelli negli altri stabilimenti presenti nel paese».
«Logistica, mensa, portierato, pulizie esternalizzati – prosegue Bozzato – aumentano quindi il numero delle risorse e della relative famiglie che da qualche settimana vivono con ansia la loro quotidianità, in attesa di qualche segnale che possa riportare serenità, di qualche notizia che, di rimbalzo dai tavoli al quale sono assenti, in quanto semplice appalto della realtà interessata, possa far intravvedere uno spiraglio di luce».
«Perché anche questo è l’appalto, l’esternalizzazione: il non poter partecipare direttamente ai tavoli di confronto, pur essendo legati a doppio filo alla realtà produttiva, pur contribuendo con le proprie energie e dedizione al risultato economico e dover attendere le notizie di seconda mano. Proprio per questo, anche per questo, i lavoratori degli appalti saranno presenti ai presidi che verranno organizzati dai dipendenti Dana. Difendere il proprio luogo di lavoro e rivendicare la propria esistenza e opera al suo interno, esistenza che viene negata nei fatti da un modello organizzativo che li penalizza e li rende invisibili ai più».
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