La storia
giovedì 11 Aprile, 2024
Dalla Val di Fassa al Brasile. La missione di Sommavilla e Chiocchetti per insegnare canederli e luganeghe ai figli degli emigrati
di Gilberto Bonani
I due sessantenni fassani illustreranno i segreti dei prodotti tradizionali trentini
La «feijoada», il piatto nazionale brasiliano composto da stufato di fagioli neri, cavolo, carne e spezie ora ha un concorrente: i trentinissimi canederli e luganeghe.
Agenti della diffusione sono due sessantenni della Valle di Fassa. Iniziamo con Luigi Sommavilla «Semio». Il padre Tita era proprietario di una storica macelleria in centro paese a Moena. Luigi si è messo in proprio nel 1980 creando un laboratorio artigianale a San Giovanni di Fassa. Produce prevalentemente luganeghe conosciute e apprezzate in Fassa e Fiemme. Ogni venerdì, anche se giorno di magro, è la giornata prestabilita per l’arrivo delle «luganeghe del Luigi» nei negozi e supermercati delle due valli. Vanno a ruba per la qualità della carne e la leggerezza della lavorazione. Da alcuni anni Sommavilla va in Brasile per svago ma è anche prodigo di consigli su come lavorare la carne di maiale per fare ottime luganeghe. I primi contatti sono stati con l’associazione «Trentini nel Mondo» che ha raccolto le richieste dei figli dei trentini emigrati in Brasile. «Sono stato più volte nel sud del Brasile, precisamente a Florianopolis, capitale dello stato di Santa Catarina e a Blumenau dove ogni anno si tiene l’Oktoberfest». La cittadina è stata fondata nel 1850 dall’omonimo farmacista e chimico tedesco insieme a 17 coloni. Dal 1984 è sede di una copia della festa bavarese dove accanto all’hamburger e ai bratwurst fanno ora la comparsa anche le luganeghe trentine. «Il sud del Brasile è molto attivo» spiega Sommavilla. «Ci sono allevamenti di animali tra cui maiali e producono una carne ottima. Non ci sono problemi di lingua perché i figli dei migranti, prevalentemente della zona di Pinè, parlano trentino. Addirittura un nonno di 90 anni utilizza il dialetto di un secolo fa, un vero tuffo nel passato. Alcuni di loro hanno visitato la Valle di Fassa e ormai abbiamo stretto una forte amicizia. Quest’anno andrò nel Nord – Est, precisamente a Nadal, guidato dall’amico Chiocchetti».
E qui entra in scena Luigi Chiocchetti «Mani», sempre di Moena. La sua vita professionale l’ha dedicata alla ristorazione lavorando in sala per alberghi e ristoranti. Grande intenditore di vini sa abbinare l’etichetta giusta al piatto servito dalla cucina. Conosce ricette e gusti della clientela. È sempre stato attratto dai viaggi esotici e conosce molto bene il Brasile. Ha partecipato anche a una puntata di Papo de Fogão, un programma settimanale incentrato sulla gastronomia che è visibile sull’omonimo canale youtube. Accanto a Fernando Amaral, l’ideatore della serie culinaria in tv, si è proposto a insegnare la ricetta dei canederli alla trentina, utilizzando ovviamente gli ingredienti locali. Quindi niente Puzzone di Moena (il formaggio moenese dal potente afrore) sostituito da un prodotto locale. «Ho scelto di portare in tv la ricetta dei canederli alla trentina – spiega Luigi Chiocchetti – per veicolare anche in terra brasiliana la buona abitudine di non gettar via gli avanzi di cucina, ma riutilizzarli in piatti semplici e comunque saporiti. Al posto dello speck ho inserito la pancetta affumicata, piuttosto diffusa in Brasile. Per condimento ho impiegato il burro locale, chiamato “manteiga da terra”, un prodotto artigianale del Nordest che ricorda come sapore quello usato tanti anni fa nei nostri paesi».
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