L'evento

lunedì 19 Gennaio, 2026

Dalla prima traversata della Groenlandia (nel 1888) alla Valanga Azzurra: la storia dello sci raccontata al Museo di San Michele

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Venerdì 23 gennaio 2026 al METS – Museo etnografico trentino San Michele una conferenza del professor Giorgio Daidola

Dalle distese ghiacciate della Groenlandia alle vette delle Alpi, lo sci non è soltanto uno sport, ma un fenomeno culturale, sociale e tecnico che ha attraversato oltre un secolo di storia. È questo il filo conduttore della conferenza “Lo sci alla conquista delle Alpi”, in programma venerdì 23 gennaio 2026 alle ore 18 al METS – Museo etnografico trentino San Michele, nell’ambito delle iniziative legate alla mostra “Attrezzi. Dal lavoro al sogno sportivo”, visitabile fino al 31 marzo 2026.

A guidare il pubblico in questo viaggio per immagini sarà il professor Giorgio Daidola, che ricostruirà le tappe fondamentali dello sviluppo dello sci alpino tra Otto e Novecento, mettendo in luce il legame tra esplorazione, innovazione tecnica e trasformazioni sociali.

Il racconto prende avvio da un episodio considerato fondativo: la prima traversata della Groenlandia, compiuta nel 1888 dall’esploratore norvegese Fridtjof Nansen. Un’impresa resa possibile proprio grazie all’uso degli sci, raccontata dallo stesso Nansen nel volume pubblicato nel 1890. Quel libro ebbe un impatto decisivo: dimostrò che lo sci non era solo uno strumento di sopravvivenza nelle regioni nordiche, ma poteva diventare un mezzo di esplorazione e movimento anche in ambiente alpino. Da quell’esperienza prese forma, alla fine del XIX secolo, la diffusione dello sci sulle Alpi europee.

Daidola ripercorrerà poi l’evoluzione delle attrezzature, delle tecniche e delle culture dello sci, seguendo le figure che ne hanno segnato la storia. Dalle eleganti curve Telemark di Wilhelm Paulcke, pioniere dello scialpinismo alpino, al progressivo bloccaggio dei talloni sugli sci, introdotto da protagonisti come Zdarsky, Bilgeri, Schneider, Seelos, Allais e Couttet, protagonisti tra gli anni Venti, Trenta e Quaranta del Novecento.

Un passaggio chiave è rappresentato dall’introduzione del Wedeln nel 1955 da Stephan Kruckenhauser, tecnica alla base dei successi di campioni leggendari come Zeno Colò, Toni Sailer e Jean-Claude Killy. Da qui si arriva alla “curva tipo” di Mario Cotelli e alla stagione irripetibile della Valanga Azzurra guidata da Gustav Thoeni, fino al talento iconico di Alberto Tomba.

Spazio anche alle grandi traversate delle Alpi con gli sci, considerate la massima espressione dello scialpinismo: dalla solitaria di Léon Zwingelstein nel 1933 a quella, sempre in solitaria, di Paolo Rabbia nell’inverno 2008-2009.

La conferenza affronterà infine le trasformazioni più recenti, dalla diffusione della neve artificiale alla tecnica carving, che hanno cambiato profondamente lo sci di massa, e le reazioni contemporanee: il ritorno allo scialpinismo classico, il boom del freeride e la riscoperta del Telemark, inteso come modo di sciare più naturale e personale.

La serata si concluderà con una visita guidata alla mostra insieme ai curatori e un momento conviviale