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martedì 27 Gennaio, 2026

Dal Trentino alla Groenlandia: il Muse avvia a Tasiilaq un progetto di ricerca sull’antico insediamento Inuit di Ittimiini

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Una spedizione del Museo delle Scienze di Trento getta le basi per uno studio partecipativo con le comunità locali Inuit: al centro patrimonio, autodeterminazione e memoria storica in un Artico che cambia

Una spedizione del Museo delle Scienze di Trento getta le basi per uno studio partecipativo con le comunità locali Inuit: al centro patrimonio, autodeterminazione e memoria storica in un Artico che cambia.

Una spedizione del MUSE – Museo delle Scienze di Trento ha avviato in Groenlandia orientale le basi per un nuovo progetto di ricerca bio-culturale che integra archeologia, storia ambientale e scienze naturali, con un forte impianto partecipativo e decoloniale. L’iniziativa nasce dalla collaborazione con The Red House Greenland Foundation e coinvolge direttamente le comunità locali dell’area di Tasiilaq, uno dei principali centri abitati della regione artica. Al centro dello studio c’è la valorizzazione condivisa, scientifica e culturale, di un antico insediamento invernale Inuit situato sul promontorio di Ittimiini, dove sono conservate importanti testimonianze del passato delle popolazioni locali.

Tra la fine di agosto e la metà di settembre 2025 un team del MUSE – Museo delle Scienze composto da Matilde Peterlini, Chiara Fedrigotti e Mauro Gobbi ha svolto una visita preliminare per valutare la fattibilità del progetto. La richiesta era arrivata nel 2024 dalla Red House Greenland Foundation, fondata dall’esploratore altoatesino Robert Peroni, impegnata nel miglioramento della qualità della vita delle comunità locali attraverso micro-economie legate alla conoscenza e alla tutela del patrimonio naturale e culturale. L’obiettivo è avviare un percorso di ricerca e valorizzazione storico-archeologica che metta al centro non solo i resti materiali dell’insediamento Inuit, ma anche il rapporto tra comunità, memoria e territorio.

Tasiilaq, sulla costa orientale della Groenlandia, si trova poco sotto il Circolo Polare Artico. L’area, caratterizzata da tundra artica, fiordi, paesaggi montuosi e lingue glaciali, conta circa 3.000 abitanti distribuiti in piccoli villaggi. La presenza umana risale a circa 4.000 anni fa; l’attuale popolazione Inuit, localmente nota come Iivit o Tunumiit, discende probabilmente dalla cultura di Thule. La regione porta ancora i segni della colonizzazione danese avviata alla fine dell’Ottocento, mentre oggi i processi di autodeterminazione Inuit si intrecciano con le sfide ambientali, economiche e geopolitiche legate al cambiamento climatico in Artico.

Il progetto si fonda su un approccio di scienza partecipata e ricerca decoloniale, che riconosce il valore delle conoscenze locali e punta alla co-costruzione delle domande di ricerca. La missione preliminare ha infatti avviato un dialogo diretto con le istituzioni del territorio, in particolare con l’Ammassalik Museum di Tasiilaq, per definire modalità di collaborazione fondate su dialogo, rispetto e obiettivi condivisi. La ricerca adotta una prospettiva interdisciplinare bio-culturale, focalizzata sull’evoluzione del rapporto tra ambiente e società, analizzando il passaggio dal nomadismo alla sedentarietà e gli effetti dei recenti cambiamenti socio-economici e ambientali.

Dalle prime attività è emerso un forte interesse, soprattutto tra la popolazione adulta e anziana, per la ricostruzione della storia dell’insediamento di Ittimiini. La riconnessione con il passato è percepita come strumento per rafforzare l’identità culturale Inuit, trasmettere conoscenze alle nuove generazioni e favorire una forma di riconciliazione con i traumi del periodo coloniale. In un Artico in rapido mutamento, una maggiore consapevolezza storica e ambientale può sostenere i processi di autodeterminazione e la partecipazione attiva alle decisioni future.

Il progetto groenlandese dialoga con l’esperienza del MUSE nelle Alpi, dove i processi di urbanizzazione del secondo dopoguerra hanno modificato mobilità stagionale e saperi ambientali tradizionali. Il confronto tra Artico e contesto alpino offre una chiave per comprendere come il cambiamento climatico, pur trasformando profondamente le conoscenze tradizionali, possa generare nuove forme di sapere utili ai processi di adattamento.