Università e ricerca
mercoledì 18 Febbraio, 2026
Dal termometro digitale al pressometro: UniTrento presenta la Usability Room per progettare dispositivi medici intuitivi
di Redazione
Il Lab Village del Dipartimento di Ingegneria industriale trasforma la tecnologia in strumenti semplici per famiglie, caregiver e professionisti sanitari
L’innovazione tecnologica in ambito medicale sta vivendo una trasformazione profonda che sposta il baricentro dalla pura prestazione tecnica alla reale fruibilità da parte dell’utente finale. Al centro di questa rivoluzione si pone l’Università di Trento, e in particolare il Dipartimento di Ingegneria industriale, che attraverso il progetto Lab Village Sanità digitale ha dato vita a un’infrastruttura d’avanguardia: la Usability Room. Si tratta di uno spazio fisico e concettuale dedicato alla co-progettazione e alla valutazione di soluzioni di sanità digitale, dove l’usabilità e la sicurezza non sono più considerate variabili secondarie, ma pilastri fondamentali del design industriale. Questo percorso d’eccellenza, che vede la fondamentale collaborazione dell’esperta ingegnera Alice Ravizza, viene presentato ufficialmente venerdì 20 febbraio alle 16 presso la sede della Laurea magistrale in Bioingegneria a Rovereto, segnando un punto di svolta per l’Ecosistema dell’Innovazione Inest (Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem), finanziato con i fondi del PNRR.
Il concetto di sanità digitale che emerge da questo laboratorio condiviso punta a risolvere problemi concreti della vita quotidiana. Si pensi ai termometri digitali di nuova generazione, progettati per essere utilizzati a casa in modo silenzioso e rapido, permettendo di monitorare la salute dei bambini senza svegliarli, oppure agli elettrocardiografi e ai misuratori di pressione resi accessibili anche a utenti non professionali. La chiave di volta è rappresentata dallo sviluppo di manuali d’uso con infografiche appositamente studiate, capaci di abbattere le barriere della fragilità digitale. Come spiegato dai responsabili scientifici, l’obiettivo è fare in modo che gli strumenti parlino da sé, garantendo diagnosi sicure e prestazioni d’alto livello senza generare confusione o rischi per l’utilizzatore, sia esso un paziente a domicilio, un farmacista o un operatore in una struttura complessa.
Il Lab Village agisce come una vera e propria cerniera tra il mondo della ricerca accademica e il sistema produttivo. Non è soltanto un luogo di sperimentazione, ma una piattaforma collaborativa dove l’Ateneo di Trento, leader dello Spoke 2 “Health, Food and Lifestyle”, mette a disposizione competenze trasversali per supportare le imprese nella creazione di prodotti e servizi capaci di rispondere ai rigorosi quadri regolatori internazionali. Il modello proposto da UniTrento all’interno del consorzio Inest punta a generare tecnologie di valore che sappiano coniugare la visione scientifica di lungo periodo con le esigenze immediate del mercato industriale. In questo contesto, il coinvolgimento attivo di studenti e studentesse della Laurea magistrale in Bioingegneria per la medicina personalizzata risulta determinante. I futuri bioingegneri partecipano infatti alle attività di revisione dei dispositivi medici insieme a sviluppatori e ricercatori, acquisendo una formazione sul campo che li rende professionisti immediatamente pronti per i processi di ricerca e sviluppo più avanzati.
L’eredità che il progetto Inest si appresta a lasciare sul territorio trentino e del Nord-Est è fatta di infrastrutture fisiche come la Usability Room, ma anche di una fitta rete di relazioni tra università, imprese e società. Alla presentazione dei risultati parteciperanno figure chiave del panorama dell’innovazione, tra cui il direttore generale di Inest, Luca Fabbri, e rappresentanti di realtà come Confindustria, Trentino Sviluppo e la Società Multiservizi di Rovereto. Il confronto pubblico serve a validare un metodo di lavoro che pone l’utente — sia esso paziente o caregiver — al centro del processo creativo, assicurando che la transizione digitale non lasci indietro nessuno.
Guardando alle prospettive future, il percorso della sanità digitale trentina non si ferma alla sola usabilità. Il prossimo 20 marzo, infatti, l’attenzione si sposterà sulla sostenibilità ambientale dei dispositivi medici con una giornata dedicata al paradigma “One Health”. L’obiettivo è ripensare l’intero ciclo di vita delle tecnologie sanitarie fin dalla loro progettazione per ridurne l’impatto sul pianeta, legando indissolubilmente la salute dell’uomo a quella dell’ecosistema. A questo si aggiungerà, il 23 marzo a Povo, un approfondimento metodologico sulla gestione del rischio e sulle decisioni d’impresa nelle start-up innovative del settore med-tech. Attraverso questa serie di iniziative, l’Università di Trento conferma il proprio ruolo di guida nell’innovazione in sanità, trasformando la complessità tecnologica in strumenti di cura quotidiani, sicuri e alla portata di tutti.
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