Val di Sole
sabato 24 Gennaio, 2026
Da residenza nobiliare a immobile in «svendita»: Palazzo Antonietti a Caldes acquistabile a 65mila euro
di Alberto Mosca
Lo storico edificio del 1700 da oltre 370 metri quadri è in vendita e in cerca di valorizzazione tramite la classifica dei luoghi del cuore
A vedere l’annuncio sul sito del Fai, a partire dalla foto-copertina, sembrerebbe una delle tante cucine «de ‘sti ani». Niente di particolare. Ma nella photogallery, ecco le stufe a olle, gli stucchi, l’architettura settecentesca di un palazzo della piccola nobiltà solandra. Manca però nella rassegna il pezzo forte, il camino con lo stemma, quello della famiglia Antonietti di Caldes, pubblicato nel 2015 in un libro sulla storia di Caldes. Un altro stemma si trova all’Archiginnasio di Bologna, di Domenico Antonietti rappresentante della nazione transilvana…
La storica dimora si trova nel sito del Fai-Fondo Ambiente Italiano come votabile «luogo del cuore», ma finora con una sola, triste preferenza. Appena avanti, con un pugnetto di voti, vi sono anche Castel Caldes e la rocca di Samoclevo. In effetti, non si ha traccia sul terreno di comitati pronti all’azione per una sana ed efficace opera di propaganda. Ma palazzo Antonietti è apparso, nelle settimane scorse, anche sul sito di una nota agenzia immobiliare, in vendita a un prezzo modico, si potrebbe dire d’occasione (65mila euro per 374 metri quadri), fatti salvi i necessari e ingenti lavori di sistemazione dell’immobile.
Insomma, uno dei più interessanti palazzi storici di Caldes è in vendita e ora anche in cerca di valorizzazione tramite la classifica dei luoghi del cuore, una rassegna che nel tempo ha visto trionfare, a livello regionale, altri beni solandri come la casa degli affreschi di Ossana e la chiesa di Pegaia in Val di Peio.
Il palazzo settecentesco porta il nome di una famiglia storica di Caldes, gli Antonietti «dalla piazza»: la loro prima attestazione risale alla fine del XV secolo, con un certo Toniet obbligato al pagamento della colta pubblica agli Spaur, indizio di una loro originaria dipendenza dalla signoria feudale dei Flavon; tra essi, nel 1531 un Antonio era tra le maestranze che edificarono il Magno palazzo nel Castello del Buonconsiglio di Trento, un Domenico alla fine del Cinquecento era alle dipendenze dei Thun, un altro nel 1633 faceva l’oste, ricchissimo. Un altro Domenico nel 1645 divenne conte palatino, mentre Carlo Francesco cadde da eroe nel 1693 in Bosnia, contro i Turchi. Furono anche generosi con la chiesa dell’Assunta di Malé, cui donarono un reliquiario con lo stemma. E poi la solita fila di notai e sacerdoti, fino all’estinzione nel corso dell’Ottocento.
Lungo la via Umida, che dalla piazza di Caldes scende verso il Noce, un pezzo di storia è in vendita e in cerca di un luogo del cuore: nel frattempo sui social qualcuno ha rilanciato la circostanza, naturalmente mettendo al centro alcune questioni, prima fra tutte la possibilità che sia un ente pubblico ad acquisirlo per destinarlo a iniziative culturali. O che qualche privato possa far rinascere la dimora, magari accedendo ai contributi provinciali.
Il caso
Andrea Papi, le parti civili non si presentano nel processo agli hater: imputata prosciolta
di Benedetta Centin
Sono 17 in totale le persone chiamate a rispondere delle offese nei confronti della famiglia del 26enne ucciso dall'orsa JJ4. E i familiari rinunciano a comparire in udienza: «Non vivono serenamente il fatto che il processo non sia più radicato a Trento»
L'analisi
Referendum in Trentino, l'analisi del voto nelle valli: il sì prevale (quasi ovunque) nei territori ma le città trainano il no decisivo
di Gianfranco Piccoli
Dalla Rendena alla Val di Fassa, il sì domina nei territori non urbani, ma le città confermano il peso decisivo dei centri urbani nell’esito complessivo del referendum
La storia
Un radiotelescopio sul ghiacciaio Presena: il sogno di Phoenix, tra radioastronomia e osservazione del cielo
di Marco Mucchi
L'associazione delle Valli di Non e Sole punta al record europeo con un concentratore solare a 3.000 metri: il vicepresidente Mario Sandri racconta la sinergia tra astrofili e radioamatori