Il focus
domenica 5 Aprile, 2026
Crisi del commercio a Rovereto: sparisce un negozio ogni sei mesi. In quindici anni persi 27 locali
di Giacomo Polli
Il saldo tra aperture e chiusure dal 2010 a oggi scende a quota 627 attività. Crollano i settori di alimentari e abbigliamento, mentre tengono farmacie ed elettronica. L'assessore Dorigotti: «Analizziamo i dati 2025, le abitudini dei consumatori sono cambiate»
In quindici anni Rovereto ha perso 27 negozi, quasi due all’anno e quindi uno ogni sei mesi in media. Un numero che riflette la crisi del settore del commercio al dettaglio che negli ultimi tempi, oltre ad aver colpito tutto il territorio provinciale (e nazionale), ha sollevato non poche preoccupazioni all’interno delle categorie locali, le quali sono a stretto contatto con l’assessore Michele Dorigotti con l’obiettivo di trovare soluzioni. Negli ultimi giorni si è infatti riacceso il dibattito sull’attrattività della cittadina, con una serie di proposte – tra cui quelle di Confesercenti – che sono state presentate all’amministrazione comunale per cercare di restituire vitalità al centro storico nel tentativo di aiutare negozi e pubblici esercizi. Stando ai dati della Camera di Commercio, gli ultimi disponibili prima della riclassificazione dei codici Ateco avvenuta nel 2025, al 31.12.2024 le attività commerciali presenti sul territorio erano 627 contro le 654 del 2010.
Ad evidenziare la crisi, però, non è solo il saldo negativo delle varie attività degli ultimi quindici anni, ma anche le tante realtà attualmente in vendita. Camminando per la città o consultando i siti immobiliari specializzati, si notano infatti decine di annunci, tra cui anche quelli di diversi negozi.
Le categorie più colpite
Il calo più importante, in termini di percentuale, è stato registrato nei negozi di Pane, torte, dolciumi e confetteria. Nel 2010 erano 24, mentre ora sono 10, meno della metà, per una diminuzione totale del 58,3%. Seguono i negozi di prodotti tessili (- 52,1%), passati da 23 a 11, quelli che vendono giornali e articoli di cartoleria (- 47,1%), attualmente 9 contro i 17 del 2010, e i negozi di giochi e giocattoli (- 44%), prima 9 e ora 5. Osservando invece il numero complessivo delle attività commerciali, ad essere saltati sono soprattutto quelle che vendono (o vendevano) articoli di abbigliamento: in quindici anni ne sono sparite 22. Nel 2010 erano 94 contro le 72 dell’ultimo dato disponibile.
Negli ultimi anni a livello provinciale, per offrire un paragone, i negozi specializzati in abbigliamento sono passati dai 372 del 2023 ai 323 del 30 giugno 2025, registrando quindi 49 attività in meno nel giro di due anni con una contrazione del 13%.
I settori in crescita
In città, seppur il saldo delle attività commerciali sia negativo, ci sono negozi che chiudono e negozi che invece aprono. Sono aumentati soprattutto i negozi in cui si vendono prodotti medicinali, passati da 11 a 14, e quelli specifici di articoli medicinali e ortopedici, che hanno subito un incremento del 133% passando da 3 a 7. Ad essere particolarmente aumentati sono anche i negozi di elettrodomestici, che a testimonianza dell’innovazione tecnologica sono quadruplicati rispetto a quindici anni fa. Ora sono 4, prima se ne contava solo uno, per un incremento complessivo del 300%. Sulla stessa linea le attività dedicate alle apparecchiature per le telecomunicazioni e la telefonia, aumentate del 60% da 5 a 8 locali. Ci sono poi quelli di commercio al dettaglio «in esercizi non specializzati con prevalenza di prodotti alimentari e bevande», i quali sono aumentati di 6 unità: da 43 a 49. Infine, tra le varie sotto categorie, sono cresciuti anche, seppur di poco, i negozi di frutta e verdura, passati da 7 a 9.
L’analisi del Comune
Proprio a causa della riclassificazione dei codici Ateco avvenuta nel 2025, il Comune sta ora elaborando i dati aggiornati al 31.12 dello scorso anno, per capire se siano stati chiusi ulteriori negozi oltre a quelli sopra citati. Una volta raccolti dati verranno valutate eventuali azioni: «Stiamo facendo un’analisi generale e a breve elaboreremo i dati aggiornati al 2025 dei negozi al dettaglio per approfondire la situazione – ha affermato l’assessore Michele Dorigotti -. Faremo anche un’analisi sui pubblici esercizi, per valutare se quei 27 negozi che hanno chiuso hanno comportato l’apertura di altri locali, come ad esempio bar. Il saldo complessivo è comunque negativo, probabilmente». Questo anche perché secondo l’assessore l’attitudine dei consumatori sarebbe cambiata: «Il mondo sta seguendo una direzione precisa: le persone preferiscono spendere soldi per un servizio, come in bar, ristoranti o dai barbieri per citarne alcuni. È cambiata l’approccio delle persone» conclude Dorigotti.
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