Crisi Climatica

domenica 2 Agosto, 2026

Crisi climatica, Alpi fino a 4 gradi più calde: l’Adamello arretra di 265 metri in soli tre anni

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Parte oggi dall'Adamello l'anteprima di Carovana dei ghiacciai 2026 di Legambiente. Al flash mob in quota presenti associazioni e gli oltre 90 firmatari del Manifesto europeo

In Marmolada temperature sopra lo zero termino dal 16 giugno, mentre il fronte dell’Adamello-Mandrone si è ritirato di 265 metri in 2 anni (2023-25). Anomalie termiche in quota, con temperature comprese tra +2°C e +4 e lo zero termico a 4.800 metri. E i ghiacciai dell’arco alpino quindi sono sempre più in crisi. Questo il monito lanciato da Legambiente in occasione dell’anteprima di Carovana dei ghiacciai 2026 partita oggi in Adamello. Per l’occasione, un flash mob in quota assieme a Cai, Cipra Italia, Fondazione Glaciologica Italiana e gli oltre 90 firmatari del manifesto europeo per la governance dei ghiacciai. La VII edizione della Carovana partirà poi ufficialmente il 17 agosto e si concluderà il 3 settembre con cinque tappe tra Francia, Valle D’Aosta, Lombarda, Friuli Venezia Giulia e Piemonte.

«Lo zero termico in quota dalla seconda metà di giugno si è mantenuto frequente tra 4.800 e oltre 5.000 metri, favorendo una fusione precoce della neve e condizioni critiche per i ghiacciai alpini e più in generale le vette», commenta Legambiente. E tra quelle più in sofferenza ci sono anche vette trentine come la Marmolada e quelle dell’Adamello, il ghiacciaio più grande delle Alpi Italiane, casi che, assieme al Monte Bianco, sono emblematici per Legambiente.

Sulla Marmolada, la stazione di Punta Rocca (3.265m) registra temperature sopra lo zero termico dal 16 giugno, con picchi fino a +5 gradi. E le temperature elevate colpiscono duramente anche l’Adamello. Il fronte del ghiacciaio del Mandrone si sta ritirando in maniera costante, con una recente accelerazione. Negli ultimi 2 anni, infatti, tra il 2023 e il 2025, il ghiacciaio si è ritirato di ben 265 metri. E nonostante nel 2024-25 ci sono stati accumuli invernali che non si vedevano da anni, il bilancio di massa resta «modernamente negativo», per Legambiente. Insomma, i ghiacciai soffrono e non poco.

«Dal crollo di una parte del ghiacciaio dell’Ortles avvenuto in questi giorni alla cascata di acqua dalla vetta del Cervino (4478 m) all’Adamello (3.539m) in forte ritirata, anche in alta quota la crisi climatica lascia sempre di più il segno con effetti che si ripercuotono a valle», commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. «In particolare le Alpi si stanno riscaldando il doppio rispetto alle medie globali e le comunità montane devono essere aiutate e sostenute. Per questo anche dall’Adamello torniamo a chiedere al Governo di stanziare al più presto le risorse economiche necessarie per attuare il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici insieme a politiche locali forti e incisive», conclude.

Per il presidente di Cipra Italia Vanda Bonardo, «riconoscere i ghiacciai come beni comuni significa considerarli patrimoni collettivi essenziali per l’equilibrio ecologico, la sicurezza delle comunità, la regolazione delle risorse idriche, la tutela della biodiversità, del paesaggio e dei diritti delle generazioni future», commenta. «Per questo oggi con l’anteprima di Carovana dei ghiacciai 2026 oltre a chiedere una governance europea per i ghiacciai, chiediamo anche che vengano riconosciuti come beni comuni da tutelare e difendere».

Venendo all’Adamello, dove è partita questa anteprima della Carovana, il più esteso ghiacciaio delle Alpi italiane, e «l’esempio più evidente» della ritirata continua, «con una perdita stimata di circa 12 milioni di metri cubi d’acqua nel corso dell’ultimo anno», spiega il presidente della Fondazione Glaciologica Italiana Valter Maggi. «Sono dati che descrivono non un’anomalia, ma un processo di regressione ormai strutturale legato al riscaldamento climatico in atto», conclude preoccupato.

Effetti dei cambiamenti climatici che per chi frequenta la montagna sono «sempre più evidente», commenta il Presidente della Commissione centrale tutela ambiente montano del Cai Maria Garzia Gavazza. «La riduzione delle masse glaciali e la degradazione del permafrost hanno come conseguenza l’aumento dell’instabilità naturale. Molti ecosistemi si sono spostati verso quote maggiori», spiega. E quindi «l’equilibrio dell’ambiente montano a cui eravamo abituati è in crisi e occorre essere coscienti di questo per adottare strategie di adattamento e modificare i nostri comportamenti» conclude.

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