Gli scenari
sabato 14 Marzo, 2026
Cooperazione, lo stallo di Via Segantini: Simoni non arretra e la sfida per la presidenza va alla conta in cda
di Redazione
Senza un accordo entro il 25 marzo, l'assemblea rischia la spaccatura tra veti incrociati e ipotesi di ricambio generazionale
Lunedì è fissato un cda, ma all’ordine del giorno ci sono soltanto questioni amministrative: i budget, il bilancio. Le questioni politiche, ovvero la decisione della futura leadership della Federazione della Cooperazione, potrebbero aleggiare nell’aria senza però essere trattate. Oppure confinate nelle «varie ed eventuali», discusse in coda. Ma l’ipotesi sembra essere remota perché l’atmosfera è ancora di stallo. La lettera dei cinque vicepresidenti (Monfredini, Dalsasso, Mucchi, Albasini e Sangiuliana Busellato) che chiedeva al presidente in carica di desistere dall’obiettivo del terzo mandato, ha congelato le posizioni. Il presidente Simoni non sembra intenzionato a fare marcia indietro. Anzi, chi lo ha sentito garantisce sulla volontà di proseguire in quella che appare ormai come una sfida. Anche rispetto a una eventuale sfiducia all’interno del cda, convinto che alla conta non ci sarebbe la vittoria di chi gli vorrebbe impedire un terzo mandato al vertice di Via Segantini.
Se il cda di lunedì passa senza che si affronti la questione della presidenza, si va per forza al 25 marzo. Una sorta di «ultima chiamata» per trovare una soluzione interna al cda che possa evitare di arrivare all’assemblea con candidature sparse.
Per ora, da una parte ci sono i cinque vicepresidenti e dall’altra il presidente. Se anche i primi dovessero calare il loro «campione» — cosa che appare a tutti inverosimile perché la loro unità è contro Simoni e non su un candidato condiviso — Simoni non per forza dovrebbe fare un passo indietro. Potrebbe resistere e presentare in ogni caso la sua candidatura. A quel punto, la conta la si fa al plenum della cooperazione convocato per la scelta degli organismi dirigenti.
I tempi sono stretti. Il Cda ha tempo fino al 31 marzo per recuperare l’unità e proporre all’assemblea un candidato, e in ogni caso i termini per la presentazione delle candidature rimangono aperti fino al 20 aprile. Sembra però che lo stallo abbia davvero sospeso ogni trattativa. Non risultano, ad oggi, movimenti di sherpa e pontieri alla ricerca di una soluzione. L’ipotesi del «terzo che gode» rispetto ai proverbiali litiganti — i cinque vice e Simoni — non sembra reggere. Non certo se si trattasse di Dalpalù (Sait), che viene considerato dal gruppo di Simoni troppo vicino a chi persegue la linea della rottura. Altri nomi «terzi» sono Odorizzi e Rigotti. All’interno del cda le alternative potrebbero essere Ernesto Seppi (presidente di Melinda), Maurizio Maffei o Enzo Zampiccoli (presidenti di Rurali), Lorenzo Libera (presidente di Cavit). Se passasse l’idea di un cambio generazionale i due nomi pronti ad avanzare potrebbero essere quelli di Tiziano Colotti (40 anni, presidente del Cla) e Francesca Gennai (46 anni, presidente di Consolida).
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