Federazione

domenica 8 Marzo, 2026

Cooperazione, il presidente Simoni risponde ai suoi vice: «Ritirarmi? Ci confronteremo nel Cda»

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L’attuale vertice del movimento: «Quella è la sede istituzionale del dialogo. Poi tireremo le somme»

«Ritirarmi? Mi confronterò con il Consiglio di amministrazione perché è il luogo istituzionale del dialogo. E nel modo più condiviso tireremo le somme». La lettera dei cinque vicepresidenti della Federazione trentina della Cooperazione che chiedeva un passo indietro per evitare bocciature o l’esposizione del movimento a divisioni (il T Quotidiano di ieri), ha amareggiato e spiazzato Roberto Simoni che si appresta a concludere il suo secondo mandato da presidente e ha avanzato la disponibilità a misurare il consenso per una terza corsa con fermata in Via Segantini. Quelle di Simoni non sono, però, parole di rinuncia. Preso atto della richiesta dei suoi vice (Italo Monfredini, Silvio Mucchi, Paola Dalsasso, Stefano Albasini, Camilla Santagiuliana Busellato) la guida del movimento cooperativo trasferisce tutto al Cda di domani. Confronto franco prima di tutto, ma anche la matematica dei numeri per capire fin dove si spinge il suo appeal.

Duello in Consiglio
Dunque, quello di domani sarà un passaggio cruciale e, al momento, non scritto nel suo esito finale. Le interlocuzioni in corso nelle due componenti che si confrontano (quella di Simoni e quella che vorrebbe un cambiamento) determineranno anche lo scacchiere definitivo. Simoni potrebbe non avere i numeri necessari per proseguire ed essere indicato dal Cda come candidato unitario (la dead line è il 31 marzo), ma potrebbe avere un pacchetto di voti tali da interdire una proposta alternativa o quantomeno da richiedere una mediazione su una figura terza.

Il campo alternativo
Nelle (breve) lettera dei cinque vicepresidenti che hanno condiviso l’ultimo mandato di Simoni si sottolinea, soprattutto, il rischio che quella del presidente uscente possa essere una candidatura che disunisce la Cooperazione. E, dunque, l’invito è quello di considerare il ritiro «per non esporre la tua generosa disponibilità ad una bocciatura». Le perplessità che si rincorrono riguardano la necessità di porre le basi per un nuovo ciclo, di affrontare con determinazione alcune crisi preoccupanti (il settore lattiero caseario) e di rivedere i fondamenti delle relazioni con Roma (Simoni è anche presidente vicario di Federcasse). Un candidato condiviso, in questa fase, manca. Ci sono opzioni che potrebbero saldarsi in una logica di governo del complesso sistema cooperativo: Italo Monfredini (vicepresidente vicario e riferimento del sociale), Silvio Mucchi (presidente della Cassa Rurale della Val di Non Rotaliana e Giovo e del Fondo comune delle Casse Rurali trentine) e Renato Dalpalù (presidente del Sait) che potrebbe però proseguire con un ultimo mandato proprio al Sait. Un passo indietro Michele Odorizzi (sociale). Queste candidature potrebbero anche svolgere una funzione ponte e favorire, tra tre anni, l’investimento su una generazione differente. Meno gradito apparirebbe, in quest’ottica, il coinvolgimento dell’assessore provinciale alla sanità (e alla cooperazione) Mario Tonina che, da un lato, potrebbe risolvere le tensioni interne ma, dall’altro, rischierebbe di essere visto come un commissario.

La conta interna
Il presidente Simoni, per ora, non aderisce alle volontà della lettera dei suoi vice considerando la situazione ancora fluida. Anche per l’assenza di un candidato alternativo. L’operazione di diplomazia interna per cercare di comporre il mosaico dei numeri e valutare se ci sono spazi o meno per recuperare anche alcune espressioni di dissenso è proseguita in queste ore. Quindi nessuna decisione prima del Consiglio di amministrazione di domani. «È quella – osserva – la sede istituzionale del confronto». A chi lo ha chiamato, rinnovando la fiducia, Simoni ha chiarito che la sua scelta di proseguire non era personale, ma conseguenza di un confronto collettivo interno. E che i vice hanno condiviso con lui un percorso e molte delle strategie adottate in questi anni. Ora la parola passerà al Cda (23 componenti) che dovrà esprimersi. In caso di impasse non è escluso né un patteggiamento su una figura terza (che potrebbe accelerare il cambio generazionale) né la possibilità che il board non indichi un candidato entro il 31 marzo. A quel punto le candidature dovrebbero pervenire tutte entro il 20 aprile con un sostegno qualificato. Ma sarebbe molto rischioso per l’unità del movimento.