La storia

giovedì 26 Febbraio, 2026

Cicli Cetto, quarant’anni a colpi di pedale: «Ho imparato il mestiere in una cantina, oggi la bici è il cuore di Levico»

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Dalle vittorie come cinque volte campione italiano all'officina nel centro della Valsugana: Lorenzo Cetto racconta la storia del suo storico negozio

Da oltre quarant’anni, Cicli Cetto è molto più di un semplice negozio di biciclette. È un punto di riferimento per residenti, sportivi e turisti, un luogo dove la passione per il ciclismo si intreccia con il lavoro artigianale e con una storia fatta di sacrifici, competenze e continuità.

Fondato nel gennaio del 1984 da Lorenzo Cetto, ex ciclista e cinque volte campione italiano, il negozio accompagna da decenni la vita sportiva di Levico Terme, offrendo vendita, riparazione e noleggio di biciclette, oltre ad accessori, ricambi, abbigliamento e servizi per chi vive la bici a ogni livello. Oggi Cicli Cetto è il riflesso diretto del suo fondatore: esperienza, concretezza e una passione che non si è mai spenta.

Dove ha imparato il mestiere?
«Ho imparato da un anziano a Trento, in una piccola cantina. Mi ha insegnato a fare le ruote da zero, una cosa che allora sapevano fare solo due o tre persone in Valsugana. La bicicletta è sempre stata una passione di famiglia. Da ragazzo facevo le gare, ma per riparare la bici bisognava fare cinque o sei chilometri, solo su appuntamento, caricandola sulla moto. Io e mio fratello ci siamo stufati di dover andare avanti e indietro per ogni cosa, così abbiamo deciso di aprire il nostro negozio».

Ha sempre fatto questo nella vita?
«No, prima ho fatto tanti lavori diversi: il contadino, il fabbro, che mi ha aiutato molto con la manualità e le saldature, poi l’isolatore termico e il muratore. A diciotto o diciannove anni lavoravo in cantiere e la passione per la bici c’era sempre, ma riuscivo ad allenarmi solo in pausa pranzo o la sera. Ho aperto il negozio anche per avere uno spazio mio per allenarmi: sono stato cinque volte campione italiano».

Com’è nato il negozio? È sempre stato nella stessa sede?
«Il negozio ha aperto nel gennaio del 1984 e, quando ho deciso di aprirlo a Levico, in molti mi hanno dato del pazzo. Prima di me c’era già stato un altro negozio, ma era fallito. In zona non ce n’erano molti e spesso non si sapeva nemmeno dove mandare le persone. Nel corso degli anni Cicli Cetto ha avuto tre sedi: prima in Piazza Medici, poi in viale Venezia e infine qui, in Corso Centrale, dove siamo adesso».

Lavora da solo o in famiglia?
«Negli anni ho avuto qualche dipendente, soprattutto durante l’estate. Mio figlio Maurizio e le mie figlie Chiara e Silvia hanno sempre lavorato qui durante le stagioni estive. Da tre anni Maurizio è entrato in società con me e lavora qui mentre studia all’università. Tra vent’anni smetterò e lascerò la gestione a lui. Anche se sono già in pensione, il fisico non è un problema: mi basta un’ora al giorno in bicicletta per staccare dal lavoro e prendermi il mio tempo».

Qual è il periodo più intenso dell’anno?
«Sicuramente l’estate. Abbiamo molti turisti stranieri e il noleggio cresce ogni anno. Il negozio è in una posizione strategica sia per i campeggi che per gli hotel. Durante la stagione estiva siamo aperti per circa 150 giorni continuativi, sette giorni su sette, da Pasqua fino a settembre. In estate un mese ne vale cinque».

Cosa è fondamentale per fare questo lavoro?
«La manualità è la parte più difficile da imparare, ma è anche quella più importante. Io so lavorare sia con la mano destra che con la sinistra, a causa di un infortunio che ho avuto in passato. Un’altra parte delicata è il rapporto con i clienti: ci sono persone molto esigenti e bisogna sempre capire come venir loro incontro, senza però rinunciare alle proprie idee di base».

Il ciclismo è ancora uno sport importante?
«Per me sì, è uno sport che rimane. Una volta era praticato da chi aveva una passione infinita. Oggi, con i tempi e i ritmi di lavoro cambiati, possono andare in bici quando e come vogliono soprattutto i professionisti».

Cosa le piace di più e cosa di meno del suo lavoro?
«La cosa che mi piace di più è il contatto con la gente. Qui passa tanta gente in gamba, e molti sono rimasti fedeli negli anni, fin da quando ho aperto. Non c’è molto che non mi piaccia, forse solo fare l’inventario, un compito che ormai lascio volentieri a Maurizio».