La storia
venerdì 2 Gennaio, 2026
Chiude dopo 62 anni l’Alimentari Paoli: una bottega storica che ha raccontato Cles. «Qui un tempo la crema al cioccolato venduta sfusa»
di Marco Mucchi
L’addio di Maria Cristina Paoli a un negozio simbolo di Spinazzeda: tra memoria, fiducia e mancato ricambio generazionale
San Silvestro del 2025 è stato l’ultimo giorno di lavoro per la bottega “Alimentari Paoli”, che lo scorso 20 dicembre aveva festeggiato 62 anni di attività nel rione di Spinazzeda di Cles.
«Sono orgogliosa e commossa». Sono le parole di Maria Cristina Paoli, l’ultima della famiglia a gestire la bottega: «Con un po’ di rammarico lascio la mia affezionata clientela, persone con le quali ho instaurato un rapporto di fiducia. Siamo come una grande famiglia».
Maria Cristina ha scelto di chiudere i battenti dopo essere rimasta sola: sei mesi fa è scomparso il fratello Marco, a soli 56 anni. «Eravamo noi fratelli a portare avanti la bottega di famiglia, quando i nostri genitori sono diventati anziani. Con Marco avremmo voluto rinnovare il negozio, mantenendo il banco dei salumi ma sostituendo la parte dei confezionati con un bar».
Una scelta dettata anche dai cambiamenti nelle abitudini di consumo. «Detersivi e prodotti a lunga scadenza si acquistano sempre più nei supermercati – spiega – mentre la qualità di affettati e formaggi delle piccole botteghe resta superiore e va difesa». L’idea di puntare su una parte bar era legata anche all’imminente arrivo della Casa della Comunità, proprio a ridosso del negozio Paoli, che avrebbe potuto favorire una diversificazione dell’attività.
A incidere sulla decisione è stato anche il pensionamento di Maria Cristina, che sta comunque cercando di cedere l’attività. Per questo la chiusura non rientra pienamente nel fenomeno della desertificazione commerciale, ma richiama con forza il tema del mancato ricambio generazionale, un problema strutturale che riguarda molte borgate trentine e al quale Cles non fa eccezione.
L’Alimentari Paoli si trova infatti in una zona ad alta densità abitativa, destinata a una ulteriore qualificazione urbana. Il valore della bottega è certificato anche dalla targhetta di “Bottega storica trentina”. «I miei genitori ci tenevano moltissimo – racconta Maria Cristina – ed è stato un onore quando la giunta comunale, allora guidata dal sindaco Ruggero Mucchi, ci ha conferito questo riconoscimento. Eravamo in 18».
La storia inizia nel 1963, da un’intuizione della madre Erina Fruet, che decise di aprire la bottega con grande caparbietà, anche contro il parere del marito Roberto, sarto in un periodo in cui «a Cles ce n’erano molti e il lavoro non bastava per tutti». Una scommessa doppia: per la scelta imprenditoriale e per il luogo, allora quasi disabitato, dove le case sarebbero arrivate solo negli anni Settanta.
Nonostante tutto, Erina riuscì a costruire una clientela fedele. Nel 1968, dopo la nascita del secondo figlio Marco, si ammalò e non poté più lavorare stabilmente. L’attività divenne così a conduzione familiare: Roberto si trasferì in negozio, seguito negli anni da Maria Cristina e Marco. «Da piccoli stavamo sempre in bottega con mamma Erina – ricorda – e il passaggio al lavoro è stato naturale, anche se ho rinunciato al sogno di diventare infermiera».
Per decenni, botteghe come la Paoli sono state un presidio sociale fondamentale. «Ogni famiglia aveva un libretto dove segnavamo la spesa e si pagava a fine mese – racconta – era un servizio di fiducia, anche se qualche fregatura non è mancata».
Negli anni la bottega ha saputo anche dialogare con le nuove generazioni: gli studenti dell’Upt di Cles hanno realizzato un video sulle alternative sostenibili alla plastica già presenti sugli scaffali. «Un tempo il vino era sfuso, il latte a rendere, la crema al cioccolato la vendevamo a peso nella carta oleata».
Una memoria concreta di un’economia di prossimità che oggi, con la chiusura della bottega Paoli, perde uno dei suoi simboli più autentici.
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