Clima

giovedì 20 Agosto, 2026

Che cos’è il Cape, l’indice meteorologico che studia il rischio temporali e perché le previsioni di questi giorni preoccupano gli esperti

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Misura l'energia delle masse d'aria: basta un innesco atmosferico per far scoppiare fenomeni violenti. C'entra i mari caldissimi

C’è un indice che sta preoccupando molto i meteorologi in questi ultimi giorni, il cui valore non si misura in gradi ma in quantità d’energia per  un chilo d’aria. È il Cape (Convective Available Potential Energy, in italiano: l’energica potenziale convettiva disponibile). È un indicatore del rischio di violenti temporali e, in questi giorni, diverse zone d’Italia, tra cui le aree alpine del Nordest ma, soprattutto il Mediterraneo occidentale, sta registrando valori record: fino a quasi 6000 joule per chilogrammo d’aria.

Perché è importante?

Il Cape indica  l’energia che avrebbe a disposizione un chilogrammo di aria nel caso in cui le condizioni atmosferiche favorissero la risalita, generando le correnti ascensionali che portano a fenomeni violenti.

Ed è proprio questo il quadro che si sta delineando su gran parte d’Italia. Le condizioni meteorologiche delle ultime settimane hanno infatti accumulato una quantità di energia potenziale particolarmente significativa: le ripetute ondate di calore hanno riscaldato l’aria, che ha a sua volta accumulato grandi quantità di vapore acqueo, mentre la superficie del mare ha raggiunto temperature eccezionalmente elevate.

Nel Mediterraneo occidentale, l’anomalia della temperatura superficiale marina arriva mediamente a 3,5 °C sopra la norma su ampi settori del bacinom con ampi tratti di mare che misurano ben 30 gradi a livello superficiale. A questo si aggiunge un intenso trasporto di vapore acqueo, favorito dalla presenza della saccatura atmosferica attualmente in transito.

In queste condizioni, su ampie zone del bacino vengono stimati valori di CAPE compresi prevalentemente tra 3.000 e 5.000 joule per chilogrammo (ma con picchi sche sfiorano i 6000), con valori localmente ancora superiori. Si tratta di un potenziale energetico notevole, che necessita però dell’intervento della dinamica atmosferica per essere liberato e trasformato anche in energia cinetica, alimentando i moti verticali della massa d’aria.

Il problema dell’innesco

Se il temporale riesce a innescarsi, una parte consistente di questa energia può alimentare rapidamente la convezione, favorendo fenomeni particolarmente intensi. In altre parole, l’atmosfera dispone di una grande quantità di «carburante» pronto a essere utilizzato.

Il problema è che l’innesco della convezione può essere difficile da prevedere. Anche quando i modelli meteorologici sono in grado di rappresentare esplicitamente la convezione, può risultare complicato simulare con precisione il momento e il luogo in cui si verifica quella «scintilla» necessaria a far partire il temporale.

Quando questo accade, una massa d’aria riesce a superare il livello di innesco e viene sostenuta dai moti ascendenti, l’enorme quantità di energia disponibile può essere rapidamente convertita e alimentare lo sviluppo del temporale.

Previsioni difficili

La presenza di condizioni energetiche così insolite aumenta quindi il rischio di fenomeni intensi sottostimati dalla modellistica numerica. Una previsione può infatti individuare un ambiente estremamente favorevole alla convezione senza riuscire a stabilire con precisione dove e quando scatterà l’innesco.

È proprio questa combinazione tra energia potenziale fuori scala e incertezza sull’innesco a poter amplificare la differenza tra previsione e realtà osservata.

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