Il caso
mercoledì 18 Marzo, 2026
Carenza di personale e risorse insufficienti: 60 Comuni del Trentino hanno bilanci in sofferenza. Parte il confronto in Provincia
di Ubaldo Cordellini
Il presidente del Consiglio delle autonomie locali Cereghini lancia l’allarme: «Manca personale e i modelli organizzativi sono ormai vecchi»
I Comuni trentini chiedono alla Provincia maggiore attenzione e di osare di più. Gli enti locali soffrono per vari motivi, uno dei principali è la mancanza di personale che rischia di limitarne significativamente l’azione. Lo ha spiegato chiaramente il presidente del Consiglio delle Autonomie locali Michele Cereghini ieri all’inizio della seduta congiunta tra Cal e Consiglio provinciale convocata per discutere su come andare in contro alle esigenze dei municipi: «I comuni soffrono sia per la mancanza di personale che per i modelli organizzativi». Per questo è stato avviato un confronto e ieri al termine della seduta congiunta è stata approvata all’unanimità la risoluzione che prevede l’istituzione di un tavolo di lavoro permanente tra Comuni e Provincia. Il testo, del quale è stato modificato il quinto punto del dispositivo prevede la predisposizione di relazioni tecniche a supporto delle decisioni politiche, contenenti analisi, proposte operative e indicazioni sugli strumenti normativi, finanziari e organizzativi necessari. Il testo rafforza inoltre il collegamento tra modelli di finanza locale e fabbisogni organizzativi dei comuni e attribuisce un ruolo più incisivo al Consiglio delle autonomie locali nei processi decisionali.
L’assessora Giulia Zanotelli ha ringraziato per il lavoro portato avanti, sancito all’interno del Protocollo di Finanza locale e ha aggiunto: «Abbiamo sempre sottolineato la necessità di modelli a geometria variabile ed esiste una pari dignità dei comuni. Non esistono comuni di serie A e serie B, ma scelte politiche per il bene dell’intera Comunità». Francesco Valduga (Campobase) ha concluso il dibattito, evidenziando l’importanza di partire dai Comuni e dai territori per parlare di finanza locale, sottolineando opportunità e rischi di un modello flessibile: «Mi auguro che si riescano a costruire dei modelli che sappiano anche di stabilità. Quando si parla di geometrie variabili ne capisco le potenzialità, ma ne vedo anche il rischio».
Il presidente del Cal, Michele Cereghini, ha infine espresso soddisfazione per il lavoro congiunto: «Credo che oggi abbiamo portato il tema centrale che è quello del modello organizzativo da portare all’interno dei nostri comuni. L’auspicio è che però abbia legittimità politica e sia sostenuto anche dal punto di vista economico e finanziario». Negli interventi introduttivi era emersa la crescente complessità amministrativa, la carenza di personale e la necessità di superare modelli organizzativi ormai superati, soprattutto nei piccoli Comuni. La proposta del tavolo congiunto è stata generalmente condivisa come strumento per definire strategie di medio-lungo periodo, puntando su digitalizzazione, formazione, collaborazione tra enti e maggiore equità nella distribuzione delle risorse.
In sintesi, è emersa la richiesta condivisa di un sistema più efficiente, flessibile e cooperativo, capace di rispondere ai nuovi bisogni delle comunità e di rafforzare l’autonomia trentina attraverso scelte concrete e condivise.
Ad aprire i lavori era stato il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini. Il presidente ha ribadito il valore della collaborazione tra istituzioni e il ruolo centrale dei comuni. Il presidente della giunta provinciale Maurizio Fugatti ha evidenziato le principali criticità del sistema amministrativo, a partire dalla carenza strutturale di personale e dal disallineamento delle competenze rispetto alle nuove esigenze, in particolare quelle legate alla transizione digitale. Una fragilità che si manifesta soprattutto nei Comuni di piccole dimensioni. Di fronte a queste sfide, per Fugatti è necessario investire sul capitale umano e superare la frammentazione amministrativa, promuovendo modelli organizzativi più efficienti. Un altro nodo centrale riguarda per Fugatti la revisione dei criteri di riparto delle risorse: nonostante un quadro complessivamente solido, persistono squilibri, con circa 60 Comuni in difficoltà finanziaria.
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