Monitoraggi
giovedì 27 Luglio, 2023
Cambiamenti climatici, la Fem testerà le foreste più remote del pianeta
di Redazione
Servirà a conoscere lo stato di salute e le reazioni del cambiamento delle foreste più remote in 15 siti mondiali
La Fondazione Edmund Mach, ancora un a volta, è impegnata in progetti impegnativi e importantissimi. Per conoscere lo stato di salute e le reazioni ai cambiamenti climatici delle foreste più remote del pianeta la Fem testerà in campo in 15 siti mondiali un nuovo strumento basato sulla tecnologia «Internet of Things» in grado di funzionare autonomamente e di fornire informazioni in tempo reale su accrescimento, densità della chioma, ingiallimento delle foglie e stress idrico delle piante forestali. L’attività che interesserà i boschi dal Canada alla Cina, dall’Ecuador alla Tanzania, dall’Argentina all’Australia, passando per il Trentino, rientra all’interno del progetto Remotrees, di cui Fem è coordinatore, finanziato dal programma Horizon Europe. Al progetto concorrono altri sei partner: Nature 4.0 (Italia), Deutsche GeoForschungsZentrum (Germania), EOLAB (Spagna), Philipps-Universität Marburg (Germania), National Institute for Laser, Plasma and Radiation Physics (Romania), ed il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR, Italia). La fusione dei dati ottenuti con questo dispositivo, denominato Remotrees, con quelli ottenuti dalle immagini satellitari permetterà di migliorare i modelli computazionali per mappare lo status delle foreste, favorendone una gestione più sostenibile e massimizzandone il sequestro di carbonio. Loris Vescovo, ricercatore dell’Unità di Ecologia Forestale della Fem e coordinatore del progetto Remotrees, spiega che «grazie alle nuove tecnologie, realizzeremo uno strumento che servirà a raccogliere dati di grande interesse sia per il mondo della ricerca forestale che per la European Space Agency e la NASA, le quali sono alla ricerca di reti permanenti per validare ed interpretare le proprie immagini satellitari».
A causa dei cambiamenti climatici molte foreste, anche in Trentino, stanno conoscendo fenomeni di stress e di degrado che vanno monitorati. «Le foreste -prosegue Vescovo- sono un ecosistema che pensiamo di conoscere molto bene essendo che in alcune regioni, come il Trentino e la Liguria, esse coprono ben due terzi del territorio. In realtà, l’origine del nome indica invece il contrario: il latino “foris stare” sta per “stare al di fuori”, inteso come “lontano dai centri abitati” e “sconosciuto”. L’etimologia suggerisce che, di fatto, molte aree forestali sono poco accessibili e raggiungibili in molte ore (in alcuni casi estremi, giorni) di viaggio dalle città, come nelle zone subartiche e ai tropici. Di conseguenza- sottolinea Vescovo- risulta necessario monitorarne lo stato di salute e come reagiscono ai cambiamenti del clima».
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