Grandi opere
sabato 7 Marzo, 2026
Bypass di Trento: nuovo slittamento per le frese, l’avvio dei lavori scivola in autunno
di Simone Casciano
Viaggio nel cantiere: la partenza della talpa rimandata a settembre. Tramonta l'ipotesi delle quattro frese contemporanee
Come l’utopia all’orizzonte, nella celebre metafora di Eduardo Galeano, che ogni volta che ci avviciniamo si allontana «di due passi», così anche l’inizio dei lavori della parte B del bypass di Trento — quelli di scavo della galleria — sembra destinato a slittare continuamente, rinviato di volta in volta di altri due mesi.
In occasione della nostra visita al cantiere del bypass del 28 novembre scorso era stato annunciato che le frese si sarebbero attivate a Trento sud a giugno 2026, nel corso della visita di ieri invece la partenza è stata un’altra volta rimandata, in questo caso a «settembre o ottobre», parole di Rocco La Capra, presidente del Consorzio Tridentum. E non è l’unica novità, il viaggio in cantiere è servito anche per dedurre che, con ogni probabilità, il piano a 4 frese, due che scavano da sud e due da nord contemporaneamente, viene abbandonato.
Curiosità e protesta
Il viaggio al cantiere del bypass inizia alle 9 del mattino al parcheggio Zuffo. Ad attendere l’arrivo del pulmino e gli accompagnatori dell’Osservatorio del bypass un gruppo variegato di persone, residenti interessati dai lavori, qualche giornalista, cittadini curiosi, appassionati di ingegneria e non solo. Ci sono anche il consigliere provinciale del Pd Paolo Zanella e la deputata dem Sara Ferrari, che si sono iscritti alla visita per vedere da vicino lo stato di avanzamento dei lavori. Ad accogliere il gruppo però, prima degli accompagnatori, è stato un gruppo di attivisti contrari all’opera che ha distribuito un volantino contro «la farsa delle visite guidate» definite «spettacolarizzazione e propaganda». «Nessuna pubblicità, nessuna spettacolarizzazione, solo informazione e divulgazione per i cittadini. Che è una delle missioni principali del nostro Osservatorio» ha replicato arrivando sul posto Massimo Negriolli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio, arrivando al parcheggio.
Aggiornamenti
I visitatori vengono fatti salire su un pulmino e portati nella sede del consorzio Tridentum, esecutore dei lavori, a Trento nord. «Presto la sede verrà liberata – spiega Negriolli – E tutti gli uffici verranno portati nel campo base del cantiere». Si tratta di un terreno, sempre a Trento nord, dove già ora sorgono i prefabbricati pronti ad accogliere gli oltre 600 operai che lavoreranno al cantiere quando sarà a regime. Arrivati negli uffici, ai visitatori viene fornito un quadro di insieme dell’opera, come si lega al più grande progetto del tunnel scandinavo-mediterraneo di collegamento delle merci, e poi al sotto piano di collegamento Monaco di Baviera-Verona. È anche l’occasione per fare qualche domanda e proprio qui La Capra conferma che la nuova data di avvio dei lavori delle frese a Trento sud «è in calendario per settembre o ottobre».
Un cantiere vivo
A Trento sud, nella zona tra Mattarello e Acquaviva, i lavori fervono, decine di operai si aggirano per un cantiere attivo e frenetico. Colate di cemento consolidano le trincee dentro le quali scorreranno le frese, gli operai lavorano con attenzione e precisione su opere di dettaglio, ma grandi quanto le fondamenta di una casa. Mario Cinciarini, direttore del cantiere e delle costruzioni, guarda con aria fiera alla voragine in cui presto verranno calate le due teste delle frese «Tbm», inserite nei diaframmi scavati a una profondità di 24 metri per realizzare i cassoni che ospiteranno le talpe. «Da qui inizia lo scavo. Si costruisce un falso anello da cui parte e poi qui si chiuderà tutto – spiega Cinciarini indicando la vasta area del cantiere – Tutto sarà ripristinato per tornare al livello e stato precedente il cantiere». Che a sud tutto sia pronto è evidente, la sensazione è che le frese potrebbero partire anche prima. A frenarle, quindi, non sarebbero ritardi nei lavori, ma il contenzioso aperto al Tar tra Consorzio Tridentum e il committente Rfi. Il nuovo progetto esecutivo di parte B infatti prevede nuove lavorazioni, che comportano quindi maggiori costi, che il consorzio vuole vedersi riconosciuto. Possibile che finché non venga sciolto questo nodo i lavori non possano partire. Cinciarini però è fiducioso, professionista esperto, il bypass di Trento è solo la nuova sfida di una carriera fatta di progetti complessi in tutto il mondo. «Io ho la fortuna che nel mio lavoro mi seguono tutte e due le mie famiglie – racconta – Quella vera e propria e poi i miei operai con cui ho girato il mondo».
A nord tutto fermo, anche le frese
L’immagine del cantiere di Trento nord è il negativo del suo corrispettivo a sud. Calma, pochi operai e poche lavorazioni. Anche se ci spiegano che «a nord abbiamo fatto tutti i muri guida per realizzare poi i diaframmi» e le altre lavorazioni necessarie allo scavo. È proprio questa immagine a far capire come ormai l’ipotesi delle 4 frese si sia fatta remota. Con i lavori ancora da fare, le due talpe da nord partirebbero necessariamente dopo quelle da sud. Avrebbe poco senso impiegarle per scavare solo due o tre dei 13 chilometri della galleria. Meglio a questo punto scavare solo da sud, evitando ai molti residenti di Trento nord anche gli inevitabili disagi legati allo scarico del materiale di un cantiere a ciclo continuo. Il futuro del bypass poggia quindi ora sulle spalle, larghissime, delle due talpe in preparazione a Trento sud, pronte a partire, ma manca il via libera.